

di Massimiliano Catapano
Una mattina come tante, poi il boato. Nell’ufficio del consigliere comunale Dante Santoro, al secondo piano di Palazzo di Città, una parte del soffitto si è improvvisamente staccata ed è crollata al suolo, a pochi centimetri da dove lui era seduto. È successo tutto in un attimo, ma avrebbe potuto finire molto male. A raccontarlo è lo stesso Santoro, ancora scosso per l’accaduto: "Mi è piovuto tutto addosso, mattoni, intonaco, calcinacci. Ho sentito un rumore, poi il vuoto. Ci potevo rimettere la noce del collo". Le immagini scattate subito dopo parlano chiaro: pezzi di muratura sparsi sulla scrivania, tra i documenti, sul pavimento e fin dentro la libreria. Il soffitto ha ceduto al centro, creando una voragine preoccupante. L’ufficio è stato subito chiuso e dichiarato inagibile. Un episodio che riaccende i riflettori sulle condizioni in cui versa uno degli edifici più importanti della città. Non si parla di un vecchio deposito o di un magazzino abbandonato, ma della sede istituzionale del Comune di Salerno. E l’incidente non è passato inosservato.
"Nel 2025 è inconcepibile che un luogo del genere si presenti in queste condizioni", ha detto Santoro. "È una vergogna. Qui ci lavorano persone ogni giorno, vengono cittadini, si fanno incontri. Questa non è solo una mia battaglia, è una questione di rispetto e sicurezza per tutti", Il fatto ha creato grande preoccupazione anche tra i dipendenti comunali. La domanda che in molti si stanno facendo è semplice, ma diretta: e se in quel momento ci fossero stati anche collaboratori, ospiti, magari dei cittadini? Sarebbe potuta finire davvero in tragedia. Le reazioni non si sono fatte attendere. C’è chi chiede verifiche immediate su tutto l’edificio, chi parla di un segnale chiaro dell’incuria che da troppo tempo grava sul patrimonio pubblico. Perché non si tratta solo di manutenzione. Si tratta di prevenzione, responsabilità, buon senso.
"Salerno deve rialzare la testa - ha aggiunto Santoro - ma per farlo bisogna partire dalle basi, anche quelle di cemento. Non si può lavorare in luoghi pericolanti. Oggi è toccato a me, domani potrebbe essere chiunque altro". Il Comune, da parte sua, dovrà ora intervenire con urgenza. Non ci si può più permettere di aspettare l’ennesima emergenza per prendere provvedimenti. E la politica, tutta, dovrà riflettere su quanto accaduto. Non si può invocare la fortuna ogni volta. Perché prima o poi la fortuna smette di rispondere. Intanto l’ufficio resterà chiuso fino a nuova comunicazione. Ma il crollo, quello vero, è quello della fiducia nei confronti di chi dovrebbe garantire sicurezza. E rimettere insieme quei pezzi - stavolta non di intonaco - sarà ancora più difficile.
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