

di Massimiliano Catapano
Tre chilometri a nuoto nello Stretto di Messina. Non per una gara, non per un record. Ma per celebrare la vita. Paolo Fattoruso, 49 anni, originario di Angri, ha scelto di attraversare quel tratto di mare come simbolo di rinascita, dopo aver vinto la battaglia più dura: quella contro la leucemia. Un gesto forte, che ha commosso e ispirato. Perché Paolo non è un atleta professionista. È un uomo come tanti, con un amore profondo per il nuoto, che ha saputo trasformare la sofferenza in forza. La malattia lo aveva messo a dura prova, ma invece di lasciarsi abbattere, ha reagito. Ha trovato in sé stesso e negli affetti che lo circondano la spinta per andare avanti. E oggi, la sua impresa parla a chiunque stia attraversando un momento difficile. "Non mi aspettavo tutto questo affetto. Se anche una sola persona può trovare forza nel mio esempio, allora ne è valsa la pena", racconta con sincerità. "In questi anni ho scelto - e continuerò a scegliere - la vita. Anche quando sembra tutto in salita, anche quando la corrente sembra portarti via".
La sua traversata è diventata virale, condivisa e rilanciata sui social come simbolo di coraggio. Ma è soprattutto ad Angri, il suo paese, che l’emozione è stata più grande. Ad accoglierlo al ritorno, tanti amici, conoscenti e lo stesso sindaco Cosimo Ferraioli, che ha voluto esprimere pubblicamente la sua stima: "Ci sono sfide che non si misurano in metri ma nel cuore. Paolo ha attraversato lo Stretto, ma soprattutto ha attraversato il dolore e la paura. E ha vinto". Lo Stretto di Messina non è stato scelto a caso. Quel mare difficile, con le sue correnti imprevedibili, è diventato per Paolo un simbolo perfetto: un confine superato, un ponte tra il buio della malattia e la luce del ritorno alla vita. Nel suo racconto, Paolo non dimentica chi lo ha sostenuto. "Devo tantissimo al mio mental coach Alfonso Calabrese, a Mario e Alfonso Abate della Rari Nantes Campania, e al centro sportivo Sporting di Poggiomarino. Senza di loro non sarei arrivato fin qui». Poi ci tiene a precisare, con umiltà: «Non sono un eroe. Sono solo una persona che ha scelto di rialzarsi. Se posso aiutare anche un solo malato a credere che ce la può fare, allora questo è il mio senso".
Un messaggio per chi lotta
La storia di Paolo non è solo quella di un uomo che ha attraversato il mare. È la storia di chi ha attraversato il dolore, la paura, il buio. E ha scelto di tornare a galla. La sua voce, calma e ferma, è un invito a non mollare, a continuare a credere, anche quando sembra impossibile. Un messaggio per chi oggi sta combattendo la propria battaglia, per chi ha bisogno di un segnale, di una spinta, di una mano. La forza, a volte, è proprio lì dove non pensavamo più di trovarla. E Paolo, con le sue bracciate, ce lo ricorda. Ogni giorno.
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