

di Massimiliano Catapano
Una bambina di appena 10 anni, affetta da una rara patologia che le comprometteva profondamente la qualità della vita, è stata finalmente curata presso l’ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno. A restituirle serenità e normalità è stato il team dell’Endocrinologia Pediatrica, che ha affrontato un caso clinico tanto complesso quanto delicato. La piccola presentava, da oltre un anno, sintomi debilitanti: un’intensa e costante sete (polidipsia) che la portava ad assumere fino a 5 litri d’acqua al giorno e a espellerne altrettanti, con minzioni frequenti sia di giorno che di notte. Il disturbo era così invalidante da condizionare pesantemente il sonno e l’alimentazione: la bambina pesava appena 27 kg, anche a causa del continuo bisogno di bere. Allarmati, i genitori hanno deciso di affidarsi ai medici del Ruggi, dove, dopo una prima valutazione ambulatoriale, la piccola è stata ricoverata presso il reparto di Pediatria per approfondimenti diagnostici.
Le prime indagini cliniche hanno permesso di escludere patologie più comuni, ma i sintomi hanno spinto i medici a ipotizzare una forma di Diabete Insipido. Per confermare il sospetto, è stato eseguito il cosiddetto "test della sete", che si svolge in due fasi. Nella prima fase, si osserva come il corpo reagisce all’assenza di liquidi. La bambina è stata tenuta sotto stretta osservazione senza assumere acqua, mentre i medici monitoravano la concentrazione dei sali nel sangue e nelle urine. Il risultato è stato indicativo: le urine restavano molto diluite, mentre il sangue mostrava una crescente concentrazione di sodio. Questo ha rafforzato il sospetto che si trattasse proprio di Diabete Insipido, patologia che prende il nome dal fatto che le urine risultano "insipide", cioè prive di sali. A quel punto si è posto un altro interrogativo cruciale: la causa risiedeva nella mancanza dell’ormone antidiuretico (ADH), prodotto dall’ipofisi, o in un’insensibilità renale all’ormone stesso?
Per rispondere a questa domanda, i medici hanno somministrato alla paziente una dose di ADH e hanno osservato la risposta del suo organismo. Le urine si sono concentrate correttamente, confermando che i reni erano funzionanti e che la causa era la mancata produzione dell’ormone da parte dell’ipofisi. La diagnosi definitiva è stata quindi Diabete Insipido Centrale, una condizione molto rara nei bambini. La cura è stata immediata: l’ADH le viene ora somministrato tramite spray nasale. La successiva risonanza magnetica cerebrale ha escluso malformazioni o alterazioni dell’ipotalamo-ipofisi, e sono attualmente in corso esami genetici per indagare ulteriormente le cause della malattia.
Oggi, grazie all’efficacia della terapia e alla competenza del personale sanitario, la bambina ha ripreso una vita normale. Assume circa 1,5 litri d’acqua al giorno, riesce a dormire senza interruzioni e ha migliorato sensibilmente la sua alimentazione. La dottoressa Carolina Mauro, responsabile del reparto di Pediatria, ha voluto ringraziare pubblicamente tutto il personale medico e infermieristico coinvolto: "Un sentito grazie ai colleghi dell’équipe endocrinologica, agli infermieri, agli operatori socio-sanitari e al Laboratorio Analisi dell’AOU Ruggi. È grazie al lavoro di squadra se siamo riusciti a diagnosticare e trattare tempestivamente una malattia rara e complessa come il Diabete Insipido Centrale". Un esempio virtuoso di medicina pediatrica, che dimostra come professionalità, competenza e attenzione al paziente possano davvero cambiare il corso della vita, soprattutto quando si tratta dei più piccoli.
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