

"Ho vissuto questo giorno con emozione ma so che è giunto il momento e sono felice di condividerlo con ciascuno di voi". Così Claudio Gubitosi, fondatore e direttore del Giffoni Film Festival, si è rivolto ai giurati in Sala Truffaut, in quello che è stato il suo ultimo incontro ufficiale alla guida del festival. Un momento intenso, commovente, ma con lo sguardo sempre rivolto al futuro. Da direttore a super ospite, tutto in pochi secondi. Ed ecco il carpet esclusivo in compagnia del piccolo Claudio Leonardo. Perché Gubitosi è sì il visionario fondatore di Giffoni, ma è un nonno super premuroso. E poi il tripudio della Sala Truffaut, il salotto buono di Giffoni, la sala che trasuda storia del cinema. E come tutti gli ospiti, anche per lui un video di benvenuto. Che è un florilegio di ricordi, di momenti storici, un valzer bellissimo di epoche e generazioni. Gubitosi ed i suoi baffi, i suoi abbracci. Una specie di sinestesia ed in sala si avverte quasi il profumo di Pino Silvestre, inconfondibile che annuncia la sua presenza, il suo arrivo. "Sono felice di vivere questo momento insieme a voi - ha aggiunto - in un’edizione speciale, con un programma straordinario. In tutti questi anni ho cercato di umanizzare Giffoni, di trasformarlo in un luogo in cui fare cultura significasse anche poesia. Sì, ho usato questa parola: poesia. Nei progetti, nei programmi, nei dettagli. Come nella riapertura del Giardino d degli Aranci, dove abbiamo fatto raccontare favole. Quella è poesia. E serve per renderci più umani".
Gubitosi ha ripercorso alcune delle tappe più importanti della sua straordinaria avventura: la nascita della Cittadella del Cinema, la Multimedia Valley, i sogni diventati realtà con forza, determinazione e - come ha spesso ribadito - "insoddisfazione": "È l’insoddisfazione che ti spinge a fare di più, a distruggere e ricostruire, a lottare. Ti rende libero. E qui, a Giffoni, si è liberi. Nessuno vi giudica". E poi la forza di convincere. Sempre. Convincere che anche ciò che sembra impossibile si può fare. Perchè Giffoni è un continuo elogio dell’unicità. "So - dice - di aver dato vita ad un evento anomalo nel panorama culturale italiano ed internazionale ma io, l’ho detto a Tim Burton, appartengo alla categoria degli strani. E sono felice di esserlo". Ha ricordato l’incontro con De Niro nel 1982, l’arrivo di Truffaut, Meryl Streep, Gorbaciov e tanti altri protagonisti della storia del cinema e della cultura mondiale. "Quante lettere ho ricevuto. È venuto qui il meglio del meglio del mondo. Come ho fatto? Non lo so. Ma l’ho fatto. E io resto un mistero. Così voglio che mi viviate". C’è la storia del cinema nelle sue parole. E c’è la storia di un sogno che diventa realtà. E si fa Cittadella del Cinema. E se i sogni nutrono l’anima, Gubitosi è "bambino tra i bambini" come dice nel video di benvenuto il giornalista Tonino Pinto, un grande amico di Giffoni. Ed il bambino a cui Gubitosi vuole bene di più? E’ il suo festival, è Giffoni: "Guardo con affetto a questi 55 anni quando qua non c’era niente. Siamo partiti dalla libertà e tali siamo rimasti".
Non sarà un addio. Gubitosi ha ribadito che resterà vicino al team con i suoi consigli: "Ho salutato i giurati +10 questa mattina. Li ho tranquillizzati. Io ci sarò sempre. E continuerò con nuove attività, come la realizzazione del campus. Ho in mente ancora tante idee. Voglio raccontare questa storia meravigliosa nelle scuole. Perchè sognare ad occhi aperti è il primo passo per costruire il futuro". A conclusione dell’incontro, il direttore ha voluto ringraziare tutti coloro che lo hanno accompagnato in questo lungo viaggio: "Il team di Giffoni è favoloso. Ogni pezzo sarà in grado di creare ancora di più, con novità e creatività. Io mi porto dentro gli abbracci delle famiglie, dei ragazzi, l’onda d’affetto che mi ha travolto in questi giorni. Vi abbraccio tutti. Con tutto me stesso". Ed è un lungo e caldo abbraccio quello che accompagna Gubitosi fuori dalla Truffaut, sul carpet. Sono i suoi Giffoner, i giurati sfilano con lui perché a Giffoni le gerarchie nascono per essere infrante. E’ un abbraccio bellissimo. Un’onda che non travolge ma ti culla. C’è il valzer di Shostacovich che va. A sottolineare il momento. E c’è lui, Claudio Gubitosi. Gira lo sguardo. Solo qualche secondo. Scruta l’orizzonte. Verso il futuro. E anche stavolta, si è certi, lo anticiperà.
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