

di Massimiliano Catapano
Nuovi e significativi sviluppi emergono sull’attentato dinamitardo che, nella notte tra il 9 e il 10 marzo scorsi, aveva scosso il cuore di Castel San Giorgio. Un ordigno rudimentale, piazzato davanti all’ingresso del Municipio, aveva causato danni ingenti alla struttura comunale, mandando in frantumi i vetri di finestre e porte, danneggiando anche un’abitazione privata situata nei pressi e seminando il panico tra i residenti svegliati nel cuore della notte da un’esplosione avvertita in tutta la zona. A distanza di mesi, la Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno ha compiuto una svolta decisiva: cinque avvisi di garanzia sono stati notificati ad altrettanti soggetti, residenti tra Castel San Giorgio e Mercato San Severino. Le accuse sono pesanti: danneggiamento aggravato dal metodo mafioso per aver preso di mira un edificio pubblico rappresentativo delle istituzioni e della fiducia collettiva.
Durante le recenti perquisizioni, in casa di uno degli indagati - un uomo di 31 anni - sono stati rinvenuti oltre 100 grammi di marijuana. L’uomo è stato immediatamente arrestato e posto agli arresti domiciliari. L’autorità giudiziaria ha successivamente convalidato la misura cautelare. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe proprio lui la persona ripresa dalle telecamere di videosorveglianza mentre sistemava l’ordigno esplosivo davanti al Municipio per poi darsi alla fuga a bordo di uno scooter. Le indagini, condotte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, si sono concentrate sull’analisi di immagini di videosorveglianza, incrociate con una serie di riscontri tecnici che hanno permesso di ricostruire con precisione gli spostamenti e i ruoli degli indagati. Il movente non è stato ancora chiarito del tutto, ma tra le ipotesi principali al vaglio degli investigatori vi sarebbe un collegamento con tensioni legate alla gestione di appalti pubblici. Uno degli indagati è finito sotto la lente anche per il possesso illecito di un’arma da fuoco non ancora identificata.
A complicare ulteriormente il quadro, c'è un’inchiesta parallela avviata a Mercato San Severino in seguito a un agguato avvenuto lo scorso giugno, durante il quale furono esplosi diversi colpi di arma da fuoco contro un’auto con a bordo due persone. Secondo gli inquirenti, una delle vittime sarebbe collegata anche all’attentato dinamitardo di Castel San Giorgio. Due vicende apparentemente distinte ma che si intrecciano, in un quadro investigativo sempre più complesso, dove alcuni protagonisti risultano coinvolti in entrambi i casi, ora come sospettati, ora come bersagli. Il lavoro degli investigatori prosegue senza sosta per fare piena luce su un episodio che ha colpito al cuore le istituzioni locali e destato forte allarme in tutta la comunità sangiorgese.
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