

La nuova anteprima di #Giffoni55 si chiama "Troppo cattivi 2", uno dei sequel animati più attesi dell’estate (nelle sale dal 20 agosto). I voice talent Francesco De Carlo (Mister Shark) e Saverio Raimondo (Professor Marmellata) hanno intrattenuto i giffoner raccontando l’emozione e l’ilarità di questo secondo capitolo. "Molti - ha detto Raimondo - l’hanno paragonato a Ocean’s Eleven ma non dimentichiamo che il capostipite degli heist movie è I soliti ignoti. Stavolta i nostri protagonisti se la devono vedere con le troppo cattive, una banda rivale al femminile, perché la cattiveria è inclusiva e non ha genere". "Questa novità - gli fa eco il collega - aiuta anche i troppo cattivi ad avere una ragion d’essere e a capire chi sono". La bellezza del doppiaggio, commenta Raimondo, "é che i protagonisti sono esagerati e non reciti per sottrazione e ti diverti con un progetto ben fatto e di grande intrattenimento" firmato Dreamworks e distribuito da Universal Pictures International Italy.
A chi chiede loro che tipo di ragazzi sono stati De Carlo ha risposto: "Io da piccolo mi nascondevo, avevo l’ansia da interrogazione perchè sono un timido e un introverso, oltre che molto emotivo. All’epoca facevo scherzi agli amici e ridevo di più di ora che faccio il comico. Ma il bello del nostro lavoro consiste nel far durare l’infanzia e rimanere bambini, peraltro l’Italia ci dà occasioni per essere buffi e ridicoli". "Io ero un bambino cinefilo - ammette Raimondo - ecco perché invidio i giffoner e mi sarebbe piaciuto essere uno di loro. Si narra che fino a tre anni fossi cattivo, poi mi sono rotto il mento cadendo e da allora all’esterno sembravo buono". I loro punti di riferimento? "I Monty Python - continua De Carlo - e la comicità inglese e americana alla The Office, oltre ovviamente alla commedia all’italiana che fa invidia al mondo, dolorosa e amara, molto legata alla vita". "Anche Tim Burton - aggiunge Raimondo - è nel pantheon dei miei registi preferiti e noi abbiamo avuto la fortuna di essere ospiti al Festival nel suo stesso giorno".
Non manca un pizzico di sano cinismo: "Mario Monicelli diceva di abolire la speranza, anche se sono un ottimista perchè l’Apocalisse è ottima per il conto in banca di noi comici". Si ride, insomma, anche della situazione attuale nel mondo, come dice De Carlo e come sottolinea Raimondo: "No alla speranza, sì all’allegria. Godetevi la nave che affonda - parole sue - come i musicisti sul Titanic che ammiro perché hanno continuato a suonare". Il riferimento è alla situazione del grande schermo nel nostro Paese: "Federico Fellini in un’intervista degli Anni Ottanta si lamentava dello stato del cinema in Italia. E oggi cosa direbbe? - si domanda De Carlo - Il grande pubblico non esiste più, ci sono sempre gli stessi attori, rifacciamo male le commedie francese e tanta gente in sala non ci va più". "Servono idee", chiosa Raimondo, "e soprattutto abbracciare il fallimento perché vivere vuol dire cadere, allora perchè non rotolare e godersi la polvere? Il segreto del successo è non averlo. D’altronde i comici si basano sull’inciampo. Io di fatto ricordo di più le serate andate male perché s’impara di più dagli errori che ti portano a buttarti e uscire dalla zona di comfort".
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