

Bebe Vio Grandis, Lorenzo Minotti, Assunta Scutto, Rachele Sangiuliano, Matteo Rivolta, Giorgio Minisini, Elisa Di Francisca, Faouzi Ghoulam, Andy Diaz, Alessandro Mamoli, Simone Fontecchio, la famiglia Bovolenta, Federico Ferri, Beppe Bergomi, Vera Spadini, Roberta Noè, Francesco Modugno, Simona Larocca, Andrea Dovizioso e Ambra Sabatini sono stati gli ospiti della seconda edizione di Giffoni Sport. "Mesi di dedizione e impegno ci hanno portato alla costruzione di Giffoni Sport. Gli ospiti che abbiamo portato hanno permesso a voi ragazzi di uscire rivoluzionati dalla sala e soprattutto tutti noi più umanizzati e sinceri, pronti alle connessioni. - dice Jacopo Gubitosi, direttore generale di Giffoni Film Festival - Abbiamo realizzato tutto questo solo grazie alla partecipazione, all’entusiasmo, alla curiosità di tanti giovani". Il segno tangibile dell’esperienza vissuta, in un turbine di emozioni e abbracci finali, è la consegna di una pergamena agli ambassador, 50 giffoners dai 16 ai 30 anni selezionati da tutta Italia e che hanno seguito da vicino ogni momento di Giffoni Sport, interagendo con ospiti, partner e associazioni.
"L’auspicio è che la sala De Masi possa non essere più sufficiente per ospitare l’entusiasmo e la curiosità delle giovani generazioni. Guidiamo insieme questa nuova macchina organizzativa", ha concluso il Jacopo Gubitosi. Il nuovo progetto è stato affidato ad Antonino Muro, responsabile di Giffoni Sport. "A Giffoni nulla termina ma tutto evolve. - dice Muro - Dopo la prima edizione sperimentale, alla Vecchia Ramiera, abbiamo rilanciato con nuovi spazi, idee, altra semina. La seconda edizione segna un nuovo capitolo di Giffoni Sport. Tutto è stato immaginato con una ciclicità. Abbiamo aperto la seconda edizione con una grande storia, quella di Bebe Vio. L’abbiamo conclusa con il documentario dedicato ad Ambra Sabatini. In mezzo, tante storie emozionanti, piene di messaggi e di valori da trasferire ai nostri ragazzi".
CINEFRUTTA
Ieri pomeriggio gli Elements+10 in Sala Alberto Sordi, si è tenuto l’evento speciale Cinefrutta, il Festival della sana alimentazione, giunto alla sua tredicesima edizione. Un’iniziativa che non solo mira a sensibilizzare i bambini e i ragazzi verso un’alimentazione più sana, ma li spinge a voler capire, per quale motivo sia importante inserire frutta e verdura, all’interno delle abitudini alimentari. A prendere la parola, sono stati il dottor Emilio Ferrara, direttore di TerraOrti e Coordinatore del progetto Cinefrutta, il dottor Gennaro Velardo, direttore della OPAOA, il dottor Andrea Badursi, presidente di Assofruit, il dottor Carlo Falco, referente OP Agriverde e la dottoressa Pina Furnari come OP La Deliziosa. A quanto pare, questa iniziativa non era poi così sconosciuta ai giurati in maglia bianca, dato che alcuni di loro hanno partecipato al concorso lo scorso anno, con le loro scuole.
Ma a chi è rivolto questo invito? Praticamente a tutti i bambini e i ragazzi delle scuole superiori di primo e secondo grado dei Paesi dell’Unione Europea. A loro verrà richiesto di sviluppare la un cortometraggio, la cui tematica sia legata alle modalità con le quali si possono assumere frutta e verdura quotidianamente e quanto sia importante farlo. La durata dei filmati dovrà essere di massimo 120 secondi con titoli di testa e coda esclusi. Termine ultimo per la consegna dei lavori è il 31 marzo 2026 mentre la giornata finale sarà il 5 maggio 2026. Premi ai vincitori di ciascun sezione verrò consegnato il premio di Miglior cortometraggio. Ai cortometraggi scelti per la giornata finale verrò assegnato il Premio Selezione.
IL PROGETTO
Rompere il silenzio sulla violenza economica di genere e offrire strumenti culturali e narrativi alle giovani generazioni per riconoscerla, affrontarla e prevenirla. È la missione profonda che anima il progetto audiovisivo ‘Punti Nascosti’ firmato da Unicredit, realizzato da Giffoni Innovation Hub e portato sul grande schermo della sezione Impact nel cuore della Multimedia Valley. "Abbiamo voluto accendere i riflettori su una forma subdola e ancora poco riconosciuta di abuso, spesso intrecciata ad altre forme di violenza - fisica, psicologica o sessuale - che colpisce molte donne limitandone autonomia, libertà e futuro", ha spiegato Ivana Neffat, responsabile Banking Academy di Unicredit. Al centro del racconto filmico due donne: una giovane, imprigionata in un rapporto lavorativo e affettivo tossico, e una più adulta che, dopo un lutto, riconosce in lei i segni delle stesse dinamiche subite in passato. "Questo incontro generazionale - ha aggiunto Neffat - diventa occasione di consapevolezza e riscatto. Ancora oggi in Italia solo una donna su tre possiede un conto corrente: la violenza economica resta la parte più scura della violenza di genere".
Il corto nasce da un percorso di ascolto e raccolta di testimonianze realizzato con le Caritas di Milano, Terni e Frosinone. È la parte filmica di '(In)dipendenza', progetto di UniCredit in collaborazione con Telefono Rosa Piemonte e Caritas Italiana. "La definizione di violenza economica è recente", ha sottolineato Anna Ronfani, avvocato penalista e vicepresidente di Telefono Rosa Piemonte. "Non esisteva negli strumenti giuridici internazionali fino alla Convenzione di Istanbul - del 2011 e recepita dall’Italia nel 2013 - che l’ha equiparata alle altre forme di violenza di genere. È una pratica antica ma solo da pochi anni abbiamo iniziato a darle un nome e riconoscerne la gravità". Alla Convenzione di Istanbul aderiscono ad oggi sessanta nazioni. "È fondamentale - ha spiegato Caterina Boca di Caritas Italiana - perchè ha introdotto un principio fondamentale: la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione. Questo include anche il controllo economico che spesso si manifesta attraverso il divieto di gestire i propri soldi, l’assenza di conti correnti personali o l’obbligo di firmare contratti e finanziamenti di cui poi la donna deve farsi carico". Nel corso dell’incontro sono state lette alcune testimonianze anonime di donne vittime di violenza economica raccolte dai centri antiviolenza: "Io pago tutte le spese di casa ma lui gestisce il mio stipendio e lo versa sul suo conto". Ancora: "Non ho mai visto il suo conto né so quanto guadagni. Solo lui ha il bancomat e può accedere al conto dove arriva anche il mio stipendio".
"Il controllo è il cuore della violenza economica - ha spiegato Neffat - significa negare alle donne il diritto di disporre dei soldi che guadagnano. Spesso il loro stipendio viene accreditato sul conto del marito oppure vengono ostacolate nel lavorare o nel percepire un reddito. Esiste anche una forma di sabotaggio: si permette alla donna di lavorare ma le si impedisce di essere titolare del profitto". Ronfani ha evidenziato come l’assenza di autonomia economica renda più difficile spezzare il ciclo della violenza: "Senza indipendenza finanziaria uscire da un rapporto abusante diventa più complicato. Per questo l’indipendenza economica è il primo presidio per evitare la violenza". Anche la regista del cortometraggio, Beatrice Baldacci ha raccontato il proprio coinvolgimento: "Questo lavoro mi ha permesso di entrare in profondità in una realtà che conoscevo poco. Ho cercato di trasmettere questa consapevolezza attraverso le due protagoniste, che trovano nella condivisione il primo passo per abbattere le barriere della violenza". Il confronto con i giffoner della sezione Impact si è chiuso con una riflessione corale: educazione finanziaria, consapevolezza dei propri diritti e sostegno concreto alle donne sono strumenti indispensabili per prevenire la violenza economica. "Servono percorsi di accompagnamento e di orientamento alla consapevolezza dei propri diritti, e in questo senso il ruolo dei centri antiviolenza è importantissimo. Ma servono anche azioni culturali a partire dalle scuole", ha concluso Neffat di Unicredit. "Questa è la vera rivoluzione: riconoscere la violenza, parlarne e agire insieme per spezzarne il ciclo. Ognuno deve fare la propria parte".
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