

È un incontro intenso, rotto da ripetuti applausi, quello di Antonio Scurati con i giffoner della Impact! Allo scrittore, vincitore del Premio Strega per il libro del 2018 "M. Il figlio del secolo" (Bompiani), il Premio Ercole "Per il coraggio di raccontare la Storia con la S maiuscola senza compromessi e con rigore civile". Grato lo scrittore: "Giffoni è una meravigliosa realtà. Lunga vita a questo movimento. Viva Giffoni!". Tante le domande dei giffoner, a iniziare dal genocidio in atto a Gaza. "Cosa manca nella capacità di riconoscere ciò che sta accadendo? Io - afferma Scurati - mi soffermerei su cosa sta accadendo. Come siamo arrivati qua. Scivolamento mi sembra una metafora appropriata. Ci sono due scivolamenti, uno locale e uno globale". E, rievocando il primo dei cinque libri della serie "M", racconta: "Quando ho iniziato a scrivere "M", ho cercato di giustapporre a ogni tessera narrativa i documenti. Documenti ufficiali, lettere private. Tutti documenti coevi, del giorno stesso che raccontavo. L’ho fatto per vari morivi: uno è quanto noi umani siamo ciechi a noi stessi, quanto non capiamo la nostra vita, sia dal punto di vista storico che personale".
E spiega che nei documenti relativi agli anni dell’ascesa del fascismo compaiono "alcuni degli uomini più intelligenti dell’umanità che non capirono quello che stava succedendo". Tra questi, il filosofo Benedetto Croce: "Era un genio, uomo di intelligenza e conoscenza straordinaria. Eppure quando Mussolini tenne l’ultima adunata a Napoli prima della marcia su Roma, al teatro San Carlo c’era anche Croce. Un suo allievo, vedendo il maestro che sorrideva, gli disse: 'Maestro, ma non la sente la brutalità e la violenza che questa gente porta con sé?'. Croce rispose: 'È politica, è teatro. Questi sono solo un po’ più teatrali degli altri'. E parliamo di Benedetto Croce - continua Scurati - uno degli uomini più intelligenti e colti del mondo. Perchè lo rievoco? Per dire che se Croce fu cieco a se stesso è probabile che lo siamo anche noi". E ancora: "Se in Italia e nelle altre democrazie liberali è in atto uno scivolamento verso forme di autoritarismo è possibile che molti di noi siano ciechi a ciò che sta accadendo".
Da qui il discorso su Gaza: "Alte autorità sociali, politiche e intellettuali, a iniziare dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, passando per decine di ong, adesso anche capi di Stato e poi moltissimi storici che hanno studiato la shoah, sostengono da tempo che a Gaza sia in atto un genocidio". Mal al di là del termine spesso contestato, "resta il fatto inequivocabile che sono in atto un massacro, una strage deliberata e intenzionale di civili innocenti da parte di un esercito di uno Stato democratico". E aggiunge: "Sottolineo democratico perchè dal punto di vista dell’essenza delle cose ci fa inorridire che l’Israele di Netanyahu sia una democrazia. Perché se lo è vuol dire che la democrazia ha perso ogni senso. Al tempo stesso noi democratici che ancora assegniamo un valore a questa realtà non possiamo dimenticare che Israele è una democrazia, che Netanyahu è stato eletto e con lui anche tutti i membri del su governo, ed è terribile. - sottolinea - Terribile anche per tutti noi che abbiamo creduto nella democrazie e oggi fatichiamo a crederci".
Il discorso, attraverso le domande dei ragazzi, si sposta in Italia e in Europa e all’attacco alla democrazia. "Non è lecito mettere in discussione la dignità e la democraticità del concetto di antifascismo, non è ammissibile. La nostra storia d’Italia, e di buona parte dell’Europa, nasce con e grazie all’antifascismo in lotta strenua contro la dittatura fascista che l’aveva soppressa e resa impossibile. Nel nostro Paese - rimarca lo scrittore - antifascismo e democrazia sono una cosa sola. Non ci sarebbe stata democrazia senza antifascismo". E, nel precisare che "oggi viene fatto un uso diverso del concetto di antifascismo legato al movimento Antifa", spiega che "noi siamo antifascisti e nel nostro Paese antifascismo è la Costituzione repubblicana, antifascismo è l’anima e l’origine della Repubblica, è il presidente della Repubblica Mattarella, è la nostra civiltà democratica. Chiunque abbia delle obiezioni - dice perentorio - ha dei problemi con la democrazia". E nell’affermare che "sono già in atto tentativi di realizzare autoritarismo e autocrazia", definisce "Giffoni, questa sala, come una controspinta rispetto all’azzeramento del senso critico delle cose".
Non manca un passaggio sulla censura, a iniziare dall’episodio che, lo scorso 25 aprile, ha riguardato lo scrittore e la sua partecipazione, poi annullata, al programma di Serena Bortone "Che Sarà", su Rai3. Al di là della censura, Scurati parla di "censure micro che si consumano all’interno delle persone, nella loro coscienza". E definisce l’autocensura, il momento in cui "l’individuo inizia a censurare se stesso", come "la cosa più pericolosa". Eppure, "accade quotidianamente ad artisti, intellettuali, a cittadini comuni". Scurati, poi, rivela: "Non solo ho subito forme di censura meno manifeste, ma anche più gravi, che non sono diventate pubbliche, ma adesso, se devo scrivere e parlare in tv, mi chiedo; 'Lo dico o non lo dico?'. E quasi sempre lo dico". Però ammette che "poi se ti arrivano lettere minatorie a casa, questo condiziona la mia vita". E ribadisce: "Migliaia di persone si autocensurano. L’elenco è molto più lungo del registro ufficiale delle censure".
L’incontro si chiude con riflessioni letterarie a partire da una domanda sul suo "Il padre infedele". Una delle virtù dell’arte, spiega, "è non abdicare mai in niente alla complessità, di non dare letture ideologiche, di lasciare l’umano anche nella sua ambiguità". Insomma, "l’arte non fa che prendere la vita e restituirla al suo mistero, soprattutto quella di tutti i giorni". Il congedo dalla Impact! è la citazione di alcuni versi di Eugenio Montale tratti da "In limine": "Cerca una maglia rotta nella rete/ che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!/ Va, per te l’ho pregato, - ora la sete/ mi sarà lieve, meno acre la ruggine…". Premio Ercole a Scurati: per il coraggio di raccontare la Storia con la S maiuscola senza compromessi e con rigore civile.
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