

Quarto e ultimo appuntamento con "Pezzi", il podcast condotto dai giornalisti Luca Dondoni, Paolo Giordano e Andrea Laffranchi che ha fatto eccezionalmente tappa al Giffoni Film Festival per quattro puntate speciali. A chiudere questo breve - ma intenso ed entusiasmante - esperimento è stato Sal Da Vinci. Il cantautore farà tappa questa sera, in piazza Fratelli Lumière, per il Giffoni Music Concept, in una nuova data del suo tour estivo: "Così come cammina l’estate, così cammino anche io con questo tour", ha detto, che lo porterà ad un live in Piazza del Plebiscito con tanti ospiti, amici e colleghi che ha avuto al suo fianco nel corso della sua lunga carriera. Da Gigi D’Alessio - che battezzò il primo Sanremo di Sal, nel 2009, producendo il suo brano in gara - ai The Kolors, di cui è stato ospite proprio all’ultimo Sanremo per cantare la hit "Rossetto e caffè", e tante altre sorprese.
Un bambino "strappacore", Sal Da Vinci. Un baby prodigio che ha incontrato il successo prestissimo, e proprio di questo ha parlato nel corso del podcast, all’attenzione del pubblico di giffoner, regalando loro spunti e riflessioni sincere. "Ognuno di noi ha una possibilità, però bisogna crederci nei propri sogni. - ha affermato - Io ho avuto una famiglia che mi ha aiutato ad affrontare un successo che poi è svanito quando ero ancora un bambino. Volevo addirittura cambiare lavoro a un certo punto, ma non riuscivo neanche a stringere una lampadina". Un richiamo, quello per la musica, che tornò ben presto a bussare alla sua porta: "Un giorno ho cominciato a strimpellare al pianoforte ed ero spinto da un tale desiderio di riuscire nella musica, essendo comunque cresciuto in una famiglia in cui si respirava tanta musica, e cominciato così a scrivere canzoni per altri, scoprendo poi anche la mia stessa voce".
Tra i temi toccati, anche quello relativo al burnout che colpisce tanti artisti della scena mainstream, il più delle volte molto giovani, che si trovano a gestire il successo, sì, ma anche il contraccolpo di un successo che così come arriva, così si affievolisce ben presto. A tal proposito Sal Da Vinci ha detto: "All’epoca non avevamo grosse aspettative, si stava lì a fare musica e basta. La società moderna ti fa sentire uno sfigato quando non sei nella top 50 ed è un grande male. Noi genitori dobbiamo educare i ragazzi all’essenza delle cose, non a un mondo che potrebbe non esistere. Intorno a noi c’è un’adrenil-ansia, e invece le cose vanno costruite piano, arrivano quando devono arrivare e non quando si affrettano".
Parla con innata sincerità Sal Da Vinci: "Nella mia vita ho avuto più cadute che risalite, sono partito sempre dal basso". Di certo però il grande successo del brano "Rossetto e caffè" ha rappresentato un dei momenti più felici della sua carriera, ma l’enorme riscontro ottenuto per quel brano non è stato immediato: "I primi venti giorni "Rossetto e caffè" è arrivato sul mercato ed è passato in sordina. Grazie alla generazione Z il brano ha cominciato a prendere piede, ma pensavo sarebbe stato il classico tormentone che dopo due mesi poi si spegne. In realtà dopo due mesi è cresciuto sempre di più, arrivando a due dischi di platino. All’inizio ho fatto una grandissima fatica, senza il supporto delle radio, ma se ce l’ho fatta io a 56 anni, allora perché non possono farcela tutti?".
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