

È uno degli incontri più sensibili e profondi della sezione Workshop +18. Protagonista l’attrice Anna Rita Vitolo, di origini salernitane, ma amata dal grande schermo, reduce dalla straordinaria interpretazione di uno dei personaggi più complessi de "L’Amica Geniale", la mamma Immacolata. Un dialogo profondo, vero, in cui Anna Rita si racconta, senza filtri, con enorme generosità, in dialogo con Andrea Contaldo e gli aspiranti attori e attrici di #Giffoni55. Una masterclass che raggiunge il suo climax quando Anna Rita abbraccia una Giffoner, Dina, invitandola a raggiungere sul palco dopo la domanda su cosa significhi "interpretare una donna che non ha potuto scegliere la sua vita", scoppiando poi un pianto, confessando le proprie insicurezze, il sentirsi diversa e facendo emergere temi diffusi tra i giovani, come il non sentirsi all’altezza o l’incapacità di sognare. "Basta voler essere uguali agli altri. É un errore che facciamo non darci delle possibilità. Siamo una testimonianza di vita che va vissuta con la massima energia. Mai interrompere la nostra evoluzione. Siamo infelici perchè ci blocchiamo e fermiamo la nostra evoluzione. - afferma Anna Rita Vitolo - Questa tua infelicità è legata ad un momento, a una condizione spesso legata all’età. L’errore è che non assecondiamo i nostri cambiamenti".
Sullo schermo vengono proiettate alcune scene, diventate un cult, che mostrano l’evoluzione del personaggio nelle quattro stagioni. Ed è proprio sul processo creativo che si concentra l’attrice, il cui talento è stato celebrato dal Giffoni Award 2025. "Non ho frequentato accademie nazionali. Non ho mai provato il centro sperimentale di cinematografia. Oggi mi direi "se avessi creduto un po’ di più in me stessa". Facevo tanto teatro nella mia città e andava bene. Poi è cambiato tutto quando ho iniziato ad avere una relazione con me stessa. Cambiamento prima personale e poi lavorativo. É troppo importante il lavoro che si deve fare sulla persona, su di noi, non solo di miglioramento, ma di approccio all’esistenza. Quanta vita vera porti dentro di te: mi riferisco allo spirito vitale intendo, quello che racconta questo stupendo Festival. È cambiato il mio punto di vista e la giusta attenzione alla persona e all’ambiente". Racconta come nasce un’interpretazione: "Quando costruisco un personaggio non faccio nulla. Creo un vuoto, guardo, aspetto, accolgo dettagli, osservo".
Tante le domande dei Giffoner su Immacolata, figura iconica della serie, una presenza sempre costante delle serie: "Abbiamo cercato di improntare un racconto sull’evoluzione, sulla trasformazione, non solo fisica ma empatica, emozionale. Quando ti capita un personaggio così contraddittorio è una fortuna, anche se difficile. Non ho mai giudicato Immacolata: la sostenevo. Devi aderire assolutamente al personaggio, tu diventi quella cosa. La recitazione è una materia viva che state sperimentando. Come fai ad accogliere qualcosa di diverso da te, che ha delle cose tue però. Io vi riporto la mia esperienza: creo una sorta di vuoto, pronto a ricevere un’emozione, anche quella che ti devasta e con immacolata è successo: ho affrontato la malattia, la morte, la vergogna, il rapporto genitoriale, di me figlia rispetto a mia madre. Ti scava dentro. Con Immacolata mi sono fatta tanto male, ma ne sono felice. Amo il mio lavoro, l’ho scelto facendo tantissime rinunce".
Parla di intuizione e di recitazione come materia viva, vivissima, perchè, "sebbene ci sia una parte di studio e di prove, per fortuna c’è sempre una parte legata all’improvvisazione, all’imprevedibilità". Si sofferma non solo sull’evoluzione del personaggio, ma anche con le diverse interpreti che hanno vestito i panni di Lenù. "Tre attrici completamente diverse per età e per natura. C’è il rapporto duro, conflittuale, violento tra la madre Imma e Lenù bimba, la dolcezza nella fase adolescenziale e poi la scoperta della tenerezza nella terza persona. Scene molte fisiche, in cui c’è bisogno della padronanza del corpo, del baricentro corporeo. - insiste - Nel cinema ci sono gli stunt, io però non li ho voluti nulla, come nella scena delle botte, perché non volevo ulteriori impedimenti. Il trucco idi Imma nell’ultima stagione era con più di 10 protesi. Anche la parte in maschera, la voce, era difficile da articolare. I compagni di scena sono un tesoro. - e stringe la mano di Andrea - Lavorare in teatro è questo, è stare insieme, è una protezione. Ti insegna molto, la tournée ti fa entrare in grande connessione, è costruzione del rapporto con l’altro, fiducia. Dal primo anno de "L’Amica Geniale", quando siamo scelti noi attori di teatro, ci dissero che noi genitori saremmo rimasti gli stessi interpreti. Abbiamo iniziato nel 2017, per 7 anni per 4 stagioni: ho osservato, ho letto, ho ripreso i romanzi".
Nessuna differenza tra cinema e teatro per Anna Rita, perchè per lei "la recitazione è una: Ci sono canali diversi. Cerco di studiare anche quando non sto preparando niente, perchè il lavoro performativo mi ha costruito come attrice: mi sono ritrovata modella di body painting, cantante, cerco di mettermi alla prova perché ho gran voglia di conoscermi e fare delle cose che diventano universali, che restino". Libera e autentica, si apre, raccontandosi in profondità anche nelle sfere più private, alle domande dei Giffoner, soprattutto sul credere in se stessi. "La recitazione, il teatro mi ha aiutato a credere in te stessa, anche l’avere intorno tante persone che ti amano. Sta a noi capire che persona vogliamo diventare. Io ero quella che si nascondeva nella sua ombra, anche se gli agli occhi degli altri non sembrava. Il mio corpo che non era questo, era di 10 kg in più, ma in teatro non ho avuto vergogna di recitare nuda, non protetta. Arriva però un punto in cui è necessario dirsi "Io Sono". Conoscersi e lavorare su se stessi. É come se volessi aprire dentro di me una sorta di spazio. Per me è troppo importante quello che succede, questa estrema osservazione. Desidero che tante cose arrivino, anche la musica. Nell’ultimo anno le mostre di pittura mi hanno ispirato tantissimo. Creare uno spazio vuoto per far arrivare tutto quello che deve arrivare. Aprire una crepa per portare luce".
Continua l’incanto de "Il posto delle favole". Al Giardino degli Aranci, spazio all’arte fumettistica con l’associazione Amici di Peter Pan ETS. Già amici del Giffoni Film Festival, in questa speciale serata hanno svelato al pubblico un fumetto realizzato proprio in occasione di #Giffoni55. A presentarlo al pubblico Gianmarco e Stella, rispettivamente sceneggiatore e illustratrice, in rappresentanza dell’associazione, radicata a Forcella, che hanno mostrato come quest’arte, che intercetta da sempre i gusti di grandi e piccini, possa essere un mezzo potentissimo per comunicare un fascino senza tempo che, anzi, si rinnova di anno in anno in tutta la sua forza: il fascino del Giffoni Film Festival. Non si è mai troppo piccoli per aiutare, né tantomeno si è troppo grandi per ricevere aiuto. È questo l’insegnamento che porta con sè "La formica e la colomba", fiaba protagonista dell’intervento successivo, a cura di Anna Rita Vitolo. Al giardino degli aranci l’attrice salernitana ha portato in scena la storia di Nira, una formica piccola ma curiosa, che "si fermava a osservare le gocce di rugiada brillare come stelle".
Un giorno la piccola formica finisce per cadere in un torrente rischiando di annegare, ma una colomba bianca la salva lasciandole cadere un rametto, "come una zattera gettata a chi affoga". Tra le due nasce un legame silenzioso di gratitudine. Tempo dopo, Nira vede un uomo tendere una trappola per catturare la colomba. Ricorda il salvataggio ricevuto e, pur essendo minuscola, decide di agire: "senza esitazione, corse verso il piede dell’uomo e lo morse… con la determinazione di chi sa che anche la più piccola voce può cambiare il corso delle cose". L’uomo si distrae e la colomba riesce a fuggire. Il loro scambio di gentilezza diventa un esempio per tutto il bosco: gli animali cominciano ad aiutarsi a vicenda senza obbligo nè scambio, e "non più per dimensioni o piume o denti, ma per ciò che ciascuno poteva fare per l’altro". Persino gli uomini percepiscono un cambiamento, un’armonia nuova nell’aria. Una storia commovente, intensa e al tempo stessa delicata, che porta con sé l’insegnamento che la gentilezza, una volta accaduta, lascia un’impronta invisibile nel tempo, capace di cambiare non solo chi la riceve ma l’intero mondo che la circonda.
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