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Giffoni Film Festival, il ritorno sul palco di Paolo Sorrentino: "Il cinema è fatica. Mi sono annoiato di essere nostalgico"

24/07/2025

C’è un filo che unisce la sicurezza stradale ed il cinema? Incredibilmente sì. E la strada può essere simbolo, icona, strumento, immagine, segno grafico e anche sogno. Lo dice Paolo Sorrentino, protagonista della settima edizione di #Giffoni55 nel corso di un incontro che ha animato la Sala Truffaut. Insieme al regista Premio Oscar sul palco Claudio Andrea Gemme, amministratore delegato di Anas, partner del festival che ha realizzato l’evento in collaborazione con il festival fondato da Claudio Gubitosi. Dire sicurezza stradale significa parlare di futuro. Parlare di strada vuol dire far riferimento ad un viaggio che può essere sinonimo di fantasia, di creatività. Quella creatività così fortemente legata alla libertà. "Giffoni è una palestra meravigliosa per comunicare ai giovani l’importanza delle regole. - ha detto Gemme, sottolineando l’impegno di Anas per la sicurezza stradale - Abbiamo realizzato campagne e spot, strumenti immediati, capaci di dire tanto in pochi secondi. Comunicare con leggerezza non vuol dire banalizzare, ma rendere memorabile un messaggio importante: guidate e basta". Come la campagna Anas recita. No alle distrazioni, sì alla guida sicura.

A fare da cornice, la proiezione di tre clip tratte dai film di Sorrentino, selezionate per accompagnare la riflessione sui temi della sicurezza, della responsabilità. Si tratta di clip tratte da "La grande bellezza" e da "Youth": dal monito contro le distrazioni digitali al volante - "Guardare fuori dal finestrino è più interessante che guardare il telefono" dice Sorrentino, "basterebbe attuare questo principio per evitare di correre rischi sulla strada" - fino all’esigenza di sensibilizzare i ragazzi su questi temi, provando a non essere pedanti: "La pedanteria - dice - molto spesso non aiuta a raggiungere gli obiettivi". Il giudizio sulle nuove generazioni, superando la retorica, gli stereotipi: "Non credo alle etichette sulle generazioni peggiori. I giovani hanno sempre avuto gli stessi tratti, cambiano solo gli strumenti. La responsabilità normalmente è una qualità ed un dovere che si matura con l’età". Sul rapporto tra cinema e realtà, Sorrentino ha confessato: "Quando ero giovane pensavo al passato, ora mi preoccupo del futuro. Mio e dei miei personaggi. Io sono stato un tipo malinconico anche a 9 anni, senza alcuna ragione. C’è chi sa suonare il pianoforte e chi è malinconico.  La malinconia può rubarti stagioni di vita e oggi mi sono annoiato anche di essere malinconico".

Il cinema per lui è arte della concentrazione: "Come la guida. Il cinema è fatica. Si deve lavorare e tanto, dedicandosi ad una sola cosa alla volta. Se proviamo a farne otto, le faremo tutte male". Nel corso dell’incontro, anche un riferimento all’Oscar e ai suoi sogni da regista: "È un privilegio, ma mi sono sentito a mio agio. Lavorare con Toni Servillo mi dà una serenità che non ho con altri". E sull’ipotesi di poter fare prima o poi un film con De Niro: "E’ il più grande attore vivente. Quale regista non sogna di fare un film con lui?". A chi gli chiede il suo rapporto con la felicità, risponde: "È difficile da raggiungere e non so se l’arte è uno strumento per farlo. Forse non so nemmeno cos’è davvero l’arte. Mi limito ad osservare la vita e la rimodello nei film per renderla come mi piacerebbe". Napoli non è solo una location, una città, è uno stato d’animo che Sorrentino ha raccontato in due film: "Su Napoli ho detto tutto quello che avevo da dire. La vedo come una città che ha la capacità di cambiare ma anche di restare fedele a sè stessa. È rassicurante perché cambia senza cambiare, come la Democrazia Cristiana di tanti anni fa".

Poi un invito ai ragazzi: "Fate quello che volete fare, non quello che vi dicono di fare. La strada è un luogo bellissimo, ma i miei film iniziano sempre dalle persone, non dall’asfalto. Anche se ci sono tante strade italiane che potrebbero entrare in un film". Il tema di Giffoni55 è diventare umani. Come si fa secondo Sorrentino? "Rallentando, dedicando più tempo alle cose che contano. Distinguendo ciò che è fondamentale da ciò che è superfluo o puramente ozioso". Per Sorrentino il Premio "Drive The Change" conferito da Anas e il riconoscimento più prestigioso di Giffoni, il Premio Truffaut accompagnato dalle parole di Claudio Gubitosi, fondatore e direttore di Giffoni: "Nel 1982 Truffaut mi ha cambiato la vita con una sola frase. Oggi, a nome mio e delle nuove generazioni, consegno a Paolo Sorrentino questo premio come simbolo di un cinema che può cambiare il mondo". 

Redazione Sport - Extratime -

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