

"Un attore non lavora mai da solo, neanche durante un monologo, perchè la scena è nell’altro, nella relazione": è un incontro denso, pieno di sfumature quello con l’attrice Irene Maiorino, reduce dal grande successo dell’ultima stagione de "L’Amica Geniale", nei panni della protagonista Lila. Un ritorno al Festival che Irene ha vissuto, in passato, innanzitutto da giurata. E il Festival celebra il suo talento indiscusso con l’Explosive Talent Award. Un’artista viscerale, capace di attraversare emozioni e stati d’animo differenti, restituendo sullo schermo un’interpretazione magistrale, autentica, profonda. Durante la masterclass della sezione Workshop +18 emerge, però, un altro tratto distintivo di Irene, la sua generosità verso gli aspiranti attori, raccontandosi nella sua autenticità, senza filtri. "Gli incontri sono molto importanti nella vita, anche quello con un insegnate che può aprire nuove visioni. - sottolinea Irene - Per me è fondamentale, come attrice, riuscire a comunicare oltre le battute, creare una comunicazione con gli altri. Attraverso le storie si parla dell’umano", insiste riferendosi più volte al tema di #Giffoni55.
E prosegue: "Io mi sento più forte adesso perchè sono più consapevole di quello che mi accade e che non voglio. Soffro molto, per tante cose. Anche per quello che succede nel mondo in questo momento, come in Palestina. Non è utopico, c’è bisogno di sognare: le persone hanno bisogno di sposarsi dalle convinzioni e di lasciarsi emozionare. L’umano viene sfiorata poco, le persone non si toccano. Per me è aberrante quello che accade, anche con i social, ma bisogna restare nella realtà, non si può fingere di non vedere". Da Cava de' Tirreni al Dams, alla scoperta della propria vocazione. "Io venivo da una famiglia che mi ha sostenuto. Non avevo immediatamente capito di voler fare l’attrice. Nessuno mi ha mai detto di fare accademia, ma sono andata a cercare i professionisti che insegnavano. Non ho fatto accademia, a 27 anni ho avuto l’occasione di entrare, ma poi ho incontrato la mia più grande maestra, Beatrice Bracco: sono stati 3 anni incredibili, in cui facevamo un lavoro molto fisico. Questa professione è fatta di tante cose, devi stare a contatto, anche la bioenergetica è determinante per entrare in contatto con l’altro. L’Università è una cosa in più. Se vuoi fare l’attore, però, devi andare sul palco. Le scuole, soprattutto quando siete giovani, sono la griglia da cui scappare, le regole da contraddire, per tracciare una strada. Questo lavoro è fatto anche di fortuna, ma bisogna credere nella propria unicità".
Decine di domande per Irene, anche da parte di giovani che confessano le proprie fragilità, raccontando anni di laboratori teatrale e di provini non superati, facendo nascere il dubbio sulla possibilità di emergere nel mondo dell’arte. Irene però li motiva, li accoglie. "Grazie per la tua vulnerabilità che fa parte da tutti gli artisti. - dice ad una ragazza - Devi imparare ad abbracciare questa parte di te e portarla nel lavoro. Non so che scuola di teatro frequenti. Forse hai bisogno di un ciclo nuovo, di un ambiente diverso. C’è Napoli vicino che è una fucina incredibile. - la incoraggia - È importante stare in un ambiente che ti permette di fare i provini giusti. Bisogna lasciarsi stimolare". È sul rapporto con Lila de L’Amica Geniale che si sviluppa gran parte del workshop. Personaggio complesso, che veniva da tre stagioni precedenti. "Ero un’amante del libro. Ho iniziato i provini alla fine della seconda serie e per tutta la terza. Un percorso lungo, affrontato con determinazione. Ogni volta significava ricominciare. Riaprire Lila è difficile. É speciale: o le dedichi parte della tua vita o non ci puoi entrare. Avevo paura della responsabilità di restituire un personaggio così amato nel libro e anche nella serie. Mi sentivo supportata dalla conoscenza del libro e del personaggio che andavo a cercare in tutti i luoghi: che musica ascolta Lila? Cosa fa quando non la guardano? Sono arrivata spaventata perché mi sono scontrata con le logiche di un grande set dello star system. A volte mi spaventano di più le sceneggiature nuove, se non sono ben scritte, perchè la scrittura è determinante".
Si sofferma sulla costruzione del personaggio e sul concetto di libertà nell’interpretazione: "Ho capito che non potevo prescindere dal lavoro realizzato precedentemente, nella seconda serie. Ho fatto un lavoro di verosimiglianza. Tutta la mia solarità l’ho tenuta fuori. Guardavo il backstage per capire come avevano lavorato con le bimbe. Sono andata a cercare l’adulto nella Lila bambina che lancia i sassi. La storia però della nuova stagione mi dava una chance che sarebbe stata tutta mia, la caduta, quando Lila perde la bimba. In quel dolore, in quell’azzeramento mi sono sentita libera. Non ho pensato a nulla". La recitazione diventa quasi un atto di fede, da vivere nel momento. Tante le curiosità anche su come un attore debba lasciare andare un personaggio: "Anche io adesso sono in crisi. Lila è come i grandi amori, se sei fortunata ne incontri uno. Forse adesso non avrei la disponibilità di entrare in questa sala, perché ho dato tanto. Oggi sono più concentrata sull’identità da donna. Vedi tante città, ma non sai qual è la tua. Non sei mai stata in un luogo, non hai le radici, non hai nessuno che ti aspetta alla stazione di un treno. Appartengo alla generazione in cui essere multitasking è quasi dispersivo. Voi avete una consapevolezza maggiore. Dovete chiedervi perchè volete fare gli attori?".
Ricorda le scene più le sono rimaste impresse, come Gomorra, quando corre verso il mare: "Uno dei primi set più importanti. Il primo ciak della prima giornata, che mi ha cambiata. Io lavoro con le emozioni, ma le emozioni si esauriscono: ho imparato che è il pubblico che si deve emozionare. Io nasco con l’istinto, poi da professionista ho capito che non bastava, perchè la scena è nella relazione. E poi Lila, mi ha messo davanti a domande e non a risposte. Un’esperienza di vita gigantesca lavorare su un set di donne, con una produzione al femminile. Ad oggi i protagonisti continuano ad essere maschili, ma qualcosa sta cambiando". Infine, il consiglio ai giovani: "State nella realtà prima di un provino. Il rischio, altrimenti, è andare in scena con la propria idea, che spesso non funziona. Per me il capovolgimento è stato nell’altro, nella relazione".
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.