

Un’energia magmatica che esplode e travolge. È un’esperienza immersiva per i Giffoner la masterclass con l’attore Yari Gugliucci. Li coinvolge, li stimola, rompe gli schemi, destruttura le aspettative. "L’attore è uno strumento emotivo incontrollabile. É un flusso di emozioni che va gestito ed ogni sera, in scena, sul palco, al cinema, a teatro deve essere credibile. - esordisce - Bisogna essere veri. Per essere veri è essenziale vivere la vita ogni istante". Anche il Giffoni Award per celebrare la carriera dell’artista di origini salernitane che, fin dagli esordi, si muove tra teatro, cinema e fiction di successo. "Vi dovete accendere. - insiste - Nella vita è importante il viaggio. Sembra una frase scontata, ma un attore deve praticare la vita. La recitazione nasce da un sentimento familiare, dalla paura, la gioia, i legami. Deve attraversare il dolore e metabolizzare attraverso il corpo, con un esercizio continuo. Si va a raschiare nella profondità. Dovete essere open, aperti e tutto ciò che attraversate si deve vedere ai provini. Il mio è stato un lavoro antropologico su me stesso e sull’esistenza. Sono il peggiore e il migliore esempio di attore vivente, perchè faccio ancora i provini, ricomincio sempre da capo. Quando ho iniziato ad avere successo sono andato in America, poi in Francia. Sono quasi masochista in questo ricominciare sempre".
Nel cast di circa 106 opere tra teatro e cinema: "Questa cosa mi mantiene vivo, con i piedi per terra. Ricominciare sempre. Sono caparbio. É la mia passione. Si può manifestate il proprio pensiero. Per risolvere i problemi, però, per cambiare il mondo serve una buona politica, senza sparare sui bambini. - afferma, mentre dalla platea si eleva un fragoroso applauso contro ogni forma di guerra - Però siamo artisti, abbiamo la presunzione di poter sensibilizzare e di cambiare le cose. Dobbiamo crederci, però, ed essere migliori. Ci sono film che trattano argomenti come follia, autismo, che aiutano a guardare le cose in maniera diversa". Collegandosi al tema di #Giffoni55, insiste sull’umanità nel mestiere dell’attore, durante il workshop sulla recitazione. "Dobbiamo portare avanti noi stessi, la nostra autenticità, e poi l’attore. Vi auguro tantissima fortuna per manifestare quello che a voi non piace. Il mio consiglio è rischiare, per non rimanere mai con il dubbio o rimpianti. Anche l’esperienza del provino in che non riuscirete a superare sarà un bagaglio da portarvi dietro. Mai rimorsi!".
Artisti intelligenti, che si contrappongono all’intelligenza artificiale. "Non so se debba essere intelligente un attore, ma di sicuri intuitivo nel catturare un personaggio. Non sono un camaleonte con accento perfetto, non imitatori, io porto la mia personalità. Toto, Mastroianni portavano la loro storia. La tecnica è importante è donare. Bisogna crederci. Noi portiamo energie in scena. In ogni secondo c’è un’energia diversa, ma stiamo perdendo la relazione. Siamo al cellulare, non tocchiamo le persone. Dovete dare tutto quello che avete e rimanere attaccati alla vita". Tanti i consigli anche pratici per gli aspiranti attori e attrici della sezione Workshop +18, come il non leggere i copioni rapidamente, dal telefonino: "Stampateli. Dalla prima lettura nascono le intuizioni vere del film. È un attimo sacro. Spegnere per due ore il cellulare. Oggi la qualità del lavoro è veloce, i provini si fanno con selfie tape. Vai sul set, non consoci nessuno. Prima a New York si faceva la fila anche solo per un reading. Oggi è tutto su Netflix".
Destruttura la platea, mostrando le immagini della missione del 21 dicembre 1968, quando tre astronauti partirono per la prima volta per fotografare la luna: "Accade, però qualcosa. - afferma Yari - Accade qualcosa che cambia per sempre la nostra prospettiva: una sfera azzurra luminosissima nell’infinito buio dell’Universo. Partono per la luna e scoprono il pianeta terra. Una metafora meravigliosa: studi tutta la vita intera e poi scopri da dove vieni, chi sei. Nel vostro percorso vi scoprirete e magari troverete molto altro. Il raccolto è molto più importante di un red carpet. Partire per una metà e scoprirne un’altra, stravolgere un personaggio. Cadere. Rialzarsi. Ho costruito sugli insuccessi la mia carriera. Un attore deve evitare la routine, gli automatismi. Ci sarà sempre qualcuno pronto a dirvi che non vi daranno un euro, che non riuscirete, voi però imparare a guardare come gli altri non vorrebbero che guardaste".
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