

"Giffoni è un luogo molto vivace, una grande opportunità per i ragazzi, ma direi per i bambini da dove può e deve partire il cambiamento. E’ una grande opportunità. Qui si pratica accoglienza ed inclusione, avendo a riferimento la persona, le persone che devono sempre essere al centro", a dirlo è il Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, nel corso della sua visita a #Giffoni55. A guidarla nei luoghi del Festival è il fondatore di Giffoni, Claudio Gubitosi. Con lui il presidente dell’Ente Autonomo Giffoni Experience, Pietro Rinaldi, il direttore generale Jacopo Gubitosi, il responsabile delle relazioni istituzionali di Giffoni, Davide Russo. Ad accoglierla, inoltre, il Prefetto di Salerno, Francesco Esposito, il Questore Giancarlo Conticchio ed i rappresentanti delle forze dell’ordine territoriali. Ad accompagnare la Ministra il consigliere regionale Aurelio Tommasetti ed il consigliere comunale di Salerno Dante Santoro. Emozionante l’incontro con Asperger Campania, un’associazione di genitori di persone con autismo che ha siglato nei mesi scorsi un protocollo d’intesa con Giffoni che ha trovato evidenza nella predisposizione del Quet Place, una sala per decompressione sensoriale a disposizione di bambini e ragazzi neurodivergenti. Poi l’incontro con i ragazzi della sezione Impact preso la Sala Verde della Giffoni Multimedia Valley.
Spogliare la disabilità dal pietismo che spesso la circonda ed abbattere le barriere, partendo da quelle culturali prima ancora che fisiche, sembrano essere queste le priorità che la Ministra elenca sollecitata dalle domande dei giovani Giffoner. Inclusione, accessibilità, comunicazione per affermare il diritto di ogni persona a vivere pienamente: "Parliamo di accessibilità universale - ha detto - che comprende anche le barriere sensoriali e comunicative. Oltre a quelle architettoniche che sono le più note. Essere esclusi dall’informazione, dalla possibilità di comunicare con gli altri significa essere esclusi dalla cittadinanza stessa. E cittadinanza vuol dire lavoro, scuola, vita sociale e ricreativa". C’è ancora molto da fare, ha proseguito: "Possiamo mettere le risorse e fare le leggi più belle del mondo, ma se non ci sono le persone che comprendono che le cose devono essere fatte per tutti, che devono essere accessibili a tutti, resteremo fermi. Ognuno di noi deve assumersi questa responsabilità". Ci sono tante patologie o comunque tanti disturbi che ancora non sono riconosciuti ai fini della disabilità. In sala il caso di una ragazza con disprassia: "Il tema - ha spiegato il Ministro - non è solo quello del riconoscimento economico, ma della consapevolezza e del riconoscimento culturale. Dobbiamo ampliare la fruibilità degli spazi, a partire dalla scuola. Sono misure di buon senso, come gli accomodamenti ragionevoli previsti dalla riforma".
C’è una questione culturale che è una montagna da scalare e c’è una questione legata alla comunicazione. Come si comunica la disabilità? Poco e male, è il parere del Ministro che lancia un appello forte al mondo dell’informazione: "Serve - ha detto - una comunicazione corretta, che metta davvero la persona al centro. Chi si occupa di informazione deve essere formato e usare un lessico adeguato. Troppo spesso, invece, la comunicazione è ancora intrisa di pietismo". Il Ministro ha ricordato le tante attività sportive e ricreative straordinarie che si tengono sui territori e che meriterebbero le prime pagine, non solo piccoli trafiletti: "Al riguardo - dice - abbiamo avviato collaborazioni con giornali ed emittenti proprio per dare voce a queste esperienze. Abbiamo organizzato il primo G7 della Disabilità, e se ne è parlato un po’ di più, ma non possiamo pensare che si debbano fare sempre eventi giganteschi per avere visibilità". Al centro dell’azione del suo ministero è la riforma della disabilità: "Abbiamo creato un fondo unico da 800 milioni di euro. Quando sono arrivata al Ministero abbiamo dovuto implementare la legge di riforma con tre decreti attuativi. A regime, la riforma può impiegare 435 milioni l’anno. A questi si aggiungono 260 milioni per autonomia e comunicazione, 70 milioni per il trasporto accessibile, 22 milioni per le assunzioni di persone con disabilità, 30 milioni per attività ricreative legate all’autismo e, ancora, interventi per il turismo accessibile e le periferie inclusive".
Con quale obiettivo? Quello di dare stesse opportunità e stessi diritti a tutti: "Dobbiamo scardinare pratiche sbagliate - ha spiegato il Ministro Locatelli - che non sono più adeguate al mondo di oggi. Le persone con disabilità hanno diritto di muoversi, decidere e scegliere. In Europa ci sono 100 milioni di persone con disabilità: chi può tirarsi fuori? Potrebbe partire proprio da voi una campagna di comunicazione positiva, per cambiare il modo in cui si guarda alla disabilità". Infine, la scuola. Come destigmatizzare la disabilità in ambito scolastico? Le chiedono dalla sala: "Innanzitutto servono insegnanti di buon senso. Ma dobbiamo lavorare insieme per cambiare le cose. Tutti dobbiamo guardare nella stessa direzione, evitando scorciatoie. Serve sacrificio. Poi c’è un altro aspetto, quello del bullismo. Serve coraggio. Denunciare, parlare, non accettare il silenzio. È un lavoro difficile, ma senza fatica non si arriva in cima". Al Ministro Locatelli il premio Ercole, il riconoscimento di Giffoni55 a chi si è distinto, nel proprio campo, per sensibilità e coraggio. Gli strumenti che servono a chi si avvicina al mondo della disabilità, mettendo al centro la persona.
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