

Sono le relazioni a renderci davvero umani. "Tutta colpa del rock" contiene tutta la voglia di riscatto e la tenerezza degli abbracci e affronta i temi profondi con la leggerezza necessaria per arrivare dritti al punto tra avventure coraggiose e sfide per raggiungere l’obiettivo racchiuso nella tenerezza dei rapporti, nonostante il buio che rende difficile sperare nella nuova luce. Un vero e proprio lavoro di squadra in un mondo in cui "le relazioni sono costrette come in carcere". Al Giffoni Film Festival, l’onore per i #giurati di vedere in anteprima le immagini del film targato PiperFilm con Netflix con la regia di Andrea Jublin alla presenza di quest’ultimo e di Lillo Petrolo e Naska tra i protagonisti. Bruno - il protagonista interpretato da Lillo - è un ex chitarrista rock caduto in disgrazia, bugiardo patologico, egoista, vanesio e padre assente. Dopo una sequenza di errori tragicomici finisce in carcere. Sembra che abbia toccato il fondo e, invece, proprio nel luogo più costrittivo che esista, nasce per lui un’occasione imprevista: fondare una band con altri detenuti per partecipare al Roma Rock Contest e vincere i soldi necessari a mantenere una promessa fatta alla figlia Tina: portarla negli USA per un leggendario "Rock Tour".
Intorno a lui si raccoglie un gruppo di improbabili musicisti reclusi: Roberto (Maurizio Lastrico), il suo compagno di cella e padre affettuoso; Osso, un gigante minaccioso eppure fragile; il Professore, un intellettuale schivo e silenzioso; Eva, una batterista sui generis e K Bone, un ex-trapper che si trasforma in penna e vero spirito trainante della band. Tra momenti comici, scontri e legami inaspettati, la musica diventa un’occasione di rinascita, amicizia e riscatto. "E’ un film sull’amore conquistato di un padre per la figlia, in un racconto di persone sole che conquistano degli amici. Il film vuole raccontare la bellezza delle relazioni affettive e quindi ci serviva un luogo che le costringesse - ha dichiarato il regista Jublin - perchè è anche un luogo di speranza. Un tema di attualità, sembra che ci sia però uno spiraglio di apertura proprio nelle carceri e sulle condizioni dei detenuti. Soprattutto nelle commedie gli opposti nutrono il racconto, per raccontare la musica è anche bello il silenzio, per raccontare le relazioni tra umani è anche giusto far vedere ciò che le mina".
Lillo Petrolo interpreta un egoista ma "che è positivo - ha detto - perchè è egoista per via di un sogno troppo grande che ha. E’ bello inseguirli però devi anche pensare che le persone che ti amano e tu ami hanno bisogno di te. Un egoismo molto vicino a tutti noi, perchè la perfezione spaventa anche a tratti". La ferita che ha il protagonista, insieme alle fragilità, permette allo spettatore di immedesimarsi. Per Naska la musica ha "rappresentato il vero sogno da inseguire per un ragazzino di un paesino e invece ora mi ha portato a parlare del primo film a cui ho partecipato". Il film è nato anche dall’incontro del regista con alcuni detenuti delle carceri che frequentano i laboratori come strumento di riscatto per i nuovi inizi ma anche dall’esperienza passata vissuta proprio da Lillo Petrolo che portava all’interno delle case circondariali i suoi spettacoli.
"Ne abbiamo parlato a lungo e forse è anche da quello è nata l’idea - ha detto il regista - quella di produrre del significato all’interno di un luogo che sembra non averlo". Il potere della musica in questo film è quello di 'salvare anche l’umanità'. Particolarmente significativa l’esperienza raccontata da Lillo Petrolo che durante i tre giorni vissuti in terapia intensiva durante il Covid, ha avuto modo di ascoltare "cinque ore al giorno musica rock enegetica, musica intensa e ritmata, dopo quei 3 giorni ho reagito. Il medico mi ha detto che l’energia muove gli anticorpi, è un fattore chimico. L’importanza che può avere l’ascolto che ti dà forti scosse è questa. La musica è la cosa più umana del mondo e ti aiuta a tirare fuori proprio quell’umanità". Il tema del film tocca principalmente proprio le relazioni umane: "perchè salvano - ha dichiarato infine Andrea Jublin - puoi essere nel posto più brutto, squallido e costrittivo dell’universo ma se ami qualcuno e sei amato in qualche modo sei salvo. Nel film c’è un mondo di solitudini che vengono curate alla fine dalla capacità di avere il coraggio di vivere l’amore".
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