

di Massimiliano Catapano
Una vera e propria stangata colpisce la Salernitana e la sua tifoseria (foto Il Messaggero). Con un decreto firmato dal Ministero dell’Interno, è stato disposto il divieto assoluto di trasferte per i sostenitori granata dal 1° agosto al 1° dicembre, su tutto il territorio nazionale. Il provvedimento arriva come conseguenza diretta dei gravissimi disordini avvenuti allo stadio "Arechi" durante il ritorno del play-out contro la Sampdoria, quando il match fu interrotto al 66’ a causa del lancio di fumogeni, petardi e sedili in campo, prima della definitiva sospensione e della sconfitta a tavolino. Una pagina nera nella storia del club, già segnato dalla retrocessione in Serie C, che ha fatto da detonatore alla rabbia di una tifoseria esasperata. I segnali di tensione si erano accumulati nei giorni precedenti: prima la penalizzazione del Brescia, che ha modificato gli equilibri della classifica a campionato finito, poi l’intossicazione alimentare che ha colpito ventuno tesserati della Salernitana al rientro da Genova, costringendo la società a chiedere - invano - il rinvio della sfida di ritorno.
Il mix di ingiustizie percepite e disagio reale ha fatto esplodere un malcontento generalizzato, culminato nella protesta violenta di fine giugno all’"Arechi". Il decreto ministeriale non prevede eccezioni: la sanzione si applicherà a tutte le gare ufficiali, siano esse campionato o Coppa Italia, derby o trasferte ordinarie. Il club ha già ricevuto comunicazione formale e dovrà affrontare anche due giornate casalinghe a porte chiuse, da scontare nelle prime settimane della stagione 2025/26. L’unica finestra aperta al pubblico resta, per ora, il Trofeo Iervolino in programma il 10 agosto contro la Reggina, trattandosi di un’amichevole. Per il resto, la squadra dovrà fare a meno del proprio dodicesimo uomo sia in casa che in trasferta: un’assenza pesantissima dal punto di vista emotivo e ambientale, proprio in un momento delicato come quello della ripartenza dalla Serie C. Il messaggio lanciato dal Viminale è inequivocabile: nessuna tolleranza verso chi trasforma la passione sportiva in violenza. Ma resta il rammarico per una stagione finita nel caos, tra sospetti, amarezza e una sanzione che, oltre a colpire i responsabili, penalizza un’intera comunità.
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