

Un cortometraggio che sa di sale, vento e memoria. Un omaggio struggente al mare e a chi ogni giorno lo vive con coraggio e dedizione. "Nereide", diretto da Alessandro Emanuele D’Ambrosi e Santa De Santis, è stato presentato come evento speciale al #Giffoni55, nella sezione Elements +10, in occasione del 160° anniversario delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera. Un’opera breve - 22 minuti appena - ma carica di intensità emotiva e simbolica, che fonde realtà e leggenda. "Cara Nereide, ogni grazie che ho ricevuto lo restituisco al mare…", scrive Aurelio, il protagonista, in una lettera immaginaria alla sirena che ha segnato la sua vita. È l’inizio di un viaggio delicato e profondo tra amore, eroismo e nostalgia. Il cortometraggio racconta la storia di un comandante anziano della Guardia Costiera, interpretato magistralmente da Giulio Scarpati, che, ormai gravemente malato, sceglie di trascorrere i suoi ultimi giorni in mare, a bordo della sua imbarcazione.
Le sue giornate scorrono tra il silenzio delle onde e le lettere che scrive alla sua sirena - un ricordo d’infanzia, forse reale, forse no –- che continua a vegliare su di lui. Accanto a lui, i personaggi interpretati da Samanta Piccinetti, Ciro Minopoli e Isabel Russinova, custodi di affetto, memoria e rispetto. Il nome del protagonista è ispirato ad Aurelio, un vero capitano che ha perso la vita tentando di salvare dei ragazzi in mare. Una figura simbolica di un eroismo silenzioso, di quella dedizione che, come ricordano le parole del Comandante di Vascello, Sirio Faè e Donato Zito, Delegato del Comando Generale non cerca gloria, ma ha il dovere nel cuore. "Nereide" è un tributo potente e poetico alla missione della Guardia Costiera: un racconto che, partendo dal mito, arriva dritto alla realtà. La regia di D’Ambrosi e De Santis riesce a far convivere sogno e impegno civile, fantasia e senso del dovere. Una 'buona onda' ha attraversato la Sala Alberto Sordi questa sera. Un’onda fatta di gratitudine, memoria e speranza. Perché il mare non dimentica. E le storie, come le onde, tornano sempre a riva per raccontarci chi siamo davvero. Soprattutto, umani. Un po’ come accade nella magia di Giffoni.
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