

Uno degli eventi speciali più attesi di #Giffoni55 è stata la presentazione delle prime immagini del film "Per te", prossimamente in sala distribuito da PiperFilm. È la storia vera di Mattia Piccoli (in Sala Truffaut con i giffoner), che a 11 anni è stato nominato Alfiere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella per aver aiutato e assistito il padre malato di Alzheimer precoce. A raccontarla gli interpreti Edoardo Leo e Javier Leoni, al grande debutto sul grande schermo. Fino ad oggi il cast non ha incontrato la famiglia di Mattia nè il ragazzo, per una questione di rispetto e pudore, quindi alla Cittadella del Cinema si è verificato quello che Edoardo Leo chiama "un piccolo miracolo". Dell’evento dice: "Qui al Festival sto benissimo, questo è un posto unico al mondo". Con un salto indietro nella memoria aggiunge: "Faccio questo mestiere da 31 anni e da un po’ di tempo cerco storie da produttore. Dopo '18 regali' sono guardingo su quelle tratte da vicende vere ma questa è una meravigliosa storia d’amore di un figlio verso il papà che lentamente perde la memoria di di sè". Il risultato? Mattia si è commosso a vedere le prime clip di "Per te" per la prima volta: "Mi batte forte il cuore e mi lacrimano gli occhi. Queste scene mi hanno colpito, è come se rivedere i miei ricordi ma anche rivivere una seconda volta il momento in cui mi viene detto della malattia".
Javier Leoni parla di "esperienza di vita che mi ha insegnato che nulla è infinito e prima o poi si devono affrontare momenti difficili, ma - come ha fatto Mattia - bisogna fare del proprio meglio per affrontarli". Anche Edoardo Leo si è commosso: "Quando ho visto la prima volta le immagini sono stato in silenzio dieci minuti, non riuscivo a parlare perchè piangevo. C’è una cosa in cui credo: le storie fanno bene a chi le ascolta e a chi le racconta. A me l’arte ha salvato la vita. A volte il lavoro degli artisti andrebbe elevato, è una cura dell’anima far ridere o emozionare". E della realizzazione del progetto ha detto: "Il regista Alessandro Aronadio è stato bravissimo a farci girare per ultime le scene più intime, come l’abbraccio che ha improvvisato Javier quando gli ho detto della perdita di memoria. Mi ha lasciato di stucco. Un film accelera di dieci volte l’intimità tra i suoi interpreti perché ci passi dieci ore al giorno. Il rapporto che si è creato con lui resterà sempre un legame padre-figlio".
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