

Diventare umani significa assottigliare la linea che divide la normalità dalla straordinarietà. Soprattutto quando a riempire le giornate sono le terapie e le cure per affrontare una battaglia come quella del cancro. E così è nata la web serie "Ho preso un granchio" prodotta dalla fondazione Bianca Garavaglia Ets con MediaFriends e Medusa che porta sullo schermo l’ironia, la comicità e l’esperienza degli adolescenti che affrontano la malattia oncologica, nata all’interno del Progetto Giovani, fortemente voluto dal professore Andrea Ferrari all’interno della pediatria oncologica dell’istituto nazionale tumori di Milano. Un vero e proprio viaggio all’interno della quotidianità dei giovani che affrontano la battaglia, per provare a "normalizzare la malattia, parlando un linguaggio che si avvicina agli adolescenti e ai coetanei ma soprattutto per chi vive e affronta la vita accanto a chi ne porta il peso non solo fisico ma anche psicologico". Il viaggio è stato intrapreso anche dai giffoners della edizione numero 55 del Giffoni Film Festival che in Sala Truffaut hanno potuto confrontarsi con il regista, lo sceneggiatore, lo stesso professor Ferrari ma soprattutto con gli attori e ragazzi in cura all’interno dell’istituto che si sono cimentati, divertiti e hanno potuto fare i conti con la comicità di altri ospiti d’eccezione all’interno della web serie: Aldo, Giovanni e Giacomo lo scorso anno mentre per la seconda stagione hanno potuto condividere una puntata con Gerry Scotti.
Puntata che è stata vista in anteprima in Sala Truffaut dai #giffoners che incuriositi hanno potuto fare tante domande a Giorgia, Edo, Marta, Giorgia e al piccolo Gregorio presenti al Gff con lo sceneggiatore Cristiano Nardò e Tobia Fassigato, regista della seconda stagione. La nuova stagione sarà in uscita a fine settembre per un "progetto che interpreta i sentimenti di questi ragazzi con la giusta voglia di rivalsa - ha detto il dottor Billi di MediaFriends - è importante, anzi fondamentale essere qui, i ragazzi sono stati bravissimi". Per il regista Tobia Fassigato "è stato un grandissimo regalo che loro hanno fatto a me. Non mi sarei mai permesso di scherzare e di ideare io una cosa del genere e invece loro hanno chiesto a me di farlo". I ragazzi sono anche autori dei testi con il supporto poi dello sceneggiatore, emblema dell’ironia e della normalizzazione di un processo che risponde alla domanda "Si può scherzare sul cancro?". Sì, guardando la forza, la voglia di vivere e l’intraprendenza di quei ragazzi sullo schermo ma anche su quel palco, la risposta arriva spontanea. Perchè diventare umani significa saper sorridere e raccontare con quel doppio filo che unisce le difficoltà all’ironia, per poter ridere anche dei guai". "Volevamo parlare agli adolescenti come noi - hanno detto i protagonisti sul palco rispondendo alle domande della sala - soprattutto durante la malattia è difficile rapportarsi con le persone che ci stanno attorno, anche durante le cure. Abbiamo trovato un modo per trasformarlo, utilizzando un linguaggio che ci accomuna. Ma soprattutto è stato utile anche a noi poter vivere quelle sale di ospedale in maniera più leggera e diversa".
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