

di Massimiliano Catapano
Un’imponente frode fiscale, radicata nell’Agro nocerino e ramificata in varie regioni italiane, si appresta a finire sotto la lente della giustizia. Sono 29 le persone rinviate a giudizio con l’accusa di aver partecipato a un meccanismo truffaldino studiato per azzerare debiti tributari attraverso falsi crediti d’imposta, arrecando allo Stato un danno quantificabile in diversi milioni di euro. L’indagine, avviata da un nucleo specializzato della Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Nocera Inferiore, ha portato alla luce un sistema organizzato, strutturato per eludere i controlli dell’Agenzia delle Entrate. Il fulcro dell’inchiesta parte da Scafati, ma il raggio si è esteso rapidamente toccando comuni limitrofi come Sarno, Pagani e Nocera, fino a spingersi in provincia di Napoli e in diverse località del nord Italia.
Secondo quanto emerso dagli atti, si tratta di una frode sistemica, alimentata da intermediari abilitati alla trasmissione dei modelli F24, i quali avrebbero inserito dati fittizi relativi a crediti d’imposta mai maturati. In questo modo, decine di aziende compiacenti riuscivano a simulare il possesso di crediti fiscali e a compensare indebitamente le somme dovute all’erario, ottenendo persino - in alcuni casi - la revoca di accertamenti tributari già notificati. Tra gli episodi più gravi documentati dagli investigatori, spicca il caso di un imprenditore di Scafati che, grazie al meccanismo illecito, avrebbe evitato il pagamento di oltre quattro milioni di euro. Per altri imputati, le cifre irregolarmente dichiarate oscillavano tra i 60mila e i 180mila euro, tutte gestite con lo stesso schema ingegnerizzato per frodare il fisco.
L’intero impianto accusatorio, costruito con anni di lavoro meticoloso, è stato ritenuto solido dal GUP del Tribunale di Nocera Inferiore, che ha accolto in pieno le richieste avanzate dal Procuratore Roberto Lenza. Il processo si terrà nello stesso tribunale, nonostante le eccezioni sollevate dalla difesa in merito alla competenza territoriale: secondo quanto stabilito, il primo illecito individuato risulta commesso a Nocera, da un soggetto domiciliato a Sarno. Durante la fase istruttoria, la Guardia di Finanza - in sinergia con l’Agenzia delle Entrate - ha dato esecuzione a 26 sequestri preventivi, comprendenti immobili, conti correnti, quote societarie e altri beni per un valore stimato in centinaia di migliaia di euro. Il sistema, seppur tecnicamente semplice, si basava sull’utilizzo distorto degli strumenti digitali, in particolare quelli messi a disposizione dall’home banking: gran parte degli indagati, infatti, avrebbe trasmesso autonomamente i modelli F24 falsificati, mascherando operazioni illecite dietro apparenti procedure regolari.
L’obiettivo era unico e condiviso: ottenere la cancellazione dei ruoli fiscali pendenti e liberarsi dai debiti tributari. Il procedimento penale, che si annuncia complesso e articolato, si propone di far luce su una delle frodi fiscali più gravi registrate nel territorio campano negli ultimi anni. Un’inchiesta che scuote il mondo delle imprese e che solleva nuovamente il tema - mai del tutto risolto - della necessità di rafforzare i controlli fiscali attraverso tecnologie più avanzate, in grado di intercettare preventivamente gli abusi e tutelare il bilancio dello Stato. La vicenda getta un’ombra inquietante sull’etica d’impresa e sull’abuso delle prerogative digitali concesse dallo Stato. Ma soprattutto, conferma quanto la legalità fiscale sia ancora terreno fragile, dove le scorciatoie sembrano troppo spesso preferite al rispetto delle regole.
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