

"Lo ha detto o non lo ha detto?": inizia così l’incontro dei giffoner della Impact! con Giovanna Botteri, con un gioco sulle affermazioni del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Quindici domande sottoposte alla giornalista che avviano un lungo e appassionato incontro in cui, attraverso avvenimenti più e meno recenti, la storica inviata di guerra della Rai fa il punto sulla situazione dell’informazione in Italia e all’estero. È proprio dalla differenza tra i giornali italiani e quelli stranieri e il modo in cui trattano gli eventi, grandi o piccoli che siano, che si parte. L’esempio da cui inizia Botteri è il racconto di come i media italiani stanno trattando il presunto cambio di atteggiamento del presidente degli USA nei confronti di Putin a opera della moglie Melania Trump. "Tutto questo è frutto della propaganda Ucraina. - spiega Botteri - Il popolo ucraino è disperato, si aggrappa a qualsiasi cosa. E adesso vede in Melania, che è una donna slava, qualcosa a cui aggrapparsi. Ma questo episodio è stato ripreso solo dalla stampa italiana". Botteri spiega che spesso "una serie di notizie trovano presenza solo sulla nostra stampa. Ma tutto questo crea fake news", dice. I media non italiani, invece, tendono a dare "notizie e non l’interpretazione delle notizie". Da qui il suo suggerimento: "Avere sempre uno sguardo più largo, se possibile accedere ad altre fonti, leggere altri giornali. Soprattutto questo è importante in questo momento di guerre devastanti, minacce nucleari, crisi economica a causa dei dazi, perché a questo porteranno. C’è bisogno delle notizie, non della loro interpretazione. È importante avere sempre un occhio che va al di là per capire".
Il discorso di lega alla libertà di espressione. "È in pericolo?”, la domanda dei giffoner. "Nei paesi democratici credo sia rimessa in discussione per molte ragioni. - risponde la giornalista - Innanzitutto perchè la stampa libera è svincolata dai padroni. Ma i grandi gruppi editoriali nei paesi democratici possiedono la stampa". Non manca un riferimento alla Rai: "Credo che sulla Rai bisognerebbe fare una grande battaglia perché la Rai è nostra, è servizio pubblico. Se difendi il servizio pubblico difendi la tua libertà e il tuo diritto a un’informazione libera e pulita. Perchè in questo momento la stampa è nel mirino". Il pensiero va ai giornalisti uccisi a Gaza e nel mondo. E non manca una critica ai giornalisti stessi: "Nei talk show non si intervistano neanche più i politici ma i giornalisti di destra e di sinistra. Ma questo non è il nostro mestiere! Noi dobbiamo cercare le notizie e raccontarle". Non manca un passaggio sul ruolo dei social: "Hanno una funzione grandissima. La rivolta dei giovani in Iran non l’avremmo potuta conoscere senza". Tuttavia, il ruolo del giornalista deve essere un altro: "La nostra missione di inviati e corrispondenti di guerre è stare nei posti dove accadono le cose, senza faziosità, ma per raccontare quello che succede". Perchè "chi mi legge, chi mi segue, ha il diritto di sapere quello che succede, senza propaganda né partigianeria. Io ho il compito di essere gli occhi e le orecchie di chi mi legge". Dunque, "la differenza tra trenta, quaranta anni fa è questa: noi non ci siamo più nei posti per raccontare quello che succede".
Diversi i fatti storici toccati, anche molto diversi tra loro. Dalla dissoluzione della ormai ex Jugoslavia ai fatti del G8 di Genova, passando per le guerre in Iraq, il Covid, l’occupazione delle università in Francia. E, naturalmente, per le guerre in Ucraina e in Palestina. "Abbiamo il dovere morale di costruire ponti, trovare intese tra chi in questo momento si combatte. Questa dovrebbe essere la vocazione dell’Europa, non schierarsi con l’uno o con l’altro. Una soluzione c’è e ci sarà sempre. Quando finirà la guerra tra Ucraina e Russia, così quando si fermerà il conflitto in Medio Oriente, ci sarà un accordo. Ebbene, questo accordo bisogna trovarlo prima che ci siano milioni di morti". Alla Botteri Giffoni consegna il Premio Ercole "per l’eleganza del pensiero e la forza della parola con cui ha raccontato il mondo con occhi liberi e profondi". E non mancano i complimenti del direttore Claudio Gubitosi: "Ercole ha fatto 12 fatiche, tu qualcuna in più".
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