

Siamo fatti per amare. Tra le note di una delle sue canzoni più famose e di successo, Filippo Neviani, in arte Nek (foto Salsano), ha incontrato i giffoners nella prima giornata del Giffoni Film Festival, arrivato alla sua edizione numero 55. Un viaggio introspettivo ma soprattutto un confronto costruttivo sul tema del "diventare umani". Nek lo ha fatto "scendendo" prima dal palco della Sala Truffaut, improvvisandosi conduttore tra i ragazzi in platea e ascoltando le loro domande guardandoli negli occhi e abbracciandoli anche. Il cantante ha rivissuto il suo percorso artistico stimolato dalle curiosità dei ragazzi. Tra passione, fede, sacrificio e impegno, imbracciando una chitarra e intonando anche le sue canzoni di successo: "Una mia cara zia ha percepito in me il talento per il canto e mi ha suggerito di prendere lezioni di chitarra e io un po’ svogliato a 10 anni quasi, per accontentarla, lo feci e poi da quel momento con lo strumento fu amore a prima vista - ha raccontato - qualsiasi passione voi abbiate alimentatela perché quando si fa qualcosa con passione, non si avverti la fatica, la stanchezza, il sacrificio e ci metti tutto l’amore che puoi. Vi auguro di vivere una vita con tanta passione proprio".
Diventare umani significa anche autenticità in un mondo "fatto di intelligenza artificiale, di filtri, di escamotage per cercare di rubare il tempo al tempo e per apparire diversi o come vuole la società". Per Nek è fondamentale "la cura, l’amore verso gli altri, ma soprattutto l’amore verso se stessi perchè c’era qualcuno che più di 2000 anni fa diceva ama il prossimo tuo come te stesso ed è una cosa molto complicata perché non siamo abituati a farlo se noi ci accettassimo per come siamo o al massimo l’altro per com’è invece per come lo vorrebbero gli altri, probabilmente credo il mondo avrebbe un passo diverso". Poi il pensiero a Papa Francesco che diceva "la vita non serve se non si serve - ha detto - secondo me questo è illuminante. Diventare umano è una forma d’amore". Tante le curiosità da parte dei ragazzi soprattutto sulla carriera dell’artista, cominciata negli anni 90: "Per comporre le canzoni, provo ad ispirarmi alla vita. Qualsiasi cosa vivo concorre alla creatività ma il consiglio più prezioso è stato quello di Lucio Dalla: mi disse che per fare successo bisogna soffrire, porre sacrificio: perché il successo è lavoro e sacrificio, impegno e dedizione".
Per Nek l’umano ha un dono che è "il libero arbitrio". "Siamo liberi di poter decidere, solo Dio ha un limite su di noi. Quello di obbligarci a fare quello che lui pensa sia giusto per noi". Poi è stato il momento di parlare di musica che rende umani anzi, che fa diventare più umani. L’incontro in Sala Verde con la sezione Impact si è focalizzato anche su questo: "Il potere della musica è straordinario: c’è chi la usa per lanciare dei messaggi forti, però principalmente viene usata per l’unione e la condivisione anche perché la musica la fai quando sai che qualcuno ti ascolta quando sai che qualcuno partecipa con te. Non c’è cura migliore di questa. È qualcosa che viene da Dio, addirittura c’è una frase che mi piace e più o meno dice che la musica come la sapienza di Dio unisce le cose del cielo e della terra". Stimolato anche dalle domande dei ragazzi della sezione Impact sul suo percorso artistico, Nek ha detto "se avessi 20 anni oggi proverei i talent ma non mi sottrarrei alla cantina, alla sala prove. Altrimenti risulterei artificiale, sentirei il bisogno di sentirmi umano, facendo la musica e suonando". L’ha definita invece una fortuna gigantesca ascoltare la voce e le parole di una canzone della cantautrice Mariasole presente in Sala Verde. "Il fallimento fa parte della vita: non necessariamente si fallisce ma si sbaglia - ha sottolineato - e questo può portare ad un cambio di direzione. La vita è fatta di momenti complicati e di gioia, quando si fa fatica o non si riesce in qualcosa non è un fallimento ma è qualcosa dalla quale tirare fuori più grinta per arrivare in un preciso punto". L’emozione non può essere sostituita dall’intelligenza artificiale o da qualcosa di artificioso. Ne è convinto quel piccolo 'Nekkinoì soprannome dato al cantautore proprio da Lucio Dalla. Quelle stesse emozioni vissute dai giovani che hanno potuto ascoltare le parole (cariche di significato) tra le note di Nek.
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