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Diplomi falsi per ottenere incarichi nella scuola pubblica: maxi-inchiesta nazionale travolge oltre 500 persone

12/07/2025

di Massimiliano Catapano

Un’inchiesta di portata nazionale ha scoperchiato un vasto sistema fraudolento fondato sulla falsificazione dei titoli di studio, utilizzati da centinaia di persone per ottenere incarichi nella scuola pubblica come docenti o personale Ata. Sono ben 525 gli imputati rinviati a giudizio in tutta Italia, tra cui 60 originari dell’Agro nocerino sarnese, in particolare dei comuni di Scafati, Sarno e Nocera Inferiore. Il procedimento giudiziario si preannuncia lungo e complesso: ad ottobre si aggiungeranno altri 22 imputati, tutti di età compresa tra i 40 e i 55 anni, andando così ad alimentare un maxi-processo che si terrà con rito ordinario unificato, senza possibilità di patteggiamento. La sede giudiziaria di competenza, quella di Vallo della Lucania, sta valutando con attenzione la possibilità di suddividere il procedimento in più tranche, dato l’elevato numero di imputati e la mole degli atti. La struttura del tribunale non sarebbe, infatti, adeguata a gestire un processo di tali dimensioni in un’unica soluzione.

Il caso è emerso a seguito di una segnalazione dell’Ufficio scolastico regionale, che nel 2018 aveva rilevato anomalie nei diplomi presentati da alcuni candidati in occasione di concorsi pubblici. Da lì l'avvio delle indagini, coordinate dai Carabinieri, che hanno portato alla luce un sistema consolidato: diplomi scolastici falsi, rilasciati dietro compensi fino a 4.000 euro, utilizzati per scalare posizioni in graduatorie o per accedere a incarichi stabili nella scuola. Nel frattempo, una ventina di imputati ha già patteggiato nei mesi scorsi, ottenendo condanne comprese tra 8 mesi e 2 anni di reclusione. Il fenomeno, però, sembra tutt’altro che circoscritto. Uno dei casi più eclatanti riguarda una donna dell’Agro nocerino, la quale, grazie a un diploma falso, ha ottenuto una supplenza che le ha fruttato circa 40mila euro, seguita da un incarico su posto di sostegno in un concorso straordinario, con un ulteriore compenso di 23mila euro. Ora rischia il licenziamento e la restituzione delle somme percepite illecitamente.

Il fenomeno dei cosiddetti "diplomifici", particolarmente concentrato tra il Cilento e l’Agro nocerino, ha innescato un meccanismo che ora rischia di generare una lunga scia di procedimenti penali e provvedimenti disciplinari nei confronti di coloro che hanno ottenuto incarichi pubblici sulla base di titoli contraffatti. Non si tratta, peraltro, di un caso isolato al Sud: anche in Toscana, due assistenti amministrativi sono stati licenziati nel mese di giugno, dopo che il Ministero dell’Istruzione ha scoperto la falsità delle esperienze lavorative dichiarate in scuole paritarie di Nocera Inferiore. Il quadro che emerge è preoccupante. Oltre a minare la fiducia nel sistema di reclutamento pubblico, questa vicenda evidenzia la necessità di un controllo più rigoroso e strutturato sui titoli di studio presentati nelle procedure concorsuali. Il rischio concreto è che la scuola pubblica, pilastro fondamentale della società, venga compromessa da scorciatoie illecite che premiano la furbizia a scapito del merito.

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