

di Massimiliano Catapano
Un silenzio carico di dolore e sconcerto ha avvolto Cetara all’indomani della tragica scomparsa di Salvatore Caso, pescatore di 76 anni, investito all’alba di domenica lungo la Strada Statale 163 Amalfitana, nel tratto compreso tra Cetara e Maiori. L’uomo, conosciuto e benvoluto da tutti per la sua umanità e il suo impegno nel lavoro e nella comunità, è stato travolto da un’autovettura mentre si recava, come ogni mattina, al porto per iniziare la sua giornata. A rendere ancora più delicato il contesto è il fatto che alla guida dell’auto coinvolta ci fosse una ragazza di 22 anni, figlia del sindaco di Cetara, Fortunato Della Monica. Un particolare che ha subito acceso l’attenzione pubblica e innescato un acceso dibattito, non solo per le implicazioni personali e istituzionali, ma anche per l’esito dei test alcolemici: secondo quanto emerso, la giovane presentava un tasso alcolemico lievemente superiore al limite consentito dalla legge, un dettaglio che potrebbe aggravare la sua posizione giudiziaria. Le ricostruzioni iniziali fornite dagli inquirenti tratteggiano uno scenario netto: Caso stava percorrendo in bicicletta la statale, come faceva da anni, quando, poco dopo l’alba, è stato centrato con violenza dall’auto. Nonostante l’intervento tempestivo dei soccorsi, per l’anziano pescatore non c’è stato nulla da fare. L’impatto è stato fatale.
La presenza del sindaco sul luogo della tragedia, nelle primissime ore successive all’impatto, ha suscitato non poca attenzione. Alcuni hanno interpretato il gesto come una partecipazione istituzionale; tuttavia, la famiglia della vittima ha voluto chiarire pubblicamente la situazione, spiegando che il primo cittadino si trovava lì esclusivamente in qualità di padre della giovane conducente, e non in veste ufficiale. Una precisazione importante, che ha contribuito a riportare la vicenda nella sua corretta dimensione privata. In un comunicato sentito e dignitoso, i familiari di Salvatore Caso hanno espresso profonda gratitudine per la solidarietà ricevuta in questi giorni di dolore. Hanno ringraziato la Polizia Locale per la professionalità e l’umanità dimostrate e rivolto parole di stima al Comitato feste per il rispetto osservato durante la processione in onore di San Pietro, patrono dei pescatori. Proprio in omaggio a questa figura tanto cara alla comunità e a Salvatore, devoto e presente a ogni celebrazione, la famiglia ha deciso con grande compostezza di non ostacolare lo svolgimento della festa patronale, ritenendola una parte integrante della vita di Cetara.
Ma accanto alla gratitudine, c’è anche l’amarezza. Nel messaggio dei familiari emerge un sentimento di sfiducia nei confronti del sistema giudiziario e del contesto in cui si sviluppa l’inchiesta. “Viviamo in un mondo di corruzione, corrotti, corruttori e insabbiatori”, hanno scritto, con parole dure e dirette che mettono in luce la paura che la verità possa essere offuscata da interessi o pressioni esterne. Un timore più che legittimo, alla luce del coinvolgimento di una persona legata a una figura istituzionale. Ma la famiglia lo dice chiaramente: non può e non deve esistere alcuna zona grigia. Il fatto che la conducente sia la figlia del sindaco non può e non deve in alcun modo giustificare alcun tentativo di insabbiare la verità. Chiunque sia, dovrà rispondere di quanto accaduto, con pene giuste e severe, come previsto dalla legge, senza sconti o protezioni. L’episodio ha generato un forte scossone emotivo nella cittadina costiera, dove le relazioni personali si intrecciano con quelle pubbliche, e ogni tragedia diventa anche un fatto collettivo.
La notizia del lieve superamento del tasso alcolemico da parte della giovane conducente ha amplificato il senso di rabbia e impotenza tra i cittadini, sollevando interrogativi non solo sulle responsabilità personali, ma anche sulle garanzie di imparzialità nell’accertamento della verità. In attesa che la magistratura faccia piena luce sull’accaduto, la comunità resta in silenziosa attesa. Gli occhi di tutti sono puntati sull’evoluzione dell’inchiesta. La speranza della famiglia Caso è che si tratti di un’indagine rigorosa, trasparente e coraggiosa, capace di restituire alla memoria di Salvatore la dignità che merita. Un uomo che, fino all’ultimo giorno della sua vita, ha servito il mare, la famiglia e la sua terra con dedizione e onestà. Il messaggio finale della famiglia, rivolto a San Pietro, invoca protezione per l’anima del loro caro e riflette un legame profondo con la fede, le tradizioni e l’identità di una comunità che oggi, ferita e attonita, chiede solo verità e giustizia.
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