

di Massimiliano Catapano
La ferita è ancora aperta, profonda, e secondo molti insanabile. Ma stavolta a parlare non sono le solite chiacchiere da bar o lo sfogo a caldo di una tifoseria delusa. A farsi sentire, con toni durissimi e parole scolpite nel cemento, è il Club Mai Sola Salernitana 1919, che attraverso un comunicato ufficiale ha denunciato pubblicamente quanto, a loro dire, è stato un lento e inesorabile smantellamento della dignità sportiva della Salernitana. "La rabbia non passerà facilmente, nè tantomeno la delusione", scrivono i tifosi, che sin dalle prime righe non lasciano spazio ad ambiguità. Quello che è accaduto, spiegano, non è stato un semplice incidente di percorso, ma la diretta e prevedibile conseguenza di "scelte, decisioni e atteggiamenti" sbagliati. Nel mirino, una gestione societaria definita "incapace e arrogante", responsabile non solo di due retrocessioni nel giro di pochi anni, ma anche della frammentazione del tifo organizzato, del progressivo impoverimento dell’ambiente e dell'allontanamento di figure professionali che avevano il coraggio di "gridare che il re era nudo".
L’attacco è frontale, senza filtri, e colpisce al cuore la figura del presidente Danilo Iervolino. Il Club lo accusa apertamente di essersi sottratto ai propri doveri, scegliendo il silenzio proprio nel momento in cui sarebbe servita la sua presenza. Non usa mezze misure il passaggio in cui viene descritto l’invio, al posto suo, di un "fidato puttino con la faccia da onoranze funebri", chiamato a ribadire vaghe promesse che, secondo il comunicato, non hanno più alcuna credibilità. Ma l’analisi del Club va oltre il singolo uomo. Si punta il dito contro un intero sistema gestionale, definito come una corte di servitori più attenti "ad accomodare il padiglione del Re" che a rimboccarsi le maniche per costruire qualcosa di concreto. Si parla apertamente di fondi distratti, di dirigenti mai operativi, di una struttura autoreferenziale e improduttiva.
A rincarare la dose è l’accusa più pesante, quella rivolta alle istituzioni calcistiche: "La Mafia di Palazzo ha avuto gioco facile nel trovare e prendere l’agnello sacrificale", si legge. Una frase durissima, che lascia intendere che la Salernitana, nel momento del bisogno, sia stata lasciata sola o, peggio, usata come pedina sacrificabile per tutelare interessi altrui. Il tono diventa poi definitivo e senza appello: "Ora chiacchiere non ne vogliamo! Non interessa incontrare chi non avrebbe nulla di diverso da dire!". Per il Club Mai Sola non c’è più spazio per il dialogo. Nessun confronto con chi “non ha rispetto di tutta la tifoseria”, nessuna apertura verso chi, con i propri comportamenti, avrebbe calpestato passione, sacrifici e amore di un’intera comunità. Il cuore del comunicato arriva poco dopo, in una frase che riassume il senso di tutto: "A noi interessa la restituzione della dignità!".
Non servono più proclami, conferenze o mercati estivi: ciò che viene chiesto è un atto di umiltà, una resa delle armi da parte di chi - è l’accusa - ha svuotato la Salernitana della sua identità. Ed è proprio a chi ha "violentato la pazienza, la dignità e la passione di un intero popolo" che viene lanciato l’ultimatum. Il comunicato si chiude con un messaggio tanto chiaro quanto provocatorio: "Si ammetta di non essere in grado di fare calcio, soprattutto in una piazza esigente come Salerno, o si consenta a reali professionisti di lavorare con la giusta forza economica e massima libertà". Non si cercano scommesse, nè personaggi di passaggio, ma persone competenti e appassionate, libere di agire senza dover rispondere a "amministratori di condominio", la cui presenza nel calcio - si legge ironicamente - "sta come la panna nella carbonara". Un colpo durissimo, che non lascia spazio a interpretazioni. Il Club Mai Sola ha parlato a nome di quella parte della tifoseria che non si accontenta più di parole, né si lascia convincere da facili slogan. Chiede rispetto, coerenza e, soprattutto, che chi ha fallito ne prenda atto e faccia un passo indietro. Perchè per chi ama davvero la Salernitana, la dignità non è negoziabile.
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