

di Massimiliano Catapano
Il sipario cala nel modo più amaro. La Salernitana retrocede in Serie C e lo fa nella vergogna: sotto 0-2 nel ritorno del play-out contro la Sampdoria, la partita viene sospesa al 66’ dopo il lancio di sedili e fumogeni da parte della curva granata. La rabbia esplode, e non solo sugli spalti. Esplode in città, nelle case, nei bar, nei cuori di chi ha visto questa squadra passare in due anni dalla Serie A al baratro. In una sala stampa surreale, tra silenzi e tensione, l’amministratore delegato Maurizio Milan sceglie di parlare. Si assume la responsabilità, promette un rilancio, difende Iervolino e riconosce errori. Ma i tifosi non ne possono più: vogliono fatti, non dichiarazioni. "Questa è una delle notti più tristi per noi, per la società e per la città. - ha esordito Milan - C’è solo tanta delusione, non ci sono frasi di circostanza. Siamo profondamente amareggiati". Il dirigente non si nasconde dietro l’alibi degli episodi arbitrali, anche se non li ignora: "Ci sono situazioni evidenti che ci hanno fatto innervosire, come un gol annullato e un rigore non concesso. Ma la verità è che non dovevamo proprio arrivare a questi play-out".
È l’ammissione più importante, quella che la piazza chiedeva da mesi: "Gli errori sono stati sportivi, certo, ma soprattutto gestionali. Abbiamo scelto persone a cui abbiamo affidato processi importanti e che non hanno funzionato. Gli sbagli sono nostri. Non scarico responsabilità su altri. La fiducia che abbiamo concesso non ha prodotto i risultati sperati". A gennaio, Milan e la proprietà avevano investito per rilanciare: "Abbiamo fatto un mercato importante, puntando su attaccanti da cui ci aspettavamo molto di più. Dovevano essere garanzia di ripartenza, invece hanno fallito. Questo ci ha insegnato che la programmazione non può essere rimandata: da subito avremo una squadra degna, anche in Serie C". Poi il passaggio più netto, che sa di sfida: "Non ci tiriamo indietro. Da domattina parte il progetto di rilancio. Ripartiamo dalla C, ma con serietà. Non abbiamo mai pensato di mollare. Saremo presenti e più organizzati". Ma Salerno non è più disposta ad ascoltare. Da troppi mesi la città riceve proclami puntualmente disattesi. E lo sa anche Milan: "Siamo uomini d’azienda, non di calcio, e forse è questo l’errore più grande. Non ci siamo intromessi nelle scelte tecniche, abbiamo lasciato carta bianca e questo ha prodotto il disastro. Non lo rifaremo".
Alla domanda su Lovisa, dirigente accostato alla Salernitana per la rifondazione, Milan ha risposto con chiarezza: "Non abbiamo ancora parlato con lui. Lo faremo domani. Era già sulla nostra lista da tempo. Avevamo una rosa di profili pronta, sperando di non doverla usare. Ora è il momento". E ha aggiunto: "Il nuovo direttore sportivo? Lo deciderò io con il presidente". Su Iervolino, il patron che ha lasciato lo stadio dopo la sospensione della partita, Milan ha detto: "Era molto arrabbiato, con la squadra e con chi aveva scelto. Non riusciva a rimanere seduto. Ma vi assicuro che è con noi. Abbiamo parlato fino a pochi minuti fa. Ha ritrovato la passione e tornerà a guidare in prima persona questo club. Se pensavamo di farlo dalla caffetteria, adesso lo faremo dalla Serie C". Sul clima pesante che ha portato all’interruzione della gara, Milan ha ammesso: "Condanniamo ogni forma di violenza, ma capiamo anche la frustrazione. I presupposti con cui era iniziata la stagione erano diversi, e quando ti ritrovi qui, gli animi si accendono. È inevitabile".
Non manca un riferimento alla querelle legale sui playout e al ricorso presentato: "Dal 13 maggio non abbiamo più giocato lo stesso campionato. Riteniamo che ci siano stati procedimenti poco lineari. Continueremo la nostra battaglia nei tribunali. Ma al di là di questo, sappiamo bene che il campo ha parlato. E il campo ha detto che siamo retrocessi". Infine, uno sguardo al futuro, che però a molti sembra l’ennesimo copione già visto: "Riorganizzeremo il club, cambieremo struttura, inseriremo figure nuove e competenti. Vogliamo snellire i processi e imparare dagli errori. La Serie C è un campionato difficile, ma ci faremo trovare pronti. Salerno e i suoi tifosi non meritano questa categoria. Non lo merita una città che ha anche il sostegno della politica per rifare lo stadio. Non ci nascondiamo. Abbiamo fallito, ma da qui ripartiamo". Ripartire, sì. Ma questa volta il popolo granata non farà più credito alle parole. Ha sopportato abbastanza. Ora il tempo delle scuse è finito. Servono fatti, subito. E chi ha sbagliato, se ha davvero a cuore la Salernitana, faccia un passo indietro. Perchè a Salerno ci si rialza solo con dignità. E la dignità, stavolta, passa dal silenzio e dalla verità.
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