

di Massimiliano Catapano
Non serve un palmarès per entrare nella leggenda. Non servono titoli per scolpire il proprio nome nella memoria collettiva. La Salernitana compie oggi 106 anni e lo fa con la fierezza di chi ha costruito la propria identità sulla passione, sull’orgoglio, e su un amore che non ha mai chiesto nulla in cambio. Perchè chi nasce granata, lo resta per sempre. E chi tifa Salernitana sa bene che questa non è solo una squadra di calcio: è un legame di sangue, è un grido di appartenenza, è una scelta di vita. Non si cambia. Non si tradisce. Non si abbandona. Dal 19 giugno 1919 (al civico 67 di Corso Umberto I nasce, l’Unione Sportiva Salernitana. Il primo presidente è Adalgiso Onesti, il ds è Matteo Schiavone, si gioca al Piazza d’Armi. La prima maglia, per necessità è a strisce verticali bianco-celeste) a oggi, questa maglia ha attraversato un secolo di tempeste e di illusioni, ma anche di risalite, conquiste, e momenti che solo chi ha il cuore color porpora può davvero comprendere.
Ha viaggiato tra le categorie senza mai perdere la dignità. Ha conosciuto la Serie A, ma ha saputo affrontare anche l’inferno della Serie C senza piegarsi, con lo stesso orgoglio di chi crede nel valore della propria storia. E quella storia l’ha sempre scritta il pubblico. Perchè il patrimonio più grande della Salernitana non è mai stato il campo, ma la gente sugli spalti. Quei volti segnati dal sole dello stadio "Arechi", quelle mani alzate sotto la pioggia, quelle voci che non si sono mai spente nemmeno nei momenti più bui. È questa la vera forza della Bersagliera. Un popolo che non smette mai di crederci. In questi 106 anni si sono alternati presidenti, allenatori, giocatori. Sono passate mode, generazioni, categorie. Ma una sola cosa è rimasta immutabile: il cuore granata. Quello stesso cuore che continua a battere senza sosta anche oggi, anche quando le delusioni sembrano superare le gioie, anche quando l’orgoglio è l’unica cosa che resta. Chi tifa Salernitana lo sa: non è mai stato semplice. Ma è proprio questo a rendere tutto più vero. Più umano. Più nostro. Perchè qui non si tifa per vincere, si tifa per resistere. Si tifa per gridare al mondo che Salerno c’è, e che non sarà mai piegata da un risultato, da un fallimento, da una retrocessione.
Oggi, in questo 19 giugno che profuma di memoria e di fede, i tifosi granata non chiedono regali. Chiedono rispetto. Chiedono che venga riconosciuto il valore di un amore che ha saputo superare ogni logica sportiva. E che, domenica, scenderà in campo ancora una volta con la speranza di una salvezza che avrebbe del miracoloso. Domenica 22 giugno, infatti, la squadra granata affronterà la Sampdoria nella gara di ritorno dei playout. Serviranno due gol, e servirà soprattutto non subirne. È un’impresa. Ma il destino della Salernitana è sempre passato attraverso imprese. E mai come stavolta, il cuore dovrà battere più forte della paura. La Salernitana non è solo storia. È il presente che ogni tifoso vive sulla pelle. È il futuro che ogni bambino granata sogna allo stadio con il papà. È l’eco di una voce che, da 106 anni, dice sempre e solo la stessa cosa: "Forza Salernitana".
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