

di Massimiliano Catapano
Il Coordinamento Regionale Campania del Movimento Italiano Disabili (M.I.D.), attraverso le parole del suo referente Giovanni Esposito, interviene con fermezza sul dato allarmante emerso dall’ultima tornata referendaria, che ha registrato un’affluenza alle urne ferma al 31,86%, ben al di sotto della soglia minima necessaria per il raggiungimento del quorum. Secondo il M.I.D., questo dato non è solo un campanello d’allarme, ma la prova tangibile di un malessere diffuso nel Paese. "Il fallimento del referendum - dichiara Esposito - dimostra quanto il popolo sia ormai profondamente sfiduciato, deluso e rassegnato rispetto alla politica, soprattutto in tema di lavoro e occupazione". Il Movimento denuncia come le attuali politiche istituzionali non siano più percepite come credibili o vicine ai bisogni concreti dei cittadini. In particolare, l’attenzione si concentra su due fasce sociali sempre più marginalizzate: i giovani e le persone con disabilità. Entrambi, secondo il M.I.D., si sentono esclusi dal dibattito pubblico e privi di reali prospettive di inserimento lavorativo, tanto da allontanarsi dalla partecipazione democratica.
"La scarsa affluenza alle urne - prosegue Esposito - è il segnale chiaro che le azioni amministrative messe in campo dai vari governi, da qualsiasi schieramento politico, risultano inefficaci, soprattutto sul fronte dell’occupazione. E quando il lavoro manca, soprattutto per le persone fragili, la democrazia si indebolisce". Il Movimento Italiano Disabili punta il dito anche contro una politica giudicata distante e autoreferenziale, che appare più concentrata sulla propaganda e sulle promesse elettorali che sulla risoluzione concreta dei problemi. "La gente non crede più - afferma ancora il Coordinatore - alle parole costruite su visioni immaginarie e scenari irrealistici, ma pretende fatti, risultati, interventi mirati e visibili". Secondo il M.I.D., l’attuale crisi di fiducia è figlia di anni di politiche che non hanno saputo ascoltare nè rispondere alle vere esigenze del Paese. E la disillusione rischia di essere solo all’inizio: se non si interviene in modo serio e strutturato, anche le prossime elezioni - a partire da quelle regionali - potrebbero registrare un crollo ulteriore della partecipazione popolare.
"È giunto il momento - conclude Esposito - che la politica si fermi e rifletta sull’azione sin qui condotta. Serve un nuovo patto sociale, una visione concreta e condivisa, progetti che mettano al centro i bisogni reali delle persone, a partire da quelle più fragili. Altrimenti, continueremo a vedere un’Italia sempre più silenziosa, sempre più disillusa, sempre più distante dalle urne. Ma il voto resta ancora l’unico strumento che abbiamo per far sentire la nostra voce. Ed è proprio quella voce che oggi più che mai dobbiamo difendere".
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