

Mentre alcuni padiglioni vengono rinnovati e restituiti con facciate tirate a lucido, altri versano in condizioni di abbandono e degrado. È il caso emblematico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona", al centro dell’ennesima bufera mediatica per la gestione contraddittoria dei suoi spazi, dei servizi e delle risorse. Il simbolo più recente di questa contraddizione è la Torre Cardiologica, dove l’intervento dei Vigili del Fuoco ha portato alla chiusura di un terrazzino ritenuto pericolante. Una misura necessaria, certo, ma che ha sollevato interrogativi sulla sicurezza strutturale dell’edificio e sull’effettiva efficacia degli investimenti in corso. Perché mentre si spendono milioni per riqualificare alcune aree, in altre si interviene solo in emergenza, senza una strategia globale. A poche centinaia di metri da lì, proseguono i lavori per il nuovo ospedale di Salerno, un progetto che promette innovazione e modernità, ma che rischia di diventare una cattedrale nel deserto se non accompagnato da una vera riforma organizzativa. I cittadini, nel frattempo, restano in attesa, disorientati da una sanità che sembra avere due volti: da una parte le promesse, dall’altra i disservizi.
A denunciare con forza questa situazione è Mario Polichetti, responsabile nazionale del Dipartimento Sanità dell’Udc, che ha puntato il dito contro una gestione "a singhiozzo" dell’ospedale. "Prima dimenticati, poi rispolverati senza alcuna chiarezza. - ha dichiarato - È evidente che manca una visione complessiva. Non si può procedere per spot mentre il personale è allo stremo e l’utenza si trova a fronteggiare carenze evidenti". Un altro nodo spinoso è quello del servizio mensa, che nei fine settimana e nei festivi non funziona, lasciando il personale sanitario senza la possibilità di usufruire di un pasto durante i turni. A segnalare il problema è stato Giuseppe Ventura, rappresentante sindacale, che ha richiesto l’intervento della direzione generale: "Va ripristinato. È previsto nel capitolato di gara. Non si può lavorare in queste condizioni". L’incontro con la direzione è fissato per il 28 maggio, ma nel frattempo la situazione resta invariata.
Anche il capitolo dei moduli prefabbricati realizzati durante l’emergenza Covid torna sotto i riflettori: attualmente utilizzati per ospitare pazienti della Rianimazione, rappresentano - secondo Polichetti - l’ennesima "soluzione tampone", figlia di una mancanza di pianificazione e di un’improvvisazione continua. "Non si può fare affidamento su strutture nate per l’emergenza - ha aggiunto - e continuare a utilizzarle senza un progetto a lungo termine". A tutto questo si somma il silenzio delle istituzioni su molti fronti: dalla sicurezza degli spazi alle modalità di gestione del personale, fino alla garanzia dei diritti minimi per chi lavora ogni giorno a contatto con la sofferenza. La protesta dei sindacati è solo la punta dell’iceberg di un malcontento diffuso, che si alimenta davanti a ogni ascensore bloccato, a ogni infiltrazione nei corridoi, a ogni servizio che salta nel silenzio generale.
E qui sorge una domanda inevitabile: non sarebbe forse il momento di cambiare radicalmente direzione? Di rinnovare la governance amministrativa affidando la guida del "Ruggi" a professionisti di comprovata esperienza e visione, capaci di affrontare le sfide complesse della sanità pubblica con competenza e determinazione? Perché in un contesto così delicato, non basta la buona volontà: serve autorevolezza, strategia e una profonda conoscenza del settore. La sensazione, sempre più forte, è quella di una distanza crescente tra le scelte dirigenziali e la realtà vissuta ogni giorno da pazienti e operatori. Se il nuovo ospedale rappresenta il futuro, il presente del "Ruggi" impone una riflessione urgente: non bastano strutture moderne, servono programmazione, chiarezza, rispetto per i professionisti e trasparenza nei confronti della cittadinanza. Solo così si potrà davvero voltare pagina. Ma il tempo, ormai, stringe.
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