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Mister Daniele Farina: "Ho preso un anno di pausa ma continuerò a seguire tanto calcio in Italia e non solo"

25/09/2023

La stagione calcistica è appena partita sia nei professionisti che tra i dilettanti. Ecco, quindi, che la redazione di Salernoinweb.it ha deciso di sentire in esclusiva Daniele Farina, esperto di calcio dilettantistico che ha deciso di prendersi una pausa in questa stagione dopo essere stato nello staff della Polisportiva Baronissi ad occuparsi del gruppo degli Under 17

"Come ben sapete ho deciso di prendere un anno di riposo dai campi, - le prime parole di Farina - perché sono sempre più convinto che più passi il tempo e più questo calcio si stia evolvendo dando priorità diverse da quelle di un tempo. Resta di fatto che a livello giovanile ci saranno tantissime novità, e, pertanto, la mia posizione resta comunque di supporto verso la Polisportiva Baronissi società alla quale sono emozionalmente legato".

Mister cosa si porta dietro dell’ultima esperienza?

"Esperienza che è stata complessa fin dai primi giorni ma molto formativa sia per me che per i ragazzi con i quali ho intrapreso un percorso difficilissimo ma che oggi, però, qualche risultato lo ha portato. Basti pensare che oggi alcuni di quella rosa sono in pianta stabile in squadre che sono ai nastri di partenza di campionati regionali o si stanno affacciando a campionati dilettanti che seguirò con costanza e interesse. Non tutto da buttare, insomma, anche perchè quando si ottengono risultati del genere è sempre più bello rispetto ad una vittoria stessa del campionato in sé".

Cosa intende per "Seguirò con interesse"?

"Non posso negare né che mi siano arrivate chiamate come non posso negare che mi manchi stare al lavoro sul campo. Al momento come già detto primo resto a disposizione della Polisportiva Baronissi: nulla di ufficiale, in termine di ruolo, ma sono lì sul campo a dare il mio contributo".

Quale può essere la chiave per riaccendere la passione?

"Le generazioni di oggi non sono quelle di 15-20 anni fa dove c’era un altro tipo di calcio: i bambini nascevano già con un pallone ed esisteva un modo di aggregarsi completamente diverso, la cosiddetta "strada". Oggi tutta questa magia si è un pochino persa: si vedono poche signore affacciarsi ai balconi con i secchi d'acqua (sorride, ndr) per far smettere di fare casino ai ragazzini che usavano le saracinesche dei garage come porte".

Oltre il calcio giovanile, ci può dare un parere sul calcio dei grandi? Partendo dall’effetto Arabia: cosa ne pensa?

"Discorso molto complesso ed articolato. Se, però, ci soffermiamo su due aspetti (economia e qualità) devo dire che sembra di assistere ad una nuova Cina. Il modus operandi è lo stesso: grandi investimenti, stipendi faraonici e voglia matta di portare la propria nazionale sul tetto del mondo. Se la domanda voleva essere giudicante devo dire che non mi piace che la Fifa non sia intervenuta su certi aspetti. Aspettiamo assegnazione del Mondiale del 2030 poi ci risentiamo e argomentiamo il tutto ma credo che quella sia la data X".

Per quanto riguarda il calcio italiano, come lo vede?

"Al timone della Nazionale ora c'è un allenatore espertissimo che ha vinto un campionato in scioltezza con in Napoli meritando dalla prima all'ultima giornata. Chissà se Carlo Ancelotti non si fosse accasato al Brasile se non si fosse potuto fare un pensierino. Credo nel complesso, facendo i dovuti scongiuri, che ci qualificheremo al prossimo Europeo e a differenza di tantissimi non credo che la nostra nazionale sia inferiore alle altre. Quando accadono queste cose ci deve essere sempre qualcuno che deve fare un passo indietro e da noi accade poco ciò. Per quanto riguarda la nostra Serie A, volessimo basarci sui numeri, penso che siamo il campionato che negli ultimi due anni ha il coefficiente più alto in termini di numeri e punteggi. Che sia arrivato un solo trofeo, negli ultimi due anni, nulla toglie a quanto le nostre società stiano facendo in Europa grazie al grandissimo lavoro dei dirigenti che le rappresentano. Credo che la direzione sia quella giusta: guardate l’Inter, per esempio, arrivata in finale di Champions con in campo 5 calciatori presi a parametro zero: non bisogna spendere fortune per vincere, serve programmazione".

A proposito di calcio estero, invece, che opinione ha?

"Viaggio tanto, vedo tanto calcio estero, parlo con tanti amici che lavorano in paesi calcisticamente al top ed altri con poca tradizione calcistica. La verità sta nel mezzo: gli altri campionati offrono spettacoli prima di una gara perché hanno impianti favolosi di proprietà, è tutta qui la differenza. Oggi di qualità e belle gare ce ne sono veramente poche ed ecco perchè il Brighton, il Sassuolo, il Lipsia e la Real Sociedad per citare i top 4 campionati, sono (per me) l'esaltazione di un gioco brillante che cura il dettaglio, perché fanno dell' intensità del collettivo la loro arma che maschera tantissimo i limiti tecnici di ogni singolo giocatore. Sono, infine, società che vendono bene i propri giocatori ma poi gli stessi salvo qualche rarissima eccezione fuori dai contesti non rendono".

Mister dove si vede tra qualche mese?

"A breve termine onestamente voglio fare lo spettatore, continuare a godermi ancora di più la famiglia a 360°, guardare calcio in TV e viaggiare tantissimo. Se capitasse, intanto, qualche opportunità tutto può succedere ma non la sto sicuramente inseguendo".

Un’ultima curiosità sulla Salernitana: che stagione sarà per i granata?

"Sono io che ringrazio voi e saluto tutti i lettori. La città e i suoi tifosi devono essere fieri ed orgogliosi di avere un impianto societario di grandissimo livello con un progetto importante. Quest'anno è partita molto a rilento ma ci sono moltissime squadre partite con il freno a mano. Bisogna, nel complesso, avere fiducia e fare i conti con l'assenza di Dia e l’innesto dei nuovi che, posso garantire, ho seguito nei vari campionati e che possono dare un contributo importantissimo. Il centravanti granata mancherà anche per la Coppa d'Africa, e Sousa, quindi, sta varando vari sistemi per sopperire alla mancanza di un accentratore come il senegalese e va fatto lavorare perché sa di calcio come pochi. Salerno e i salernitani devono capire che la salvezza è una vittoria non una sconfitta: la piazza a volte si entusiasma per poco e ciò crea pressione sui giocatori. Sono sicuro, però, che lotterà fino alla fine per ottenere un'altra incredibile salvezza che tutti noi ci auguriamo per la città stessa".

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