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Pallanuoto, vetrina di lusso ai Settecolli per il Settebello. Campagna spegne 60 candeline

19/06/2023

Era l'estate del 2014 quando il Settebello affrontava Croazia, Ungheria e Stati Uniti in un quadrangolare inserito nel programma del Settecolli. Nove anni dopo il Settebello - che nel frattempo ha conquistato il bronzo europeo a Budapest 2014, il Bronzo olimpico a Rio de Janeiro 2016, l'Oro e l'Argento mondiale a Gwangju 2019 e Budapest 2022 e per la prima volta nella storia ha vinto la World League a Strasburgo 2022 - torna allo Stadio del Nuoto in occasione del 59° Trofeo Settecolli come special guest. Venerdì 23 giugno alle 21.30, al termine delle finali di Nuoto della prima giornata, affronta la Croazia campione d'Europa nell'ultimo test match prima della Super Final di World Cup, in programma a Long Beach dal 30 giugno al 2 luglio. Arbitri del match Raffaele Colombo (Italia) e Nenad Peris (Croazia). Nel precedente di nove anni fa al Foro Italico la Croazia vinse 11-10. La partita evento è anche l'occasione per festeggiare i 60 anni del commissario tecnico della Nazionale Alessandro Campagna che si confida ai microfoni della Federnuoto.

Sessant'anni di cui quaranta passati con il Settebello. "Ho esordito nel 1982 e, tranne i sei anni passati in Grecia, posso dire che il Settebello e la Federazione sono la mia casa. Sono grato a tutti coloro che mi hanno dato la possibilità di esaudire un sogno che non era affatto scontato. Prima da giocatore, poi da assistente e infine da tecnico, legare il mio nome ad una squadra così gloriosa è un vanto. Per questo ringrazio i miei compagni di squadra, i dirigenti e gli allenatori che mi hanno formato. Ho inziato con il nuoto poi a 12 anni sono passato alla Pallanuoto quindi sono quasi 50 anni che sono nella vasche. E' un bel traguardo ma ho ancora l'entusiasmo di un ragazzino. L'esser diventato allenatore mi permette di stare sempre a contatto con i giovani e quindi mi fa restare giovane. Il segreto per far crescere i giocatori è togliere un po' del proprio ego e questo ti fa vedere con occhi diversi anche la vita. C'è una crescita insieme, nelle relazioni e dal punto di vista umano, e questo è fantastico". Il ct continua: "Ho avuto la fortuna di crescere nell'Ortigia, nella Città dello sport, tra valori importanti come l'amicizia, la capacità di socializzare e di spendersi per i compagni. Una virtù però mi preme sottolinerare ovvero l'impegno: senza questo non avrei mai raggiunto nessun risultato nonostante fui tagliato all'inizio della mia carriera. Se uno pensa che i risultati arrivino per grazia ricevuta allora è fuori fase. La testa è il primo grande elemento da allenare e per questo ringrazio i miei genitori e i primi tecnici che mi hanno aperto mentalmente a sacrificarmi".  

"Dopo quasi mille panchine tra giocatore e allenatore posso dire che il rammarico più grande sia stata la sconfitta in finale alle Olimpiadi di Londra. Venivamo da un mondiale vinto a Shanghai da protagonisti e ci è mancato un pezzettino per compiere il miracolo, ma davanti avevamo una Croazia straordinaria. Forse è mancato un briciolo di esperienza mia che potevo trasmettere ai giocatori. La gioia più grande è stata la vittoria alle Olimpiadi perchè sono un altro sport. Però la cosa che più mi emoziona ora è quando inizio un nuovo ciclo con la nazionale e vedo questi ragazzi che hanno la voglia dentro di primeggiare proprio come quando iniziai io. E' come se nascesse un figlio, ogni volta che cambiando siamo riusciti a portare in alto un gruppo è stato il più grande motivo d'orgoglio e di soddisfazione. Di questo nuovo gruppo posso dire che oltre la competitività dobbiamo esser sempre coscienti dello spirito e dello stare bene insieme, di giocare con entusiasmo, voglia, disciplina, aiuto e umiltà. Mantenendo questa base di intenti sono convinto che ci toglieremo grandi soddisfazioni. La bandiera a cinque cerchi e Parigi devono essere impresse nella nostra mente ma dobbiamo vivere bene il presente, perchè se siamo un'ottima squadra ora, dovremmo puntare a divenire superlativi migliorando l'1 o il 2% di noi stessi. Solo migliorando individualmente possiamo crescere come squadra".

Il tecnico siciliano aggiunge: "Se ripenso a quando ero ragazzo mi ricordo che i nostri sogni erano quasi impossibili da raggiungere. Ricordo il primo viaggio in America o quello in Russia, sembrava andare in un altro mondo che nessuno conosceva e che qualche volta si vedeva in tv, il più delle volte in bianco e nero. Ora è tutto più fruibile e realizzabile per i ragazzi. Questo un pochino distorce dalla realtà che loro vedono come possibilità di avere tutto e subito. Per questo il mio ruolo è quello di dialogare con i giocatori e cerco atraverso i discorsi e il mio esempio da giocatore di esser credibile ai loro occhi. Carriere lampo è difficile trovarne, bisogna sempre passare da una crescita. Avere tutto e subito non è possibile e bisogna affidarsi a chi ti dà la possibilità di crescere come uomo e come sportivo". 

"Tutti i Settebelli di cui ho fatto parte hanno aneddoti straordinari, soprattutto quando c'è un bel clima nella squadra si respira un'energia pazzesca, come quella volta a Shanghai quando facemmo uno scherzo incredibile al vicepresidente Lorenzo Ravina. Queste cose creano gruppo, entusiasmo e senso di appartenenza. Io sono consapevole che i ragazzi sacrifichino parte della loro vita e della loro gioventù per una causa nobile: la Pallanuoto, lo sport e il rappresentare la propia nazione. - coclude - Però dall'altra parte, oltre la disciplina, bisogna lasciare che si scherzi e si sdrammatizzi un po'".

Redazione Sport - Sport -

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