

Dalla Francia alla Grecia per proseguire la propria attività agonistica ma il percorso pallanuotistico di Divina Nigro è intriso di tante storie colorate di internazionalità da raccontare. Un viaggio nel viaggio che spazia dalla passione sportiva ad interessi culturali e diramazioni professionali quello dell'estremo difensore cosentino, attualmente in forza all'Aek Atene, che ai nostri microfoni ripercorre le tappe salienti delle sue ultime esperienze in giro per il globo terrestre: "Avendo lo scorso anno fatto solo cinque mesi effettivi di stagione sportiva con il Lille, ho avuto tempo libero per potermi spostare senza mai perdere di vista la voglia di stare in acqua ed allenarmi, colmando il non giocare il sabato. Gli allenamenti a Bologna con la De Akker maschile non potevano essere gli unici - sorride - dunque mi sono attrezzata ogni volta che potevo per muovermi anche grazie alle conoscenze maturate in questi anni, alle amiche che giocavano fuori con le varie Nazionali. Un discorso ovviamente anche esplorativo in prospettiva futura, anche un solo week-end di allenamento con le ragazze".
Le mete più recenti spaziano da un continente all'altro: "Sono stata due volte in Spagna tra Barcellona e Valencia, a Malta con Elena Borg, in Portogallo e in Grecia ho avuto la chance di allenarmi durante i collegiali delle Nazionali di Israele e Cina di cui conoscevo l'allenatore. A proposito di Israele c'è l'eventualità che a Capodanno vada di nuovo con loro proprio a Tel Aviv, conoscendo anche bene alcune atlete. In Germania ho fatto qualche seduta nell'impianto dello Spandau mentre in Inghilterra, combaciando un'esperienza universitaria, ho svolto qualche allenamento a Londra con la squadra maschile dei Penguins. Ovviamente avendo militato nel campionato francese ed avendo fatto qualche training con la squadra maschile che si allenava al confine col Belgio, posso dire di conoscere bene anche queste due realtà".
Tante realtà, ognuna diversa dall'altra: "L'approccio alla Pallanuoto varia da paese a paese. - racconta - In Spagna c'è una mentalità vincente, con club strutturati in tutto e per tutto. La Francia è una realtà in crescita con più sostanziali differenze tra maschi e femmine nella metodologia del lavoro e dal punto di vista dell'impegno cronologico con allenamenti giornalieri da 1 ora e 40. Il Portogallo è tecnicamente molto indietro ma vanta strutture di spessore mentre in Inghilterra il livello è nel complesso amatoriale: uomini e donne si allenano spesso insieme in vasca da 25mt in tempi ridotti, anche logisticamente mi sono trovata ad affrontare distanze scomode. Malta, invece, è molto bella a livello ambientale con complessi sportivi imponenti. Ciò che mi ha sorpreso in positivo, invece, è come si siano elevati gradualmente e qualitativamente gli standard in Israele e Cina. Quello che accade sportivamente è il riflesso della mentalità e cultura a livello sociale di quei posti, c'è una dedizione impressionante: le ragazze cinesi come la mia amica Gin mi raccontavano che in epoca Covid sono da tre anni insieme e si allenano senza ferie, anche a Natale ad esempio".
Di ben altra natura il viaggio esperienziale affrontato in Africa: "La meta extra europea è lo Zimbawe dove mi sono cimentata nei panni di allenatrice dei portieri all'interno di un camp dedicato e naturalmente anche in quelli di atleta con allenamenti da ricordare. Ho avuto il piacere di parteciparvi con Krys Alogbo, Sarah Lizotte del Mediterrani e 12 coach provenienti da diversi paesi. Aiutavamo i bambini di varia età trascorrendo quasi un'intera giornata in piscina con l'intento di promuovere la Pallanuoto in loco. Essendo stata anche in Kenya mi sono trovata a convivere in una realtà diversa e sviluppata in più strati socioeconomici, essendo formata per lo più da ex emigrati. In Zimbawe utilizzano il dollaro americano per la loro moneta svalutata, ho visto zone di una ricchezza che faceva impressione comparata ad altre ed alle persone autoctone. E' stata un'esperienza molto forte come giocatrice, magari futura allenatrice ma soprattutto a livello umano. - continua il portiere - Le persone sono state molto accoglienti, le nostre attività spaziavano da didattiche a ludiche. Per me che amo gli animali nel loro habitat naturale è stato molto suggestivo fare il safari, assistere a tramonti mozzafiato visti da costruzioni europee su paesaggi naturali e genuini diametralmente opposti". Venendo al dato più tecnico: "Qui si gioca solo in età scolastica e la maggior parte è costituita da ragazzi di "matrice" europea, essendo le attività concentrate in strutture per lo più private e quindi anche esose economicamente. Le piscine rispecchiavano il posto a seconda se ci si trovava magari in luoghi di vacanza o meno. In determinate zone come Victoria Falls le piscine erano piccole, basse e ti inducevano ad arrangiarsi per poter fare un certo tipo di allenamento: ad esempio adottavamo dei massi come sostitutivi delle palle mediche. E' stato anche un allenamento mentale visto che bisogna sforzarsi di trovare sempre nuove idee e strumenti. Ad Harare, nella Capitale, c'era inevitabilmente più funzionalità nelle strutture ma ciò che più mi è rimasto dentro è stata la gentilezza, l'aver scoperto realtà mutevoli, mondi che a distanza uno immagina molto diversamente, idealizzandoli poi come non sono una volta che ti ci ritrovi a vivere, percependo come sia facile imbattersi in misunderstanding basati solo su preconcetti che cambiano da contesto a contesto. E' stato bello e divertente parlare in pubblico a tanta gente, seguire il ritmo solare degli allenamenti partendo alle 5.30 del mattino e andando a dormire alle 19. Un'avventura da ricordare, dall'impatto molto forte".
Naturalmente il viaggio di Divina continuerà da qui al futuro prossimo: "Tra le nuove esperienze, magari a fine carriera europea, mi prefiggo sicuramente l'Australia con l'intento di rimanerci almeno per un anno intero. Non mi dispiacerebbe fare anche una tappa in Sudamerica, partecipando magari al campionato brasiliano come fatto già da altri atleti italiani (tra questi i triestini Mezzarobba e Bini due anni fa ed il recchelino Velotto l'ultima estate) durante la sosta dei campionati vista la sua durata limitata. Sarebbe molto interessante ma non disdegno anche l'Argentina. In Zimbawe ho conosciuto Facundo Policarpo che ha allenato anche in Italia e mi ha prospettato l'idea di un nuovo camp da giocatrice. Tendenzialmente a me piace vedere cose diverse, scoprire i dettagli caratterizzanti, anche nell'ambito di una stessa piscina come cambia da un posto all'altro, non a caso durante una vacanza in Turchia non ho perso l'occasione di farlo. Sono, inoltre, molto curiosa di espandere i miei orizzonti verso l'oriente, magari in paesi meno sviluppati anche a livello sportivo (come può essere il Giappone) e per questo ancora più belli da scoprire come l'India, verificare laddove non c'è un terreno fertile come e quando sia gli sport d'elite che quelli di nicchia possono attecchire e svilupparsi. Lo sport, in fin dei conti, - conclude - è il riflesso della società e dei contesti in cui si vive, dal livello di benessere a quello dell'ideologia sociale". Il giro del Mondo di Divina è pronto ad arricchirsi di nuovi colori.
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