

È la difficoltà a pagare le bollette, a comprare libri e l’occorrente per la scuola che sta segnando l’emergere delle nuove povertà. La crisi colpisce anche le famiglie salernitane che, piuttosto che avere problemi a fare la spesa, non riescono più a far quadrare il resto dei conti. «I problemi spiega don Flavio Manzo, direttore della Caritas diocesana - non sono legati al cibo che, grazie a Dio, c’è e ci sono anche tanti benefattori che danno una grande mano. Le famiglie chiedono aiuto perché, effettivamente, non riescono ad arrivare a fine mese per pagare le bollette, hanno difficoltà nell’acquistare i libri ai figli per la scuola, non riescono a fare fronte alle spese per problemi di salute. Bussa alle porte della Caritas, in questo momento, ad esempio, chi ha la necessità di fare un viaggio per visite particolari. Si cerca di aiutare ma il nostro non è assistenzialismo: dobbiamo prenderci a cuore la persona e cercare di dare dignità sotto tutti i punti di vista». Per far fronte all’emergenza, spiega don Antonio Romano, vicario episcopale per la Carità e la giustizia, «l’otto per mille è una brillante idea perché ci consente di essere operativi prima che possano intervenire le diverse istituzioni. Sappiamo bene che, a causa della burocrazia, le procedure vanno a rilento. Invece, con l’otto per mille destinato alla Chiesa cattolica, noi riusciamo a intervenire prontamente. Lì dove non riesce lo Stato riusciamo noi con maggiore rapidità, sempre su segnalazioni delle istituzioni. Tante volte ci chiamano i servizi sociali, la Questura o la Prefettura per delle emergenze: loro non possono intervenire perché dovrebbero fare gare e bandi, noi possiamo agire subito. È evidente che, successivamente, anche le istituzioni devono fare la propria parte e, per questo, sono necessarie connessioni sempre maggiori». Così è stato, ad esempio quando la città ha accolto i migranti sbarcati dopo essere stati salvati per assicurare loro la prima accoglienza e il primo supporto. E così, ad esempio è accaduto nel caso di una donna che aveva urgente necessità di un posto dove dormire in emergenza per cui è stato trovato subito un posto in un bed e breakfast a spese della Caritas. In un caso come questo, l’amministrazione comunale non sarebbe potuta intervenire se non prima con un bando e tempi incompatibili con un emergenza. Intanto, però, per rispondere anche ai bisogni di chi non riesce nemmeno a mettere un piatto in tavola, la Caritas ha sottoscritto un comodato d’uso gratuito con l’Istituto salesiano per l’utilizzo dei locali della mensa di San Francesco. Il direttore, Mario Conte , infatti, ha chiesto aiuto alla Caritas per l’organizzazione della mensa che stava diventando insostenibile e che, ora è completamente gestita dalla Caritas. «Ci siamo sentiti in dovere spiega don Manzo - di offrire il nostro sostegno a quest’opera che ora gestiamo e per cui abbiamo assunto la piena responsabilità. Le persone che bussano sono stranieri, molti italiani, diversi badanti che vengono a chiedere aiuto». Per far fronte alle emergenze, spiega don Manzo, in media nella mensa di piazza San Francesco, fondata nel 1994 e da subito diventata uno dei principali punti d’accoglienza della città, vengono serviti 150 pasti al giorno in modalità di asporto, preparati quotidianamente dal ristorante solidale dell’associazione l’Abbraccio Onlus. L’asporto dei pasti durerà ancora per una decina di giorni, il tempo che occorre per terminare i lavori di ripristino della cucina e dei locali: poi riprenderà nuovamente il servizio come è sempre stato negli anni passati con i pasti cucinati in mensa e consumati ai tavoli in modo da accogliere chi ne ha bisogno al riparo da eventuali intemperie e con la giusta dignità.
FONTE: La Città
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