

Fuori in ventiquattr’ore. Non è il titolo di un kolossal holliwoodiano ma la situazione che devono fronteggiare gli affidatari dei cinque chioschi per i servizi aggiuntivi sulle spiagge libere della città. Dopo i sequestri, infatti, sono stati messi alla porta e avranno un giorno di tempo dalla notifica dell’atto per lasciare le strutture messe a disposizione dall’Ente. Insomma, dopo le polemiche - e i sigilli - dello scorso anno, la “seconda edizione” dei servizi aggiuntivi sugli arenili liberi si è rivelata un vero flop. Peggio anche dell’esordio. A sancire il termine delle attività dei cinque chioschi è una determina firmata dalla responsabile del Servizio provveditorato, Annalisa Del Pozzo. Nel documento viene motivata la decisione del Comune che ha detto basta in seguito alle segnalazioni arrivate dalla polizia municipale che, nel corso di alcuni controlli effettuati nelle scorse settimane, ha accertato «violazioni in materia demaniale e annonaria». Per questo, dunque, è stata varata la revoca con effetto immediato dell’affidamento dei cinque chioschi e i gestori sono stati diffidati a lasciare le strutture «previo eventuale dissequestro da richiedersi alla competente autorità giudiziaria», si evidenzia nella determina - entro ventiquattr’ore dalla notifica del provvedimento «con espresso avviso - si legge ancora nell’atto - che in mancanza di procederà a sgombero coattivo in via di autotutela amministrativa, addebitando le relative spese all’opera, fatto salvo il risarcimento di tutti i danni eventualmente cagionati». Insomma finisce nel peggiore dei modi l’avventura delle spiagge libere attrezzate affidate ai privati. Un flop senza precedenti che ha suscitato tante polemiche. E l’indignazione dei cinque operatori che hanno investito soldi - spesso tanti - per vedersi affidati i chioschi. Lo scorso luglio, a pochi giorni dallo start delle attività, i gestori si sono visti piombare in spiaggia gli agenti della municipale e i militari della finanza. Quello che sembrava un controllo di routine, invece, si è trasformato in un incubo per i gestori dei chioschi a cui sono state elevate salate multe (per un totale superiore ai 10mila euro) e posti i sigilli (o l’immediata rimozione) su alcune strutture installate nei pressi delle “casette”. In particolare, in tutte le postazioni sono state sequestrate delle pedane posizionate proprio accanto ai chioschetti in legno con la contestazione di una mancata autorizzazione all’installazione delle “basi calpestabili” che, secondo quanto ipotizzato, sarebbero di fatto “abusive”. E proprio questa contestazione ha mandato su tutte le furie i gestori dei “chioschetti”: «Come da contratto c’è stato l’accordo per occupare un’area di 40 metri quadri con strutture facilmente amovibili. Il chiosco, da solo, occupa 12 metri quadri. Non abbiamo fatto alcun abuso, le pedane sono facilmente rimovibili», ha raccontato Ciro Aniello Pietrofesa, storico rappresentante degli ambulanti del Salernitano e fratello di uno degli operatori che si è aggiudicato i servizi aggiuntivi sugli arenili liberi. «È stato specificato più volte - prosegue Pietrofesa - al momento della firma del contratto della necessità di occupare l’area di 40 metri quadri così come previsto anche dagli accordi con il Demanio. Non abbiamo fatto alcun abuso: non ci sono strutture fisse e, soprattutto, non c’è un’occupazione di spazi superiori alla metratura indicata. Ma i vigili urbani, invece, ci hanno riferito che era necessaria un’autorizzazione per installare queste pedane». Giustificazioni che non sono bastate: il sequestro, infatti, successivamente - come rivelato dall’assessore alla Sicurezza, Claudio Tringali - è stato convalidato dal gip del tribunale di Salerno. E ora, invece, arriva lo stop definitivo delle cinque attività. Che dovranno andare “fuori in ventiquattr’ore” dai chioschi, sancendo l’ennesimo flop del Comune.
FONTE: La Città
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