

Sono stati realizzati gli interventi sollecitati dall’Arpac alle Fonderie Pisano. In particolare - rende noto la proprietà dell’opificio di via dei Greci le emissioni che avevano fatto scattare la diffida dell’Agenzia sono state determinate «da un portellone chiuso male e prontamente riparato e monitorato. Il tutto per una banale ipotesi di illecito amministrativo e non penale», si precisa. È il chiarimento che arriva dalle Fonderie in seguito alla diffida inviata lo scorso luglio all’Arpac che, nel corso di un’ispezione nello stabilimento, ha scoperto alcune difformità che hanno spinto i tecnici dell’Agenzia - e successivamente gli uffici della Regione Campania - a inviare la diffida a risolvere tutti i problemi entro trenta giorni. Difformità che, secondo quanto riferito dai Pisano, sono state già superate. In particolare, nel corso del sopralluogo, è stata riscontrata la mancanza nei campionamenti della acque di scarico effettuati a novembre 2021, gennaio, febbraio, marzo e aprile 2022 della ricerca di tutti gli elementi chimici previsti nei protocolli e, in particolare del cobalto e, soprattutto, è stata riscontrata «la presenza di emissioni fuggive (fumi non depurati, ndr) provenienti dalla bocca di carico del cubilotto» tali da rendere inapplicate due delle Bat (Best Available Techniques), cioè non sono applicate le migliori tecnologie di tutela ambientale. Tradotto: i funi che dovrebbero essere depurati dai filtri vengono emessi nell’ambiente senza essere prima “puliti”. Gli esiti dei sopralluoghi dell’Arpac sono stati notificati alla proprietà delle Fonderie Pisano lo scorso 20 di luglio e, da quel momento sono scattati i 30 giorni di tempo dati alla società per difendersi e rispondere alle contestazioni che sono state mosse dall’Agenzia. E, stando alle rassicurazioni arrivate da via dei Greci, il problema che era stato sollevato è stato risolto. Rassicurazioni che non tranquillizzano affatto i cittadini del Comitato Salute e Vita che hanno presentato all’Arpac l’esposto che ha sollecitato il sopralluogo del primo luglio. «È stato accertato che le Fonderie Pisano - ribadisce il presidente Lorenzo Forte - continuano ad immettere veleni nell’aria, ovvero metalli pesanti non filtrati dai camini, tossici per la vita dei lavoratori e dei cittadini. Nonostante queste gravi criticità sanitarie riscontrate, di fronte alle quali l’Asl di Salerno continua con il suo comportamento omissivo e complice nel non dare risposte, la Regione Campania si è limitata ad una diffida semplice, che ha permesso, fino alla chiusura delle ferie estive, di continuare ad avvelenare la popolazione, anziché procedere, insieme alla diffida, ad una contestuale chiusura dell’attività fino a quando, la proprietà Pisano, non avrebbe adempiuto agli obblighi ed al superamento delle criticità». Il presidente del Comitato sottolinea anche che «tra le varie criticità riscontrate ci sono gli stessi fumi che nel 2018 l’Arpac definì “esiziali” (ovvero mortali). Ci chiediamo come mai il sindaco Vincenzo Napoli e il presidente della commissione Ambiente, Arturo Iannelli, che presiedono il tavolo tecnico su questa vicenda, oggi fanno finta di nulla. Noi continueremo, in tutte le sedi opportune, a chiedere giustizia e non ci fermeremo mai, fino a quando non sarà accertata tutta la verità».
FONTE: La Città
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