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De Luca ridisegna l’ex Stir, sì a energia e combustibili

14/08/2022

Almeno cento milioni di euro. Anche di più, se necessario. Per dare un’idea, un simile tesoro tramuterebbe in realtà tutti i sogni elencati nel programma triennale delle opere pubbliche d’un comune come Battipaglia. Una cifra a otto zeri che la giunta regionale, guidata dal presidente Vincenzo De Luca, ha stanziato per Smart Green Stir, un faraonico programma proteso all’ammodernamento tecnologico di cinque impianti di trattamento meccanico biologico disseminati nella Terra felix: in altre parole, al di là delle solite balle spedite all’inceneritore di Acerra, all’ombra di quei capannoni saranno prodotti combustibili ed energia. L’elenco delle piattaforme prescelte è nella delibera approvata il 3 agosto scorso dall’esecutivo ai piani alti di Palazzo Santa Lucia - su proposta del vicepresidente, l’assessore all’Ambiente Fulvio Bonavitacola - con uno schema d’accordo di collaborazione tra Regione ed organi di governo del ciclo integrato dei rifiuti: ci sono i vecchi Stir napoletani di Tufino, Giugliano e Caivano, quello di Santa Maria Capua Vetere, a 15 minuti da Caserta, e ovviamente il Tmb di Battipaglia. Fuori dallo Smart Green Stir restano solo gli impianti dell’entroterra, quelli dei campani più virtuosi: il programma sarebbe «inutile» per le strutture a Casalduni - nel Beneventano - e a Pianodardine d’Avellino, «in relazione - si legge in delibera - ai dati medio-alti di percentuale di raccolta differenziata attualmente raggiunta». “Vista mare”, invece, dopo vent’anni fatichiamo ancora a scegliere il bidoncino giusto. E allora il programma di De Luca e Bonavitacola si prefigge un duplice obiettivo: «Recupero di materia e produzione di Css (combustibile solido secondario, ndr), attraverso la selezione della frazione secca tritovagliata (“Fst”: le ecoballe, ndr) in uscita dagli impianti, e di materia e di energia, mediante digestione anaerobica della frazione umida tritovagliata (“Fut”: l’organico lavorato che i distratti lasciano nel sacchetto nero, ndr)». I soldi ci sono già: lo stanziamento, a marzo scorso, ha incassato il via libera del Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, guidato dal premier Mario Draghi e dal segretario Bruno Tabacci. La mission è «determinare una netta ed importante riduzione dei quantitativi di “Fst” e di “Fut” prodotti, con un conseguente netto calo di fabbisogno di capacità di termovalorizzazione e di discarica», che, ovviamente, si pagano a peso d’oro. Strada che era già stata tracciata dai vertici dell’Ente d’Ambito di Salerno, presieduto da Giovanni Coscia e diretto da Bruno Di Nesta, l’unico in Campania ad aver già ereditato - e pure da parecchio - la gestione dell’ex Stir, come previsto dalla legge regionale: solo sul versante nostrano in calce all’accordo di collaborazione basterà la firma dei rappresentanti dell’Eda, mentre accanto ai referenti dei tre napoletani e di quello casertano sottoscriveranno rispettivamente pure il sindaco metropolitano ed il presidente della Provincia, ancora titolari degli altri quattro Tmb. Ed il Cda di “EcoAmbiente”, il braccio operativo dell’Ente d’Ambito salernitano, presieduto da Vincenzo Petrosino e costituito da Andrea Lembo e Giusy Fiore, su mandato dell’organo di governo dei rifiuti ad aprile ha già approvato i progetti di fattibilità tecnico- economica da 33,5 milioni di euro redatti dai professionisti potentini della “Cga”: in soldoni prevedono, tra le altre cose, di realizzare una nuova linea che riduca d’un terzo le ecoballe da portare (a pagamento) ad Acerra consentendo la produzione di Css, combustibile secondario solido, da rivendere ai vertici di impianti industriali esistenti (può essere utilizzato nei cementifici, nelle acciaierie, nelle centrali termoelettriche et similia) e a combustori capaci di ricavarne energia elettrica. Poi c’è l’avvio d’una nuova sezione di trattamento anaerobico che tramuti in biogas l’umido che i cittadini lasciano nell’indifferenziato. A seguito della stipula della bozza d’accordo fresco d’approvazione, la Regione aggiudicherà un accordo quadro per la redazione dei progetti definitivi. Per poi ricoprirli di danaro. Ad ogni costo.

FONTE: La Città

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