

Parte da un dolore personale quand’era bambino e arriva fino alle istituzioni il percorso dell’assessore alle politiche sociali del comune di Napoli Luca Trapanese. Alla base delle sue scelte c’è l’amore, con un’adozione, un impegno continuo dedicato alla disabilità e alla difficoltà mettendo insieme vita privata e ruolo politico. "Ho avuto l’opportunità di conoscere da quando avevo sedici anni la malattia. Il mio amico Diego si ammalò di melanoma, e io lo accompagnai fino alla sua morte: gli tenevo la mano. Potevo dimenticare, oppure capire di più sulla vita". Nel tempo, con una scelta di vocazione, Trapanese ha adottato una bambina, Alba, affetta dalla sindrome di down. "La società, la famiglia è cambiata, non ci sono più i ruoli di un tempo. Ho raccontato, cercando di essere sincero, nei libri e sui social fatiche, difficoltà ed episodi. Tante, tantissime persone mi scrivono per aver cambiato idea sulle adozioni, sulle bambine con la sindrome di down. Tra le tante cose, una mamma ha scelto di non abortire una bambina che avrebbe avuto la sindrome di down. Essere disabili non significa che non si può essere felici. La comunità deve essere pronta ad accogliere la diversità della persona". Nel suo percorso personale, Trapanese ha portato avanti le sue scelte: "Sono omosessuale, ho capito quello che volevo, sono stato in seminario e ne sono uscito perché mi sono innamorato, ho seguito il mio modo di essere. Ho trovato le persone giuste, ho seguito dei progetti fin da piccolo per l’aiuto degli altri, fino in India e in Africa. Quando dissi al mio padre spirituale di aver capito di essere omosessuale, sono stato accolto come un figlio di dio. Si tratta di una questione di natura, non altro". Poi si arriva ad un episodio di cronaca quotidiana: "Una volta in spiaggia un bambino mi venne a dire che la madre gli aveva detto che mia figlia era malata. Alla società manca l’inclusione, non siamo capaci di accogliere le persone disabili. Siamo figli di una comunità, non solo dei genitori, mia figlia è handicappata, può essere felice". La chiave per la risoluzione è distinguere, comprendere, aprire: "Non esiste la normalità. Siamo tutti difettati". E per questo perfetti. Applausi.
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