

Abito bianco e lungo, passa tra le poltrone rosse occupate dai giurati. Saluta, si gode il lungo applauso e, con un tono di voce che ne tradisce l’emozione, esclama: “Mi sto commuovendo, è bellissimo”. Lunetta Savino è la prima dei protagonisti al cospetto dei juror. E ne è contenta: “Sono venuta a Giffoni più di vent’anni fa. Ricordo la bellezza, l’originalità, l’intelligenza delle domande che qui bambini mi fecero”.
Tante le domande dei giurati all’attrice barese, che ripercorre le diverse tappe della sua vita lavorativa e privata. A iniziare dal racconto di quel “piano b” su cui puntare in caso non fosse riuscita nel sogno di fare l’attrice: “Era un piano che avevo promesso a mia madre. Essendomi laureata al Dams, avevo fatto domanda per varie scuole, istituti d’arte. Speravo, però, che non mi prendessero”, confessa. Savino ricorda anche i “tantissimi provini” fatti e le tante volte in cui “non sono stata presa”, come quando un regista russo non la scelse per la trasposizione teatrale di Delitto e castigo di Dostoevskij. Fino a quando a darle una possibilità fu Luigi De Filippo per una commedia teatrale. “Lì conobbi anche mio marito. Se mi avesse presa il regista russo non avrei mio figlio. È andata bene così”, sorride. Lunetta Savino parla anche dei “momenti di svolta” della sua carriera, come quando “ho vinto il provino per Un medico in famiglia”, la serie Rai che, nel 1998, la portò al successo televisivo con il ruolo di Cettina Gargiulo. L’attrice ricorda pure quando è entrata “per la prima volta nel teatro greco di Siracusa e recitato Medea in questo spazio magico”. E poi i film con Özpetek, l’interpretazione di Casa di bambola di Ibsen e la vittoria, in quella circostanza, del premio del pubblico. E confessa: “Non vorrei mai scegliere tra genere drammatico e commedia. Ma, se proprio dovessi, sceglierei la commedia, perché mi diverto”. Più sicura, invece, nella scelta tra cinema e teatro: “Mi piace tutto. Ma la mia grande passione è il teatro. Il teatro è il motivo per cui faccio l’attrice. Da bambina, quando sono entrata in teatro per la prima volta, ho capito che volevo essere lì, su quel palco, in quella scatola magica”.
Tante le domande dei giurati sulle sue preferenze. “Il regista con cui mi sono trovata meglio? Mi sono trovata bene con tanti, ma se devo scegliere scelgo Ozpetek”. Inevitabile, dunque, il ricordo di Ennio Fantastichini: “Con lui ho fatto tre film nell’arco di pochi anni”. Due dei quali proprio con Özpetek. E sui film che avrebbe voluto fare, cita “Le notti di Cabiria di Fellini. Quel personaggio era nelle mie corde. Ma mi sarebbe piaciuto interpretare anche dei personaggi di Maryl Streep”. Tra i sui personaggi, invece, ricorda il ruolo di Felicia Impastato. “C’è stata una lunga preparazione, ho parlato a lungo con i parenti, nel senso che li ho proprio intervistati per scoprire quella che io chiamo la spina dorsale di un personaggio. Per esempio, ho scoperto che Felicia era una donna molto anticonformista, che aveva rifiutato un matrimonio combinato – dice - Però era anche una donna ironica, spiritosa”. Insomma, “è stato un viaggio emozionatissimo, dolorosissimo ma anche entusiasmante perché ho conosciuto una donna straordinaria, che non si è arresa e che per il figlio ho voluto giustizia e non vendetta”. Del resto, non nasconde la passione per i “personaggi in cui ti devi mettere in gioco, rischiare, osare, non vergognarti. E questo ha un prezzo”, dice. Non solo passato. Tanti i progetti presenti e futuri: il prossimo ritorno al cinema con la commedia di Luca Lucini Io e mio fratello e in tv con la seconda stagione della serie Le indagini di Lolita Lobosco. E poi la gioia per aver preso parte, nel 2022, a Studio Battaglia: “Una storia così raccontata nella televisione italiana è molto rara. Ho adorato il mio personaggio, lo aspettavo da tanto tempo”. Per il suolo interpretato nella serie, diretta da Simone Spada, insieme alle altre interpreti femminili e alla sceneggiatrice Lisa Nur Sultan, ha vinto il Nastro d’argento speciale delle Grandi Serie. Da qui l’occasione per parlare di donne: “Le donne sono visibilissime. Se ancora qualcuno non se n’è accorto mi dispiace per lui. C’è bisogno delle donne, del loro talento, del loro essere differenti, del loro sguardo. Il problema – dice - è che per ogni donna che entra in un luogo importante c’è un maschio che dovrebbe fare un passo indietro, e questo è più complicato”. Prima di ricevere il Giffoni Award, una riflessione sul tema di Giffoni 2022, “Invisibili”: “Perché deve essere tutto visibile? C’è una parte misteriosa, segreta che è interessante che rimanga così”.
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.