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Il piano "salva Salerno": crescono tasse e tariffe

20/06/2022

La speranza di scongiurare una manovra “lacrime e sangue” per i salernitani è affidata a una proposta dell’Anci: un emendamento al Decreto “Salva Città” in cui è previsto il riparto di 350 milioni di euro di fondi fra i Comuni che hanno aderito al patto per ripianare i bilanci in rosso. Altrimenti ci sarà un’unica cura per risanare i conti: vendere beni, ridefinire la spesa e soprattutto aumentare le tasse. È il limbo in cui è piombata l’amministrazione comunale di Salerno dopo la scelta di aderire - in extremis, a poche ore dalla scadenza dei termini - al “patto” in cui sono contenute tutta una serie di misure che mettono al riparo le casse dal default ma, allo stesso tempo, andranno ad incidere sull’aumento delle tasse e dei costi di alcuni servizi, oltre a una totale riorganizzazione della macchina comunale. Dal punto di vista dei conti, come si legge nella delibera che dettaglia le misure contenute nel piano di adesione, «il Comune rientra tra gli enti destinatari del provvedimento di legge in quanto ha registrato un disavanzo pro capite di 1.315 euro, valore superiore alla soglia minima di 500 euro prevista per l’accesso alle misure per il riequilibrio finanziario». Un rosso da 169 milioni che rischia di pesare - tantissimo - sulle tasche dei salernitani. La speranza di ottenere, in sede di conversione in legge del decreto, parte dei 350 milioni di fondi che potrebbero essere a disposizione dei Comuni che hanno aderito al “patto” è finalizzata soprattutto a scongiurare l’aumento di alcune imposte che sarebbe altrimenti inevitabile. E che, se resteranno così le cose, non sarà scongiurabile. Per questa ragione, quindi «il Comune si è riservato nella proposta la possibilità di richiedere una revisione delle misure da adottare, a partire dall’attenuazione dell’incremento del carico fiscale». Secondo quanto previsto, però, al momento è previsto l’incremento delle aliquote dell'addizionale comunale Irpef - al momento già allo 0,8, il più alto previsto dalle norme statali - che resterà invariata nel 2022 ma sale allo 0,1 nel 2023, allo 0,3 nel 2024 e nel 2025, dell’0,1 nel 2026, ritornando poi nell’ordinarietà a partire dal 2027. Previsto anche l’aumento delle aliquote dell’Imu per abitazioni principali di lusso (A1, A8, A9) e pertinenze, per gli immobili in comodato e in locazione a canone concordato e per le aree fabbricabili. Aumenterà il canone unico patrimoniale per passi carrabili e accessi a raso e per le superfici concesse ai pubblici esercizi o titolari di concessioni o di autorizzazioni di suolo pubblico. Cresce il costo anche per i servizi a domanda individuale: dal 2022 aumenteranno delle tariffe dei servizi mensa (copertura al 50% dei costi), trasporti scolastici (copertura al 25% dei costi del trasporto) e palestre (10%). Dal 2023 cresceranno le rette degli asili nido, con aumenti proporzionati all’incremento del costo del personale. E viene anche introdotta la tassa di imbarco: si pagherà 1,50 euro in più rispetto al biglietto ordinario per navi e traghetti. Nel piano di rientro è prevista anche «la valorizzazione delle entrate, attraverso la ricognizione del patrimonio, l’incremento dei canoni di concessione e di locazione e ulteriori utilizzi produttivi da realizzare attraverso appositi piani di valorizzazione e alienazione, anche avvalendosi del contributo di enti e istituti pubblici e privati». Si pensa anche all’accorpamento di uffici pubblici e scuole per risparmiare e, per far cassa, si lavorerà anche ai nuovi bandi per le sepolture cimiteriali abbandonate e a nuovi accordi con le congreghe. Per far quadrare i conti e poter aderire al decreto, è stato necessario elaborare anche un piano per la riorganizzazione delle partecipate. Si prevede, quindi, «il rafforzamento del monitoraggio delle società in house attraverso il controllo analogo e l’assegnazione di obiettivi annuali e pluriennali; lo sviluppo delle attività per il mercato nei limiti di legge per le società incluse nel perimetro del consolidamento; l’analisi dei costi e la conseguente ipotesi di razionalizzazione, basata sull’ottimizzazione degli spazi e sulla centralizzazione delle funzioni (acquisti, manutenzione, gestione del personale, servizi legali, sicurezza e interoperabilità dei sistemi informatici), con inclusione in un gruppo societario con a capo la Salerno Sistemi». Si pensa, dunque, di affidare il tutto ad una “centrale unica di committenza”, già esistente nella partecipata che si occupa dei servizi dell’intero gruppo “Sistemi”. Stando all’analisi dei tecnici dell’Amministrazione, un disavanzo così importante si sarebbe determinato per un elevatissimo tasso di evasione, oltre che per la diminuzione dei trasferimenti. Quindi sono messe in cantiere anche una serie di misure di controlli per individuare risparmi possibili e per recuperare l’evaso. E, per fare questo, saranno coinvolti i dipendenti comunali attraverso appositi progetti obiettivo.

FONTE: La Città

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