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Il laghetto di Brignano riprende vita: via libera al restyling

20/05/2022

Agosto 2009: il Comune firma un protocollo operativo con il Ministero dell’Ambiente per lo stanziamento di oltre otto milioni di euro per il primo lotto del progetto di risanamento ambientale e di riqualificazione urbanistica del parco D’Agostino, vecchia area industriale ormai dimessa di Brignano dove prima esistevano una fabbrica di ceramica e una cava. Per l’area di circa 300mila metri quadrati era stata immaginato un pattinodromo regolamentare con campo coperto e sala stampa annessa, oltre spogliatoi, servizi, un Infopoint e punti ristoro. Era stata prevista anche la realizzazione di percorsi attrezzati, di passerelle, di un sistema di terrazzamenti lungo i pendii e di “aree belvedere” per rendere il parco totalmente fruibile. Come se non bastasse, si progettò il completo restauro di un rudere preesistente da trasformare in un contenitore culturale e in una sorta di “giardino segreto” con un intervento artistico dal punto di vista botanico. Il progetto è stato dimenticato in un cassetto fino al 2016 quando fu rispolverato, sulla base delle linee definite anche attraverso un concorso di idee, dal Provveditorato per le Opere pubbliche ma senza avere seguito nonostante fosse stata bandita la gara per la progettazione e l’esecuzione dei lavori. Ora, a distanza di 13 anni, quel progetto è stato ridimensionato ulteriormente (e profondamente) e reso meno faraonico. Ma altrettanto meno impattante rispetto al contesto circostante. Soprattutto, dopo oltre un decennio, è stato dato il via libera alla progettazione esecutiva che può far scattare il bando per l’affidamento dei lavori. L’intervento di riqualificazione del primo lotto dell’area di cava ex D’Agostino rientra nel Programma Strategico per le compensazioni Ambientali nella Regione Campania ed è finanziato con 6 milioni 116mila euro. In questo caso, le soluzioni progettuali che vengono proposte sono volte a garantire sia il miglioramento delle condizioni di stabilità dei versanti, sia la maggiore durata e resistenza delle opere anche in funzione della relativa funzionalità richiesta e una minore manutenzione. Come si legge nelle relazioni allegate alla documentazione inviata alla Regione, l’asse portante dell’intervento riguarda innanzitutto la messa in sicurezza e la valorizzazione naturalistica dell’area. «Nella progettazione - è scritto nella relazione generale - si è inteso individuare gli interventi dedicati al miglioramento delle condizioni di stabilità attraverso la riprofilatura dei versanti maggiormente instabili, nel rispetto degli attuali andamenti orografici e regolamentando il ruscellamento delle acque superficiali attraverso un miglioramento delle condizioni di deflusso del torrente delle Fornaci e dei suoi due “affluenti”». Nel complesso, si chiarisce, «sono applicate tecniche a basso impatto e si sono ricostruite in dettaglio le linee di deflusso preferenziali lungo i versanti, prevedendo un sistema di canalizzazioni distinto in canali principali e secondari. Il sistema di canalizzazione principale è realizzato mediante canalette in legname e pietrame e da un’apposita struttura in grado di mantenere nel tempo, fino a consolidamento avvenuto, il profilo del canale». Per quanto riguarda, invece, l’alta vulnerabilità dell’area «nella progettazione si è inteso operare con lo scenario circostante nel rispetto dell’orografia dei luoghi, senza compromettere gli scenari percepiti dai diversi punti di vista. A tal fine, si sono utilizzati i materiali come la pietra, il legno, recuperando quando possibile i residui delle colate per la realizzazione dei riempimenti e nella risagomatura delle scarpe a valle dell’inserimento delle opere di ingegneria naturalistica». Delle altre costruzioni e degli impianti sportivi previsti nel progetto originario, adesso, non c’è più traccia. E l’area del laghetto di Brignano sarà destinato a diventare una maxi-oasi verde immersa soltanto nella natura.

FONTE: La Città

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