

Assunta dall’Asl quando era già in possesso di un contratto a tempo indeterminato con un’altra Azienda sanitaria. Lo scandalo delle stabilizzazioni continua e, adesso, fa emergere nuovi sviluppi. Il manager di via Nizza, Mario Iervolino, nelle ultime ore ha firmato un provvedimento con cui ha annullato in autotutela due provvedimenti del 2020 con cui venne assicurato un rapporto di lavoro continuato a un’infermiera residente in un Comune dell’Agro Nocerino Sarnese. La donna prestava servizio presso le strutture dell’Asl grazie alla legge per l’avvicinamento a casa in quanto era già in possesso di un accordo a tempo indeterminato. Contratto che, di fatto, non è stato considerato dagli uffici di via Nizza che hanno “duplicato” l’accordo. Un procedimento del tutto inutile che ha portato alla stabilizzazione di un dipendente che non era precario.
La genesi della vicenda. La vicenda ricostruita in una delibera di Iervolino firmata su proposta dei responsabili dei dirigenti Milena Coscioni, Antonino Di Domenico e Francesco Morelli ha davvero dell’incredibile. Tutto è iniziato nel luglio del 2020 quando l’Azienda sanitaria ha disposto l’assunzione a tempo indeterminato di 21 operatori sanitari che, al giugno dello stesso anno, avevano maturato i termini per la stabilizzazione previsti dalla legge per il superamento del precariato nella pubblica amministrazione. Era stato pubblicato anche un “elenco B” dove sono emerse le esclusioni di sei addetti precari dell’Asl che, alla scadenza dei termini previsti, non avevano raggiunto i requisiti previsti dalle norme: per loro era stato delegato l’allora direttore della Gestione Risorse Umane a procedere con la stabilizzazione dei dipendenti al maturare dei termini. Proprio in questa graduatoria compare l’infermiera dell’Agro Nocerino che, in prima istanza, fu esclusa perché per un mese non aveva maturato i tre anni di lavoro (anche non continuativi) negli otto precedenti che consentono la stabilizzazione a tempo indeterminato. Successivamente, però, una determina ha certificato il raggiungimento dell’obiettivo e, dunque, ha autorizzato l’infermiera a firmare il contratto.
Il contratto “impossibile”. Il colpo di scena su questa vicenda paradossale arriva nello scorso marzo quando, anche in seguito alle indagini avviate dalle Procure di Nocera Inferiore e Salerno, l’Asl ha iniziato a “setacciare” tutte le procedure di stabilizzazione degli ultimi anni: «All’esito delle verifiche è emerso che la dipendente non rientra nelle ipotesi di stabilizzazione in quanto non in possesso dei requisiti previsti dalla legge», si legge nel documento firmato ieri da Iervolino. Una premessa che anticipa la ricostruzione della vicenda: «La dottoressa era all’epoca in servizio presso l’Asl Salerno avendo usufruito a richiesta dei benefici previsti dalla norma che consente al lavoratore titolare di rapporto a tempo indeterminato di essere assegnato anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa». L’infermiera, dunque, aveva goduto del cosiddetto “avvicinamento familiare”. E non poteva in alcun modo accedere ai benefici previsti dalla legge per la stabilizzazione. Non era una precaria: «In tutta evidenza, la dottoressa non era in possesso dei requisiti in quanto la stessa non versava in ipotesi di precarietà, essendo a tutti gli effetti dipendente a tempo indeterminato di un’Azienda sanitaria».
L’inchiesta s’allarga. Questo nuovo sviluppo, dunque, allarga il raggio sullo scandalo delle stabilizzazioni all’Asl. Anche perché - a differenza dei precedenti provvedimenti di sospensione - le verifiche si sono soffermate su una nuova graduatoria rispetto a quella che ha portato l’Azienda di via Nizza a dare il benservito a due lavoratori stabilizzati senza aver maturato i requisiti. E che le verifiche si stiano allargando emerge anche della delibera firmata ieri dal manager Iervolino: «A seguito di indagini avviate dalla Procura su diverso provvedimento, è risultato necessario effettuare verifiche su tutti i soggetti destinatari della procedura di stabilizzazione», la premessa che ha spinto gli uffici aziendali ad avviare l’operatrice sanitaria dell’avvio del procedimento con il legale dell’infermiera che ha risposto presentando delle osservazioni e facendo formale richiesta d’accesso agli atti, documenti immediatamente forniti al difensore dell’operatrice sanitaria. Ieri, però, l’Asl è passata alle azioni successive, annullando parzialmente in autotutela il provvedimento del luglio del 2020 dove l’operatrice sanitaria era stata inserita fra i possibili precari da stabilizzare e la determina dirigenziale con cui si è proceduto all’assunzione a tempo indeterminato della donna. Che aveva ottenuto un contratto nonostante fosse già assunta da un’altra Azienda.
FONTE: La Città
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