

Spiccare il volo oltreoceano per inseguire un sogno e avere l'opportunità di continuare a fare ciò che più si ama. Un desiderio ed una mission che sta portando avanti a gonfie vele Francesca Cò, ligure classe 2002 cresciuta a Rapallo e con esperienze nelle Nazionli giovanili già in valigia. Da qualche mese a questa parte, il difensore svezzatosi all'ombra del Poggiolino indossa la calottina del La Salle University, entrando a pieno regime nel modus operandi a stelle e strisce che coniuga l'apparato accademico con quello sportivo, pallanuotistico in questo caso. "L'opportunità di venire a giocare negli Stati Uniti è comparsa a metà dell’estate scorsa, l’agenzia che mi ha aiutata, mi ha contattata tramite Instagram e, se devo essere onesta, all’inizio pensavo fosse uno scherzo, l’idea di poter andare dall’altra parte dell'oceano mi sembrava troppo assurda; invece poi sono entrata in contatto con alcuni ragazzi dell’agenzia che mi hanno spiegato tutti i passi e cosa avrei dovuto fare e, ad ottobre, ho avuto il primo colloquio con quello che ora è il mio coach. - racconta Francesca ai nostri microfoni - Ho tenuto il segreto fino alla scorsa primavera, lo sapevano solo i miei genitori quello che stavo provando a fare; mi sembrava tutto un enorme castello di carte e invece, a fine Agosto, sono atterrata a Philadelphia".
Il cambio di abitudini e tanti altri piccoli dettagli non l'hanno spaventata ma indotta ad adattarsi immediatamente: "Sia il coach che le ragazze mi hanno subito accolta benissimo anche se devo ammettere che ho avuto qualche difficoltà con lo stile di gioco: a mio parere gli arbitri fischiano i falli e le espulsioni più facilmente e, per me che sono sempre state un tasto dolente, non è stato semplice. Inoltre il coach mi ha cambiato la posizione di gioco, mentre a Rapallo ero un marcatore, qui gioco a posizione 2. Siamo all’interno del campionato MAAC, dove partecipano solo le Università; questa stagione abbiamo in programma più di 30 partite anche se non tutte contano per il ranking per approdare alle finali. Avendo una quantità di partite così elevata, abbiamo quasi tutti i weekend occupati e abbiamo dalle tre alle quattro partite ogni fine settimana, il che è molto impegnativo; bisogna organizzarsi con lo studio anche se per ora non ho riscontrato molti problemi. All’inizio non è stato semplice seguire le lezioni e prendere appunti, anche perché li prendevo in italiano e il mio cervello doveva non solo capire le informazioni ma anche tradurle e nel frattempo il professore aveva già detto altre cinque cose; ma con il tempo sta diventando sempre più semplice".
Facendo un salto all'indietro nel tempo, il radar si sposta su quanto avvenuto negli ultimi due anni condizionati dalla pandemia con riflessi notevoli che hanno colpito il "suo" Rapallo, quest'estate fusosi come prima squadra con la Venere Azzurra (insieme a Chiavari e Livorno Aquatics): "Il Covid non ha reso facile il portare avanti un campionato più o meno regolare. La prima quarantena due anni fa è stata la più brutta anche perché da atleta abituata ad allenarsi tutti i giorni il restare ferma per mesi è stato un incubo; senti i tuoi muscoli perdere tonicità e forza e non è per niente una bella sensazione. Per questo motivo anche se il campionato dell'anno scorso era irregolare e sono rimasta amareggiata per come si sia concluso, sono contenta di aver potuto giocare", rimarca Francesca che poi aggiunge: "Quando il mio allenatore (Antonucci) ci ha comunicato che avremmo ricominciato come squadra di A2 invece che di A1 (a seguito dell'autoretrocessione che coinvolse anche l'NC Milano poi promossa a giugno), devo dire che sono rimasta un po’ scioccata, e anche rattristata, perché il Rapallo era da anni in A1 ed è sempre stato in alto in classifica; vederci declassare non è stato bello. Devo però ammettere che poi con l’inizio del campionato quella tristezza si è trasformata in voglia di giocare e di tornare a vincere, dimostrare che il nome “Rapallo” avesse ancora un significato importante. Con il passaggio da A1 ad A2 la squadra messa su dall’allenatore era formata principalmente da ragazze più giovani, come me, che hanno avuto l’opportunità di fare molta esperienza e giocare molto di più di quanto avrebbero fatto se avessimo condotto un campionato di A1, e questo è stato il risvolto positivo della situazione".
La scorsa annata è stata in ogni caso formativa sotto molteplici aspetti per la duttile difensore che si è ritrovata anche a dover volare, prima che verso gli Usa, tra i pali...:"All’inizio del campionato abbiamo perso il nostro portiere e siamo dovuti correre ai ripari, così abbiamo chiamato una ex giocatrice del Rapallo che l’ha sostituita, purtroppo a causa del lavoro non poteva sempre essere presente a tutte le partite quindi io e una mia compagna (Cabona in particolare) siamo finite tra i pali. È stata un’esperienza divertente e soprattutto mi ha fatto conoscere una visuale di gioco e del campo che non avevo mai avuto, capisci ancora di più l’importanza di una buona difesa. Voglio pensare che in qualche modo abbia arricchito il mio piccolo bagaglio di esperienze".
Una passione, quella per la Pallanuoto, nata e sviluppata in simbiosi con la famiglia: "La mia passione nasce quasi 11 anni fa, da piccola i miei mi hanno sempre detto che potevo scegliere lo sport che preferivo, ma dovevo imparare a nuotare in ogni caso; così mi hanno iscritta in piscina ai corsi nuoto. Iniziando a frequentare la piscina vedevo le ragazze più grandi allenarsi a Pallanuoto e tra di loro c’era anche mia cugina che ha 6 anni più di me; l’ho sempre vista come una sorella maggiore, volevo fare sempre tutto ciò che faceva lei e così ho deciso di provare anche io, volevo arrivare ad allenarmi insieme a lei. Dal momento in cui ho toccato il pallone per la prima volta poi non me ne sono più staccata".
Da lì è stato un susseguirsi di step intrisi di emozioni e amicizie che vanno ben oltre la vasca, da inserire nell'album dei ricordi: "Se si parla del mio percorso a Rapallo i ricordi sono troppi, ho stretto alcune delle amicizie più importanti che ho; ci sono cresciuta in quella piscina, sarà sempre casa mia. - rimembra - Se però devo scegliere il momento più bello è stato quando abbiamo vinto il campionato Under 19, la sensazione che si prova, per essere capita, bisogna provarla; sentire l’adrenalina che ti scorre nelle vene, le lacrime di gioia che escono senza controllo; spero di riprovare presto quella sensazione, è unica e te la può dare solo questo sport, vedere tutti i sacrifici e le fatiche ripagate. Come ho già detto le ragazze qua mi hanno accolta benissimo e in acqua stiamo costruendo un’ottima chimica, ma la compagna con cui ho legato di più in tutti questi anni è a Rapallo, a lei mi lega non solo una profonda amicizia ma anche un legame particolare in acqua. Siamo le uniche due rimaste del gruppo originale che aveva iniziato a giocare con noi all’inizio e sicuramente il fatto di aver qualcuno così ad allenamento ti aiuta ad andare avanti anche quando pensi di non farcela più".
La palla passa poi di nuovo volgendo lo sguardo al presente e futuro prossimo: "Il sogno più vicino al momento è quello di vincere il campionato MAAC e anche se non sono una persona superstiziosa, non voglio espandermi troppo. - conclude - Guardando più a lungo termine non ho piani specifici, vivo un semestre alla volta, la cosa che so di per certo è che voglio fare più esperienze possibile pallanuotisticamente parlando e non". Piedi per terra e grande voglia di costruirsi con le proprie mani un futuro da protagonista, il sogno a stelle e strisce di Francesca Cò è appena iniziato.
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