

"Il posto fisso è sacro": è il tormentone del film “Quo Vado”, dove Lino Banfi, il senatore Binetto, ripeteva all’impiegato Checco Zalone per convincerlo a tenersi ben stretto il posto nell’ufficio Caccia e Pesca della sua provincia. Convincendolo a tal punto da essere disposto a farsi spedire tra i ghiacci o in uno sperduto villaggio africano, pur di non rinunciare a un posto statale. La sintesi di una mentalità - molto meridionale - secondo, cui entrare in un Ente pubblico coincide con la tranquillità e la stabilità vita. Ed è, forse, anche in parte il ragionamento di chi ha partecipato al concorso Ripam, il famigerato “concorsone” della Regione Campania, che - con toni entusiasti - il presidente, Vincenzo De Luca, aveva annunciato come una panacea che avrebbe dato una svolta non solo sotto il profilo del turn over e dello svecchiamento della Pubblica amministrazione, ma sarebbe stata anche una svolta per i tanti assunti negli Enti regionali. Ed, effettivamente, gli assunti al Comune di Salerno hanno la certezza che mai saranno licenziati; ma si sono ritrovati, nella gran parte dei casi a fare i conti con contratti part time con il risultato che, nei fatti, sono diventati i nuovi precari del pubblico. Nemmeno tanto di lusso considerando che, in molti, arrivano da fuori Salerno (anche da altre regioni) devono far fronte a spese tali per cui, a fine mese si arriva con ben pochi euro in tasca. Altro che serenità del posto fisso, verrebbe da correggere Zalone.
FONTE: La Città
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