

È tutta nei numeri la ragione del fallimento del cosiddetto bando ponte che, in via emergenziale, avrebbe dovuto consentire la riattivazione del servizio di gestione dei parchi (con la riapertura degli spazi di verde negati ai salernitani ormai da settimane) e l’occupazione dei lavoratori che erano impiegati nelle cooperative sociali prima che il servizio fosse sospeso. Numeri che chiariscono come il mini bando con annessa la clausola sociale, in realtà, fosse insostenibile per società di medie dimensioni. Nella vecchia gara d’appalto per un affidamento biennale, venivano messi sul piatto 2,75 milioni di euro per la gestione di nove lotti: parco ex Salid (440.556 euro), Buongiorno, via dei Mille e Arbostella (409.436), del Seminario e villa Bracciante (426.263 euro), del Mercatello (493.968 euro), di via Galloppo, De Crescenzo e Martuscelli (144.846 euro), del Galiziano e di via Carnelutti (218.973 euro), villa Fratte e via Martuscelli (138.287 euro) e via Moscati e parco delle Rose (111.558 euro).
Nel caso del bando ponte, i mesi a gara sono tre e, di conseguenza anche le risorse sono inferiori: tuttavia esiste comunque una sproporzione nello stanziamento delle risorse. Nel caso, i lotti sono cinque (quattro meno delle precedenti aggiudiche): il lotto A ingloba parco del Seminario, villa comunale di Fratte, giardini di via Moscati e parco delle Rose (25.802 euro). Il lotto B racchiude parco Buongiorno e Arbostella, Villa Bracciante, i giardini di via Martuscelli e il parco del Galiziano (27.142 euro). Il lotto C corrisponde a parco del Mercatello (31.234 euro), il lotto D la manutenzione, il verde urbano, le aree scoperte e i giardini di via Galloppo e via Monticelli (26.635), quello E il parco dell’Irno (Ex Salid), i giardini di via dei Mille e via De Crescenzo e l’area verde di via Carnelutti. Un budget troppo ridotto e tempi esigui per consentire a una società di mettere in campo un investimento che ha anche altri costi legati in primis alla clausola sociale che vincola all’assunzione dei lavoratori delle ormai ex coop. Un costo che si aggiunge a quello dei macchinari.
Problema, quest’ultimo che potrebbe essere arginato con l’acquisto, in comodato d’uso, dei mezzi che erano di proprietà delle cooperative. Una strada che, comunque, non ha scongiurato il fatto che la gara avesse esito negativo. Per questo, soprattutto le rappresentanze sindacali, insistono per la strada che porta all’assunzione dei servizi e dei lavoratori nella partecipata “Salerno solidale”. Almeno finché non sarà avviata una gara con una dotazione equa e tempi congrui per consentire un investimento di più ampio respiro.
FONTE: La Città
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