

Una miriade di piccoli affidamenti, quasi sempre effettuati in maniera diretta, per svolgere alcuni servizi a corollario delle attività del teatro Verdi. Sono alcuni degli elementi finiti sotto i riflettori delle forze dell’ordine - in particolare della guardia di finanza e della Squadra mobile della Questura di Salerno - che hanno attenzionato anche la situazione del Massimo salernitano negli ultimi anni affidato alla direzione artistica del maestro Daniel Oren anche in seguito all’esposto presentato nei mesi scorsi dal Meet Up del Movimento 5 Stelle che consegnò un dossier alla Procura di Salerno e a quella della Corte dei Conti oltre che all’Anac denunciando «le anomalie relative ai costi di gestione del teatro municipale, che è l’unica realtà italiana gestita esclusivamente dal Comune, a differenza di altre città che si avvalgono dell’appoggio di apposite fondazioni». E per comprendere cosa si “nasconde” dietro questi “micro appalti” affidati nel tempo, però, basta osservare l’albo pretorio del Comune di Salerno.
Lì, sul portale online della trasparenza di Palazzo Guerra, vengono riportati affidamenti, spese e fatturazioni effettuate negli anni per i servizi prestati dalle ditte. E alcuni sono finiti a delle società i cui nomi sono diventati “famosi” nelle ultime settimane, all’esplosione dell’inchiesta che sta travolgendo e scuotendo i vertici di Palazzo Guerra. Perché la prestazione di manodopera, infatti, è stati effettuata - e pagata - anche dalle coop ritenute far parte del “sistema” che vede in Fiorenzo “Vittorio” Zoccola, l’imprenditore salernitano finito in carcere e poi messo ai domiciliari dai giudici, il suo “dominus” capace - con la presunta complicità di politici e funzionari - di aver “aggiustato” gli affidamenti di alcuni appalti comunali.
FONTE: La Città
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