

Una scelta ponderata. E' quella fatta da Veronica Perna, talentuosa attaccante classe 2000, che dopo l'addio al Css Verona riparte dall'A2. Lo farà sposando l'ambizioso progetto della RN Bologna che ormai da diverse stagioni punta al ritorno in massima serie, sfumato negli ultimi due anni prima per il Covid poi per mano della sconfitta in Semifinale play-off con il Como. "Ho deciso di giocare in A2 quest'anno per prendermi del tempo per l'Università ma anche per me stessa dopo l’anno scorso, - esordisce Veronica ai nostri microfoni - è stata una decisione un po' difficile ma il Bologna l'ha resa facile perchè rispecchia a pieno i miei obiettivi e credo che sia una società seria con tanta voglia di crescere e fare bene e soprattutto con degli obiettivi ben precisi".
Gestire meglio il suo tempo e farlo in una condizione, soprattutto sportiva, di (si spera il più possibile) normalità: "Riprendere il campionato a un ritmo normale è un sogno ad occhi aperti, forse all’inizio sarà anche difficile riabituarsi a giocare tutte le settimane con una partita al week-end senza stop, spero vivamente che non ci siano più blocchi e che questo vaccino sia la soluzione in primis a soffocare del tutto il Covid ma anche per garantire una continuità nella vita come nello sport, senza vivere più nella paura di un’imminente lockdown".
Tornando al recente passato, Verona è stata un'avventura importante e significativa nel percorso umano e sportivo della pescarese, creando legami che vanno oltre la vasca: "Penso che Verona rappresenti per me l’esperienza e il ricordo più bello della mia vita, ero arrivata lì che ero una bambina e ne sono uscita una donna e questo lo devo a tutte le ragazze e all'allenatore che soprattutto durante i due anni mi sono stati accanto e mi hanno fatto crescere sotto l'aspetto sportivo ma soprattutto umano. - sottolinea Veronica - Tutt’ora penso che Verona sia la mia città e infatti spesso vado lì a trovare le ragazze e mia sorella, che si è trasferita da poco lì per inseguire anche lei il suo sogno. Non posso che ringraziare tutti a partire da Krys Alogbo, Giulia Carotenuto, Giorgia Prandini, Giorgia Peroni, Divina Nigro, Elena Borg, Adele Esposito, il tecnico Zaccaria e anche i presidenti e tutte le altre ragazze che insieme hanno preso parte con me ad un’esperienza indimenticabile e che porterò per sempre nel mio cuore".
Dal punto di vista prettamente sportivo, l'esperienza si è conclusa la scorsa estate al termine di un campionato travagliato che nel finale poteva comunque portare ad un colpo di coda chiamato finale prima e terzo posto poi: "È vero, con il Padova abbiamo vinto gara 1 di Semifinale scudetto ed è stato bello vedere per una partita l’entusiasmo sulla faccia della maggior parte delle ragazze perché è stato veramente un risultato inaspettato ma anche lottato. Per il resto non voglio dare la colpa del mancato Scudetto o risultato che ci eravamo prefissate l’anno scorso al Covid, a parer mio penso che siano state tante situazioni che messe assieme ci hanno fatto soccombere invece di emergere, sopratutto per quanto concerne l'unione di squadra. Spero che ognuno, dalla dirigenza alle giocatrici, si sia fatto un esame di coscienza e che invece di puntare il dito verso gli altri lo faccia contro se stesso e pensi a cosa può migliorare per fare meglio nel futuro".
Come detto in apertura, il fattore accademico è stato uno di quelli determinanti per la nuova scelta agonistica della Perna che pone l'accento sul binomio sacrificio-passione: "Conciliare sport/lavoro o studio è veramente difficile, quasi impossibile a volte dopo allenamento specialmente quando ne fai due in un giorno vorresti buttarti sul letto o sul divano ma invece devi far uscire la forza che hai dentro e ogni momento devi ricordarti perchè lo fai. Penso che sia quasi necessario che oltre alla Pallanuoto un'atleta si dedichi al lavoro o allo studio visto che ovviamente questo sport non garantisce una sicurezza economica nel futuro. In squadra ho avuto tanti esempi in questi due anni che mi hanno spronata a cominciare gli studi e a dargli la giusta priorità".
Facendo un salto all'indietro nel tempo: "Ho iniziato la mia carriera sportiva facendo nuoto e non nascondo il fatto che mi piaceva tanto (adesso odio nuotare) poi però l’allenatore di pallanuoto Arnaldo Castelli che allenava mia sorella mi aveva visto in un camp estivo e mi ha fatto “pressing” volendomi a tutti i costi nella squadra. Così, dopo che decisi di fare delle prove con lui, ricordo che rimasi entusiasta non solo di cosa volesse dire far parte di in gruppo ma anche di quanto possa essere bello avere uno spogliatoio o, come lo chiamava Arnaldo, la nostra prima casa. Le giovanili - aggiunge Veronica sfogliando l'album - sono tutte un bel ricordo: dalle mille finali fatte all’europeo con la Nazionale Under 17. Penso che tutte le pallanuotiste debbano vivere quella fase di questo sport dove c’è tanto divertimento ma dove si iniziano a mettere le basi anche per la futura atleta che sarai. Se c’è una compagna che più ha segnato il mio percorso non solo pallanuotistico ma anche umano è senza dubbi Krystina Alogbo, mi ha fatto crescere tanto, mi ha insegnato tanto, mi ha fatto scoprire tante cose di me stessa e soprattutto mi ha insegnato a gestire le situazioni. È una ragazza carismatica e gentile, qualità che hanno contributo a rendere l’atleta e la ragazza fantastica che tutt’ora è. L’avevo vista vedere giocare in tv da ragazzina e subito ero rimasta impressionata dalla sua personalità e dalla sua forza, ma averla accanto come compagna penso sia stato il fattore che più ha contribuito e che ancora contribuisce alla mia crescita. Tutt’ora quando ho un problema è una delle prime persone con cui mi confronto", sottolinea a riguardo dello speciale rapporto con la canadese, un autentico porto sicuro per lei.
Una passione nata e sviluppata anche e soprattutto grazie alla presenza della sorella maggiore, Vanessa, sua prima tifosa: "Mia sorella Vanessa mi ha fatto scoprire il mondo della Pallanuoto, lei lo pratica da molto più tempo di me, ma al contrario mio poche persone hanno creduto in lei, nonostante abbia tante qualità. Io e lei abbiamo giocato pochi anni insieme, ma ricordo che quando la sera, o dopo una partita, una delle due era giù l’altra cercava sempre di consolarla e farle capire cosa invece era andato bene, questo perché non c’è mai stata competizione tra noi due e, anzi, ci siamo sempre dati consigli per la crescita di entrambe".
Vanessa lo scorso anno ha sfiorato la promozione in A2 con il Pescara, ora la compagine femminile dello storico sodalizio abruzzese che tanti talenti ha sfornato negli anni rischia la scomparsa: "Pescara ha una tradizione storica di Pallanuoto, molti giocatori fortissimi hanno preso parte della squadra. Ma Pescara fino a qualche anno fa era sicuramente uno dei club con il più grande vivaio e anche competitivo di Italia, basta pensare che tutte quelle ragazze adesso sono sparse in tutta Italia a giocare campionati di A1 e A2. La femminile dalle ultime notizie che mi sono giunte è morta a Pescara ma penso e spero - continua Veronica - sia solo per poterla rilanciare un domani, ma ciò dovrebbe avvenire dalle giovanili, crescendo le ragazzine a “pane e Pallanuoto“ come siamo state cresciute noi e farle capire quanto questo sport possa essere bello anche se tanto faticoso".
La palla passa poi nuovamente al presente con uno sguardo al futuro: "Sogni nel cassetto ne ho tanti, ho la testa che va sempre a mille, sicuramente ci sono una promozione nella massima serie con il Bologna e una laurea nel futuro, ma nel frattempo - conclude - voglio godermi ogni attimo con la squadra, la famiglia, il mio ragazzo e le amiche senza avere troppa fretta ma con la giusta tempistica". Veronica è nel suo tempo, pronta a prendersi le rivincite e soddisfazioni per cui quotidianamente combatte e dimostra di meritare.
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