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Pallanuoto, l'anno sabbatico di Elena Borg: "Tempo necessario per capire cosa voglio davvero dalla vita. A Verona trovata seconda famiglia"

21/09/2021

Nell'ampio bailamme di cambi di calottina e ritiri estivi in vista del prossimo campionato di A1 femminile c'è anche chi ha deciso di prendersi una pausa. Si tratta di Elena Borg, mancina italo-maltese che dopo aver chiuso la scorsa stagione con la VetroCar Css Verona ha optato per il più classico degli anni sabbatici: "La scorsa stagione è stata molto pesante per me. A febbraio ho perso mia mamma, e appena tornata in Italia sono stata colpita dal Covid, che fisicamente mi ha ammazzato. - confida ai nostri microfoni - Ad aprile abbiamo cambiato allenatore, e Giorgia Prandini e Giulia Carotenuto poco dopo hanno deciso di mollare. Loro due erano non solo le colonne della squadra ma anche le mie. Tanti cambiamenti a cui abituarsi, e in più, inutile nasconderlo, in squadra le cose non andavano per il verso giusto. Tutto questo nel periodo più delicato del campionato. La decisione di prendermi un anno sabbatico è nata da tutte queste cose messe insieme. Il peso del sacrificio è diventato più pesante della mia passione per lo sport, e quando è così è inutile andare avanti. C'è anche da dire che il lutto è un processo lungo, imprevedibile e soprattutto destabilizzante. Ho iniziato a mettere in discussione ogni aspetto della mia vita, anche quello che per me è sempre stata una certezza, come la pallanuoto. In questo momento ho bisogno di respirare aria diversa. Mi prenderò questo tempo per studiare, fare esperienze nuove, dedicare tempo a me stessa e capire cosa voglio davvero dalla vita".

Un'annata particolare condizionata da diversi episodi: "Si, diciamo che per noi il Covid è stata la scintilla che ha acceso il fuoco. Sono emersi tanti problemi che prima erano nascosti sotto la superficie. All'improvviso ci siamo trovate a dover affrontare insieme diverse difficoltà, e purtroppo ci è mancato l'affiatamento nel momento topico. - prosegue Borg - Mettere da parte frustrazioni, tensioni, disaccordi, e problemi personali per lavorare verso un unico obiettivo non è facile. Noi ci abbiamo provato e con il Padova siamo anche riuscite per un attimo, ma senza una base solida nulla regge".

Ma Verona è stata anche foriera di tante soddisfazioni ed amicizie speciali che l'hanno sostenuta nel momento del bisogno: "Mi viene in mente la raccolta fondi avviata da Giorgia Prandini in onore di mia mamma, per una ONLUS contro la violenza sulle donne. Abbiamo raggiunto l'obiettivo di 1000€, che secondo me è pazzesco!  Per quanto riguarda una persona è impossibile menzionarne solo una...Giorgia Prandini e Giulia Carotenuto mi hanno fatto da sorelle maggiori, non solo quest'anno ma da sempre. Quest'anno in particolare se sono arrivata alla fine è grazie a Krystina Alogbo; è stata una spalla a cui appoggiarmi nei momenti di bisogno. Krystina è tra l'altro la compagna di squadra che tutte si sognano di avere, è stato un onore averla come mia. Poi la mia coinquilina e compagna di viaggio di questi ultimi tre anni, Veronica Perna, ormai una sorella per me. A Verona ho trovato la mia seconda famiglia... Mi ritengo davvero fortunata". Inevitabile riallacciarsi anche ai successi sportivi: "Per me il più significativo è sempre la promozione in A1 del 2018. Abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Dietro di noi c'era una comunità intera, tra istruttori, bagnini, genitori, bambini e amici, che si è appassionata a noi quasi per sbaglio. Io credo fortemente che se sia avvenuto un miracolo è grazie a questo. Certo, a parte i mesi di lavoro e sacrificio... ma questo a noi non pesava più di tanto perché insieme ci divertivamo come delle pazze".

Continuando ad aprire l'album dei ricordi, Elena che ha avuto diverse esperienze con il baby Setterosa conquistando anche un Bronzo mondiale a Madeira, torna per un attimo agli albori: "Da piccola facevo nuoto, poi a circa 10 anni io e la mia amica decidemmo di iniziare un nuovo sport insieme. Entrambi i miei fratelli già facevano Pallanuoto. Al tempo a Malta non esisteva una squadra femminile quindi ci allenavamo con i maschi. A dire la verità ho pochi ricordi di questo periodo iniziale, ma da quello che mi dicono, avevo un talento naturale verso questo sport. La passione è nata un po' per caso. Mi divertivo, andare ad allenamento non era mai un peso per me, anzi. Era uno sfogo e una distrazione da tutto quello che c'era fuori. Mi ricordo che vedevo ragazzi che venivano ad allenamento perché costretti dai genitori, e subivano una pressione che era controproducente. Forse la mia fortuna è stata questa; per me era un gioco. Poi sicuramente il talento e la bravura aiuta, e la Pallanuoto mi dava la sicurezza di cui avevo bisogno".

Malta che come testimoniato dai recenti tornei continentali, sta imboccando un graduale percorso di crescita pallanuotistico: "Si in questi anni la Pallanuoto femminile ha fatto dei passi in avanti per fortuna, però c'è ancora tanta strada da fare. Quando ho iniziato io c'era ancora la mentalità che la Pallanuoto fosse uno sport per maschi. Per fortuna questa idea piano piano sta scomparendo. Adesso l'interesse e la volontà da parte delle ragazze c'è, ma manca la struttura, mancano gli allenatori, manca l'interesse da parte delle persone di potere, manca la mentalità sportiva corretta. Per quanto riguarda la cultura dello sport siamo tanto indietro come paese, e per poter andare da qualche parte serve un completo cambio di mentalità". Ed alle più giovani consiglia: "Io ho la fortuna di avere sangue italiano, e questo mi ha permesso di giocare in Italia come italiana e non come straniera, che sarebbe stato più difficile. E poi, diciamocelo, sono mancina e nel mondo della Pallanuoto tutto è più facile se sei mancino! Ma a parte queste due fortune, il mio consiglio sarebbe di scegliere sempre ciò che ti fa più paura. Ti fa paura andare a boa? Vai a boa. Ti fa paura tirare e sbagliare? Tira. Ti fa paura allenarti con la prima squadra? Ti fa paura fare un'esperienza all'estero, via da casa? Falla!
A Malta manca la disciplina, quindi il consiglio che dò alla ragazza maltese è di imparare l'autodisciplina, e di sfidare se stessa ad ogni allenamento. Poi, se posso permettermi, consiglierei ai genitori di non intromettersi nella vita sportiva del proprio figlio/a", sottolinea con maturità e saggezza.

L'anno sabbatico le sarà utile anche per tuffarsi a capofitto nella vasca dello...studio: "Conciliare attività sportiva e studio non è facile, il trucco sta nel non cedere alla stanchezza e alle distrazioni, e per fare questo serve tanta autodisciplina, ma anche forza di volontà e determinazione. Purtroppo io ci ho messo 2 anni (di Università e Pallanuoto) per imparare bene la gestione del tempo. La scorsa stagione ho condiviso la stanza con Divina (Nigro); lei studia medicina veterinaria, e vedere da vicino come gestiva il suo tempo tra allenamento e studio è stato stimolante per me, e spesso senza saperlo mi motivava a mettermi sui libri".

Guardando al futuro: "L'obiettivo è di fare ciò che mi rende felice. - conclude Elena - Il sogno è di lasciare un segno". L'auspicio è che possa riuscirci tornando anche a sfornare giocate dal sapore d'acqua clorata con il suo mancino.

Davide Maddaluno - Sport - - Vai alla Home

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