

Il colore blu ci fa inevitabilmente pensare al cielo, a cui i nostri sguardi tendono in cerca di serenità, o al mare, l'infinità di acqua che ci dona quiete e armonia con noi stessi. Il blu è il più freddo dei colori primari, domina il senso dell’udito ed è abbinato all’orecchio, ma non è solo con l'orecchio che si fa ascoltare l'ultimo album del grande artista cavese Igor Caiazza.
"Blu", infatti va "sentito" con tutti i sensi in allerta, perchè solo in questo modo si può coglierne l'essenza: la riscoperta della semplicità. Non a caso questo album, prodotto da una delle etichette di spicco del panorama jazz "Abeat Records", è stato volutamente scritto con melodie e armonie essenziali e di facile accesso. Gli otto brani che lo compongono, inoltre, non si possono definire puramente jazz, perchè, pur avendo una indubbia struttura jazzistica, ed essendo interpretati da musicisti jazz, hanno l’aspetto di una canzone, di una musica più popolare, per soddisfare il forte senso di libertà dell'artista rispetto ai rigidi canoni delle classificazioni tra i generi musicali.
Significativa l'affermazione del musicista "L'arte è di tutti", con la quale esprime il desiderio di superare l'inutile distinzione tra generi musicali "popolari" o "di nicchia". Questi ultimi, tra cui il jazz e la musica classica, non hanno bisogno di arroccarsi, allontanandosi quindi dal pubblico, per diventare un'élite. L'arte, in questo caso la musica, è "condivisione".
Il musicista ha realizzato questo album con grandissimi artisti del jazz, oltre che suoi amici, quali: Fabrizio Bosso (tromba), Javier Girotto (sax), Giacomo Riggi (harpejji), Gabriele Evangelista (contrabbasso), Amedeo Ariano (batteria), ma, pur essendo l'autore di ogni singolo brano, e pur trattandosi di un album che porta il suo nome, non pecca mai di protagonismo, ma anzi, con il tocco leggero e sublime del suo vibrafono, si amalgama perfettamente agli altri strumenti, favorendone, altresì, la libertà esecutiva, proprio come in un'orchestra, dove la performance individuale è utile soltanto in funzione dell'insieme.
Ascoltato nel suo insieme, l'album assume le vesti di un viaggio interiore o anche di un incontro con una persona o un'entità sconosciuta (probabilmente la stessa pace, che il colore blu, per l'appunto, è capace di donare), inziando con le intriganti melodie del "L'attesa" e terminando con il guizzo di allegria e spensieratezza di "Un brindisi all'amicizia". In questo passaggio si avverte a chiare note la straripante capacità artistica del musicista, la cui vena è indubbiamente potente, tale da rompere gli argini e da non potere essere incanalata in un genere musicale preciso, perchè semplicemente non ha bisogno di un'etichetta, arriva dirompente. Ciò basta a chi l'ascolta.
Igor Caiazza è un compositore e arrangiatore, percussionista classico e vibrafonista jazz. Lavora dal 2008 al Teatro Alla Scala di Milano. Dopo sei anni come principale percussionista della Mahler Chamber Orchestra (Claudio Abbado), attualmente è un artista indipendente, Endorser per Zildjian Cymbals Company e Yamaha Music Europe. Ha collaborato con la Philhamonia Orchestra di Londra, Orchestre de l'Opéra National de Paris, Orchestre National De France, Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, Wiener Symphoniker, Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Orchestra della RAI a Torino, Orchestra dell' Arena di Verona e Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli. Ha suonato nei più prestigiosi Teatri del mondo con Claudio Abbado, Pierre Boulez, Lorin Maazel, Riccardo Muti, Valery Gergiev, Sir John Eliot Gardiner, Daniele Gatti, Myung-Whun Chung, Antonio Pappano, Placido Domingo, Josè Carreras, Andrea Bocelli, Stefano Bollani e molti altri. Ha, inoltre, collaborato con artisti quali: Rondò Veneziano, Mika, Zucchero, Alessio Boni, Elio, Nicola Piovani, Tullio De Piscopo. È stato insegnante di Percussioni in prestigiose accademie e orchestre e ha tenuto Masterclass al Conservatorio di Salerno.
Il suo sangue salernitano gli fa amare il mare, quello delle nostre terre, verso il quale si rifugia, al rientro dai suoi tour, in cerca di quella sensazione di serenità dell'infinito "blu" e di "tornare bambino", come lui stesso afferma. Forse è proprio questa comunione con la sua parte "fanciullesca" a donargli una tale grandezza artistica, fatta esclusivamente di condivisione (e non protagonismo) della musica, di semplicità e genialità.
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