

Chiusa una porta, si apre un portone. Un detto che ben si addice all'esperienza che si appresta a vivere Divina Nigro, estremo difensore reduce da tre intensi anni alla VetroCar Css Verona in cui ha avuto modo di dimostrare le proprie indiscutibili qualità tecniche e umane. La giovane cosentina (foto Simone Ravina) inizierà il prossimo 25 agosto una nuova avventura sportiva, andando ad indossare la calottina numero 1 (o magari 13 anche per rievocare bei ricordi) del Lille, campione di Francia in carica e già qualificato al primo turno di Euro League, la Champions al femminile targata Len. Lo farà abbinando la nuova sfida pallanuotistica alla conclusione di un percorso accademico di spessore che la porterà a preparare la tesi a Parigi prima di far rientro in Italia per il tirocinio: "E' per questo motivo - confida Divina in esclusiva ai nostri microfoni - che resterò qui almeno fino a Gennaio per concludere la prima parte di campionato poi sarà tutto un work in progress che dipenderà dall'evolversi del torneo a quelli che saranno gli impegni professionali, senza dimenticarci l'incognita che permane legata al Covid. In ogni caso mi piacerebbe giocare anche le fasi finali e competere per il titolo".
Sarà la prima esperienza all'estero per il portiere che dopo gli esordi con il suo Cosenza, si è poi divisa tra Pescara, Milano e Verona: "Certo, mi avrebbe fatto piacere giocare in Grecia viste le radici elleniche di mia madre ma per ora va bene così - continua - dopo 8 anni in Italia è giunta l'ora di respirare aria nuova. Sono un po' 'spaventata' ma allo stesso tempo contenta e stimolata ad affrontare questo cammino, soprattutto perchè collima con i risultati dei sacrifici universitari che mi hanno consentito di chiudere in pari con gli esami (e i relativi moduli), completando con successo l'ultima sessione. Ed ovviamente fiduciosa che le varie componenti s'incastrino nel verso giusto".
Inevitabile un'ultima parentesi legata al triennio in Veneto: "A Verona sono cresciuta umanamente e sportivamente, soprattutto nell'ultimo anno condizionato dal Covid mi sono resa conto di come e dove lavorare per superare limiti caratteriali ed emozionali di gestione delle partite. Gara 3 di Semifinale con il Padova è stata un esempio, mi sono fatta travolgere dalla tensione: è stata un'ottima palestra, sono pronta a misurarmi con più forza e carattere in questa nuova dimensione. Il ricordo più bello? Sempre con Padova, la vittoria del mio primo anno in cui, nonostante il valore dell'avversaria, gettando il cuore oltre l'ostacolo e con la mentalità giusta abbiamo preso realmente consapevolezza che Verona non sarebbe stata una comparsa in A1 ma una realtà che poteva solo consolidarsi. Purtroppo la seconda parte dell'ultimo campionato è stata segnata da tanti episodi, il cambio tecnico ha influito così come innegabilmente l'addio anticipato di due perni della squadra e dello spogliatoio come Prandini e Carotenuto. Nelle fasi finali è mancata quella compattezza che fino al campionato precedente è stato il nostro segno distintivo, quello di una squadra diversa, in grado di colmare il divario tecnico con le avversarie più quotate con la forza del collettivo. Mi rammarica non essere riuscita a trasmettere come avrei voluto quel senso di appartenenza alle ultime arrivate ma nel complesso il bilancio di questi tre anni lo ritengo positivo. Si chiude un ciclo, se ne apre un altro".
A Verona o contro le ex compagne, colei che l'appassionata tifoseria scaligera ha ribattezzato l' "acchiappasogni" potrebbe tornare a giocare da avversaria in Europa...: "Preferirei di no - conclude sorridendo - almeno non subito. Sarei inghiottita dalle emozioni". Bonne chance, Divina!
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