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Alessandro Zan a Giffoni: "Battaglia dura ma legge sarà approvata, Paese molto più avanti del suo Parlamento"

30/07/2021

C’è un Paese che è molto più avanti del suo Parlamento. Quel Paese è l’Italia. La questione è quella della tutela dei diritti civili. Una battaglia contro le discriminazioni di cui Alessandro Zan, deputato veneto del Partito Democratico, ne è diventato simbolo. Oggi il suo incontro nell’ambito di #Giffoni50Plus. Le domande dei ragazzi della IMPACT! sono tutte per il suo disegno di legge relativo ai crimini d’odio, un testo che nasce per colmare una grave lacuna, culturale prima che legislativa, che relega l’Italia agli ultimi posti in Europa sul terreno dell’inclusione sociale. Il testo rischia di impantanarsi nella palude parlamentare. E’ fermo al Senato sotto i colpi di un feroce ostruzionismo che non consentirà l’approvazione entro l’estate, come inizialmente ci si aspettava. Sarà necessario arrivare a settembre e, con ogni probabilità, si dovrà assistere al ritorno alla Camera dove il provvedimento è stato licenziato, non senza difficoltà, lo scorso novembre.

Alessandro Zan parte esprimendo la sua emozione: “Sin da bambino – ha detto - sento parlare di Giffoni. Lo vedevo in tv. Sono felicissimo di essere qui con voi”. Gli fa eco il direttore Claudio Gubitosi: “Lui – dice – è un giffoner. Impersona perfettamente il nostro spirito”. Poi si entra nel vivo del dibattito. Zan non si sottrae a nessuna sollecitazione e risponde in maniera puntuale. “L’Italia è in fortissimo ritardo su questi temi – così inizia il suo intervento – è l’unico grande Paese europeo che non si è dotato di una legge contro i crimini d’odio.  Voglio chiarire: il ddl Zan non è una legge che tutela le minoranze, è una legge che tutela tutti contro ogni forma di discriminazione. Le donne in Italia sono in cima alla piramide d’odio, ad esempio. C’è una direttiva europea del 2012 alla quale tanti Paesi in questi anni si sono adeguati. L’Italia non l’ha fatto. Come noi ci sono Paesi come la Polonia o l’Ungheria che non sono proprio esempi di civiltà giuridica”.

Il rischio è l’affossamento, lo dice senza mezzi termini Alessandro Zan: “Il testo – dice – è fermo al Senato perché molti senatori hanno presentato degli emendamenti. Se dovesse essere modificata al Senato, la legge dovrà tornare alla Camera ed il rischio è il binario morto. Il primo tentativo è stato fatto nel 1996, poi altri cinque tentativi falliti e questo è il sesto. Capite bene il mio senso di angoscia”. Eppure, si tratta di una legge di cui l’Italia ha davvero bisogno, spiega Zan: “Ogni giorno – ha detto - ci sono episodi frequentissimi di violenza e di aggressione. Una legge non risolve tutti i problemi, certo, ma darebbe il là ad una rivoluzione culturale. Significherebbe che lo Stato non accetta che nessun cittadino possa essere discriminato per ciò che è. Sarebbe un messaggio fortissimo e darebbe una svolta ad un Paese con sacche di patriarcato e di sessismo molto forti. Si farebbe un salto di qualità davvero importante”. Il ddl Zan è molto atteso, in particolare dai giovani: “Le nuove generazioni – ha detto il deputato - sono molto attente a questi temi. Nella politica italiana, invece, i diritti civili vengono considerati quasi come un corollario. Al contrario sono la cartina di tornasole dello stato di salute di un Paese. Laddove i diritti vengono riconosciuti tutti si sentono parte della comunità. Laddove tutti hanno le stesse opportunità si va insieme verso una direzione positiva. Non è un caso che si viva meglio dove vengono riconosciuti i diritti civili. Il fatto che rispetto al ddl Zan il dibattito sia molto acceso da un lato dimostra l’arretratezza – perché se si ascoltano alcuni senatori sembra di essere in Polonia – ma dall’altro lato si capisce quanta attenzione ci sia da parte dei giovani, della generazione Z. Riuscirete a cambiare il mondo, di questo ne sono certo, da Giffoni e non solo da qui”.

Zan sa di dover adesso difendere con i denti il Ddl che porta il suo nome perché la dinamica parlamentare non lo condanni a morte: “Viviamo dentro una specie di schizofrenia parlamentare – ha spiegato - Abbiamo costruito un testo condiviso dove l’articolo 4 non c’era perché non è nient’altro che l’estensione a tutte le altre ipotesi discriminatorie di un articolo già vigente. Una parte del Parlamento, in particolare i parlamentari di estrazione cattolica, è preoccupata che questo articolo possa limitare la libertà di espressione delle persone. Io non lo avrei messo ma nella mediazione parlamentare si deve arrivare ad un punto di incontro. In tutte le mediazioni, però, il limite è rappresentato dalla dignità delle persone che non può essere lesa così come non ci possono essere discriminazioni in una legge che vuole essere anti discriminatoria.  Ora al Senato si sostiene che l’articolo debba essere tolto. Con i senatori vicini mi sono arrabbiato. Con gli emendamenti si corre il rischio di riportare la legge alla Camera. Abbiamo poco tempo per approvarlo. Ci sarà il Recovery, ci sarà la sessione di bilancio, le sedute comuni per l’elezione del Presidente della Repubblica. Insomma, non c’è tanto spazio”.

La tecnica è nota ed è quella dell’ostruzionismo: “Salvini – ha aggiunto Zan – ha detto: troviamo dieci minuti per approvare la legge. Poi però la Lega presenta quasi settecento emendamenti. E’ una contraddizione. La battaglia sarà dura ma credo che ce la faremo. Confido però che ci sia un senso di responsabilità. Il Paese è molto avanti, il Senato meno, ma credo che ci sia la possibilità di farcela. Sarà una battaglia complicata ma possiamo vincerla”. Lo scoglio è culturale, questo è ovvio. Ci sono retaggi da superare: “In questo caso - ha raccontato Zan – non si è mossa la Cei, si è mossa la diplomazia vaticana, con l’obiettivo di far ritirare il ddl perché sarebbe in contrasto con il Concordato. Una cosa iperbolica. Poi il Vaticano ha fatto un passo indietro. Secondo me il problema non è la Chiesa, il problema è lo Stato. Ho apprezzato molto la risposta del Presidente Draghi che ha ribadito come il nostro non sia uno Stato confessionale e che nel nostro ordinamento esistono tutte le garanzie per il rispetto degli accordi internazionali, compreso il Concordato. E’ questa la risposta che deve dare uno Stato laico. Voglio anche aggiungere che dal mio punto di vista una legge che combatte le discriminazioni dà un messaggio cristiano. Poi c’è anche una Chiesa attenta al sociale e che è d’accordo con il ddl Zan, che ne è favorevole all’approvazione”.

L’incontro, molto apprezzato dai ragazzi, si è concluso con la consegna a Zan della Riggiola d’autore di Giffoni. Presente in sala Pietro Rinaldi, presidente dell’Ente Autonomo Giffoni Experience. In rappresentanza dell’amministrazione comunale di Giffoni Valle Piana, il consigliere comunale Vincenzo Cavaliero: “In aula – ha detto – abbiamo approvato una richiesta indirizzata al Parlamento italiano perché si proceda quanto prima è possibile all’approvazione della legge. Sono certo che tra vent’anni questo testo farà ridere i nostri nipoti perché sarà superata”.

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